ATTENZIONE: se seguite Lost ma per qualche motivo non siete ancora riusciti a guardare le puntate in questione NON continuate a leggere: questo articolo contiene spoiler sulle puntate appena trasmesse dalla ABC!Ogni apertura di ogni stagione di Lost ha sempre lasciato il segno (ad eccezione forse della quarta stagione, la meno indimenticabile del lotto): gli occhi di Jack, Desmond e Juliet (tutti e tre, in quei momenti, al loro debutto nella storia) e il sorprendente risveglio del dottor Pierre Chang sono tra le scene più belle dell'intera serie. La sesta decide di partire tra le nuvole, in un contesto apparentemente familiare, seminando tracce d'inquietudine polanskiana - un passeggero "inspiegabile", una ferita sul collo, altri piccoli dettagli che non tornano - fino al vertiginoso carrellone digitale che ci fa piombare in fondo all'oceano. Partenza col botto: Lindelof, Cuse e tutti gli altri scrittori paiono già in forma mondiale.
Le prime puntate della sesta stagione, per stessa ammissione degli autori e della produzione, hanno il compito di rimestare vieppiù le acque, introducendo ancora nuovi personaggi e incasinando ulteriormente il già nebuloso plot. Sembra comunque già chiaro che la stagione procederà su due piani narrativi paralleli: le vicende dei Losties regolarmente atterrati a Los Angeles il 22 settembre 2004, e le loro avventure sull'Isola, nel 2007, dove sono tornati dopo l'esplosione della bomba. Svolgendo un breve tour tra i vari forum di adepti è possibile individuare due teorie contrapposte, ugualmente affascinanti, alla luce dei recentissimi sviluppi:
1) l'esplosione della bomba H, avvenuta come sappiamo nel 1977 per opera di Juliet, ha innescato un universo parallelo alla Donnie Darko, alternativo a quello che abbiamo conosciuto nelle precedenti cinque stagioni: nel 2004 l'Isola è affondata e i nostri eroi atterrano tranquillamente all'aeroporto di Los Angeles, vivendo esistenze in alcuni casi all'apparenza identiche (Kate è sempre in manette, Locke è sempre sulla sedia a rotelle, il padre di Jack è sempre morto a Sydney...), in altri casi ben diverse (Hurley si dichiara candidamente "l'uomo più fortunato della Terra", Boone non riesce a convincere Shannon a ripartire con lui, e Desmond, colui che aveva innescato l'incidente aereo... boh!). Parallelamente, l'Isola è sopravvissuta all'esplosione e i nostri eroi sono stati catapultati nel 2007, entrano per la prima volta nel Tempio, assistono alla morte di Sayid e alla sua "resurrezione", mentre a qualche chilometro di distanza, dopo la morte di Jacob, si consuma la sfida finale tra l'Uomo Nero e Richard Alpert. Ci sarà, più avanti, un qualcosa che congiungerà questi due mondi paralleli.
2) nessun universo parallelo, Lost sta continuando a seguire la logica dei flashback e dei flashforward. Le immagini del volo Oceanic 815 che atterra a Los Angeles sono il vero finale di Lost: quanto segue (che scopriremo a poco a poco nei prossimi episodi) sono le ultime scene in ordine temporale della serie. Nel 2007 i Losties, sopravvissuti all'esplosione della bomba, riusciranno a trovare un modo per "azzerare" l'Isola e quanto successo fino a quel punto (ciò che abbiamo visto nelle precedenti cinque stagioni), tornando a casa e riportando in vita tutte le persone che sono morte sull'Isola o a causa di essa. Questo "modo" è appunto il tassello mancante del puzzle: del resto, il titolo dell'episodio non è "LAX" (sigla dell'aeroporto internazionale di Los Angeles) ma "LA X". Quello spazio bianco è dunque l'anello di congiunzione tra i due diversi piani temporali.
Un'altra certezza è che in John Locke - il cui corpo giace senza vita sulla spiaggia - si è reincarnato il misterioso Uomo Nero che avevamo visto discorrere sulla spiaggia con Jacob nell'ultimo episodio della quinta stagione. Quest'entità maligna, come il diavolo, esiste in molte forme, come ad esempio il fumo nero che stritola gli uomini di Richard sotto la statua, risparmiando il solo Ben (come aveva già risparmiato Locke, quando era ancora vivo, ritenendolo "l'unico che non voleva abbandonare l'Isola"). L'unico modo per ostacolare l'azione del fumo nero è rinchiudersi all'interno di un cerchio di cenere: a ulteriore prova della lungimiranza degli autori di Lost, la cenere era già presente attorno alla casa di Jacob già nella terza stagione.
E Jacob, appunto? In questi mesi gli autori hanno ripetuto che è morto, punto; è morto e non tornerà in vita. Oppure no? La miracolosa resurrezione di Sayid in coda al secondo episodio sarebbe di dubbio gusto, se si trattasse del vecchio Jarrah e non di Jacob che si è impossessato del corpo del simpatico torturatore iracheno... Staremo a vedere.
Ci sembra, in definitiva, sempre il solito vecchio Lost: la risposta a un mistero innesca un mistero più grande, fino a raggiungere le estreme conseguenze e a interrogarsi sulla fede, sul tempo e sullo spazio. Il conto alla rovescia verso l'ultima puntata (il cui titolo non è ancora stato reso noto) fa anche salire un altro tipo di attesa: dove sarà caduta la scelta degli scrittori per l'ultima scena dell'ultima puntata? Quale sarà, insomma, l'ultimo mistero a cui verrà data una spiegazione? Dalle risposte a queste domande si parrà la nobilitate dell'intera serie: geniale opera audio-visiva o un semplice rompicapo ingegnoso ma fine a sé stesso? Si può provocatoriamente affermare che la cifra artistica dell'intera serie sarà determinata da come verrà risolto il primo mistero comparso in Lost in ordine cronologico: a chi appartiene quella scarpa bianca che si vede al minuto 2:01 dell'episodio pilota, e com'è finita tra quei rami? Non occorre che sia una risposta cruciale ai fini della serie; anzi, meglio che sia qualcosa di marginale, declinato in tono ironico o poetico, tenuto magari come ultima scena, a giochi ormai fatti. A pensarci bene, un finale ideale poteva essere il dialogo tra Locke e Jack che si vede nel pre-finale del secondo episodio: la bomba ha cancellato gli antichi rancori, e, visto che "nothing is irreversible", Jack gli promette di rimetterlo in piedi. Ma è ancora presto per i titoli di coda.
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