Chloe di Atom Egoyan è un raro esempio di quello che si potrebbe definire un film prevedibile ma non banale. Il torbido rapporto che si instaura fra la bellissima e sfatta moglie gelosa e la bionda prostituta-ninfetta con gli occhi da cerbiatta il cui nome (o soprannome) dà il titolo al film non è privo di spunti e sfaccettature interessanti. Del resto, lo stesso Egoyan – regista fra gli altri anche di Exotica, Il viaggio di Felicia e Ararat – non è nuovo all’esplorazione delle zone d’ombra legate alla sessualità ed alla morbosità femminile. L’interpretazione dei mostri sacri Julianne Moore e Liam Neeson danno senz’altro alla pellicola uno spessore notevole. Anche la splendida Amanda Seyfried non è da meno, e riesce a rendere molto bene l’ambiguità labile e sfuggente del proprio personaggio: le sue espressioni facciali riescono, giocando in sottrazione, a virare in maniera repentina dal sorriso ancora inespresso a stati emotivi indefiniti fra rabbia, paura e circospezione.
Ciò che non convince al meglio è proprio nella sceneggiatura. Il patto scellerato che si instaura tra le due donne (o meglio che la donna propone alla ragazza) si basa su un vizio di fondo che, per non incorrere in spoiler, ci si potrebbe limitare a definire “sospetto” fin dall’inizio. L’ultima parte del film risulta così la conferma di ciò che uno spettatore più attento potrebbe aver ragionevolmente ipotizzato essere lo sviluppo più logico o atteso. Nonostante questo, tuttavia, per tornare all’asserto iniziale, i rapporti ed i giochi psicologici che muovono i personaggi sono affrontati con un certo garbo, e spesso le reazioni emotive e comportamentali che seguono i momenti di epifania non sono quelle che ci si aspetterebbe. Per queste ragioni, Chloe risulta essere un film comunque intenso. Magari parzialmente irrisolto ma almeno non troppo conciliante. Forse gli avrebbe giovato un finale meno shakespeariano e simbolico, ma probabilmente non avrebbe comunque cambiato il suo problema di fondo.
Ciò che non convince al meglio è proprio nella sceneggiatura. Il patto scellerato che si instaura tra le due donne (o meglio che la donna propone alla ragazza) si basa su un vizio di fondo che, per non incorrere in spoiler, ci si potrebbe limitare a definire “sospetto” fin dall’inizio. L’ultima parte del film risulta così la conferma di ciò che uno spettatore più attento potrebbe aver ragionevolmente ipotizzato essere lo sviluppo più logico o atteso. Nonostante questo, tuttavia, per tornare all’asserto iniziale, i rapporti ed i giochi psicologici che muovono i personaggi sono affrontati con un certo garbo, e spesso le reazioni emotive e comportamentali che seguono i momenti di epifania non sono quelle che ci si aspetterebbe. Per queste ragioni, Chloe risulta essere un film comunque intenso. Magari parzialmente irrisolto ma almeno non troppo conciliante. Forse gli avrebbe giovato un finale meno shakespeariano e simbolico, ma probabilmente non avrebbe comunque cambiato il suo problema di fondo.Articoli dello stesso autore:
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