Prendi un giovane idolo delle teenager, diventato una star in meno di due anni grazie a vampiri e amori impossibili, e trasformalo nell'eroe di turno nell'ultimo action movie. La scommessa, da 10 milioni di dollari, è di quelle impegnative, ma a John Singleton l'impresa è piaciuta. Così arriva Abduction, da oggi nelle sale italiane. Di certo una pellicola attesa dalle ragazzine innamorate di Taylor Lautner, ma uscito con le ossa rotte in patria, massacrato dalla critica e trascurato al box office.
Taylor Lautner è Nathan, un teenager che ha problemi a contenere la sua rabbia e sente la sua vita come non appartenergli. Il suo temperamento aggressivo e la sua frustrazione sono oggetto dell’attenzione della dottoressa Bennett (Sigourney Weaver), che lo aiuta a mantenere l’equilibrio adeguato. Quando però il ragazzo scopre di non essere figlio di Kevin (Jason Isaacs) e Mara (Maria Bello) tutto comincia a diventargli chiaro.
Più che un action movie, Abduction è, a tutti gli effetti, un teen-movie, con pregi, pochi in verità, e difetti del caso. A cominciare proprio dal protagonista che, al momento, nonostante il “fisic du role”, oltre all'agilità di sapersi districare tra Cia e spie dell'Est Europa, tra botte, calci e inseguimenti, mostra ben poche doti attoriali. Stessa sorte per la sua compagna d'avventura Lily Collins, che ci aspettiamo di vedere nel ruolo, decisamente più consono, della candida Biancaneve. A poco servono le performance di due attori con la “A” maiuscola come Sigourney Weaver e Alfred Molina, che non possono, da soli, risollevare le sorti di una storia decisamente povera di idee, a tratti surreale tanto da scatenare, più di una volta, comiche risate.
Un'occasione persa per Singleton, entrato nella storia dell’Academy come il più giovane regista candidato agli Oscar, a 24 anni (Boyz n the Hood - Strade violente), e per lo stesso Lautner, condannato, al momento, a restare legato al fortunato ruolo del licantropo Jacob Black.




