19 Oct
Christine Cristina - Recensione
Scritto da Melania Di Giacomo |
 

La differenza tra un film per il cinema e uno sceneggiato televisivo sta in come lo si guarda per la Stefania Sandrelli regista. E in effetti per vedere al cinema, gradendolo, il sul Christine Cristina bisogna essere alquanto ben disposti. La storia è onesta e la realizzazione, con un budget così limitato (2,5 milioni di euro) da dover perfino centellinare l’uso di campo e controcampo nelle scene di dialogo (per ammissione della stessa autrice), è finanche apprezzabile. Rai Trade ha fatto bene a co-produrre il film, perché è ben al di sopra di tanta produzione che si propina ai telespettatori. Ma sarà senz’altro più gradito a quelli che ai titoli di coda spengono lo schermo piuttosto che a quelli che escono dalla sala.
Il valore del film sta in un messaggio coraggioso, e quanto mai attuale: quanto è difficile usare parole scomode sui potenti! Cristina da Pizzano (Amanda Sandrelli) è una poetessa. Una delle poche donne a cavallo tra medioevo e umanesimo a riuscire a vivere della propria arte. Non lo è da sempre, lo diventa nel corso del film. All’inizio è una madre amorevole, dama decaduta che ama parlare per le rime ai suoi due figli. Cristina ha un solo imperativo: sopravvivere. Per farlo è costretta a vagare tra derelitti e lotte dinastiche in un’insidiosa Parigi, rievocata nei dintorni di Roma e a Cinecittà in un set si seconda mano. Dopo aver toccato il fondo riesce a riemergere vincendo fame, paura e disperazione grazie alla scoperta di un dono che portava dentro di sé senza saperlo: il talento poetico. La sua è una poesia che parla dell’anima semplice delle cose, vicina ai deboli e alle donne, in contrapposizione con la cultura maschile. Uomini sono le due figure che la accompagneranno, due mentori, li definisce la Sandrelli: Charleton (Alessandro Haber), un cantastorie da osteria che la aiuta a conoscere quel mondo degli umili che amerà ascoltare la sua poesia, e il teologo Gerson (Alessio Boni), combattuto tra “l’amore per Cristo e quello per Cristina”. Stefania non vede altre attrici nel ruolo della sua protagonista se non sua figlia Amanda, tanto però più acerba di cotanta madre. Al di là dei protagonisti spiccano due interpretazioni di comprimari. Ad Alessandro Haber riesce benissimo la transizione del suo personaggio da rozzo menestrello ad ardito difensore della controcultura. Mentre a Roberto Herlitzka (prima giudice, poi rettore dell’università) è opportunamente affidata la parabola del film: quanto è nobile un messaggio semplice, diretto e vero piuttosto che uno poetare ben forbito, ma privo di emozione. Eppure se il secondo promana dalla cultura dominante non c’è tenzone.

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