L'accecante esplosione della bomba H che aveva ufficialmente chiuso la quinta e penultima serie di Lost nascondeva in sé il germe di un inquietante cambio di prospettiva, simboleggiato da un'inversione cromatica: mentre tutte e centodue le puntate precedenti si concludevano con la scritta "LOST" bianca su sfondo nero, l'ultima terminava con la stessa scritta nera su sfondo bianco. La fatidica apparizione del deus ex machina Jacob al fianco di un misterioso MIB (Man in Black, secondo la nomenclatura ufficiale) rinsaldava la teoria dei colori ("Two players, two sides. One is light, one is dark", ammoniva del resto John Locke già alla seconda puntata, insegnando il backgammon al piccolo Walt) e sembrava fatta apposta per profetizzare l'imminente ribaltamento dei ruoli: i "buoni" diventeranno "cattivi", e viceversa. Oppure...Si parla dunque di Lost, forse la punta di diamante dell'esercito di telefilm e serie tv che ha invaso le nostre vite nell'ultimo decennio. Da mesi i suoi adepti hanno cerchiato in rosso sul calendario la data di oggi, 2 febbraio 2010: prende il via sulla ABC la sesta e ultima stagione, quella che sì, porrà davvero fine ai misteri e alle congetture (perchè, come giurano solennemente i suoi creatori Damon Lindelof e Carlton Cuse, ogni risposta ad ogni dubbio è già contenuta nel primo episodio della prima serie); diciotto episodi, e poi basta. E' del tutto inutile qualsiasi tentativo di anticipare o dedurre il finale dei finali, nonostante in rete circolino da mesi migliaia di teorie sovrapposte o contrapposte, furbescamente alimentate dalla stessa produzione che diffonde foto di scena o trailer della serie che conterrebbero indizi cruciali, fino ai più classici espedienti da viral marketing: in "Flashforward", altra serie action-fantasy che la stessa ABC sta trasmettendo dallo scorso settembre, si scorge a un certo punto una pubblicità della Oceanic - la compagnia aerea che ospita il fatidico volo Sydney-Los Angeles - in cui si vanta un "record di voli sicuri"... e se dunque l'incidente non fosse mai avvenuto? Eccetera.
Del resto, si sa, un bel gioco dura poco. Ecco il segreto: un telefilm con la data di scadenza, che duri anche millemila puntate ma che abbia, un giorno o l'altro, una fine. Quando avete in mano un giallo, se ovviamente sapete resistere alla tentazione di saltare subito all'ultima pagina, l'emozione dell'attesa, il non vedere l'ora che il nodo si sciolga sono superiori a qualsiasi giudizio critico sulla verosimiglianza della storia o sul rispetto delle più elementari logiche di causa-effetto. Da qui il successo di Lost: tutto è funzionale a far andare avanti la macchina infernale, dal disegno dei personaggi (mai particolarmente brillanti, anzi stereotipati il giusto, perchè è così che devono essere) alla scarnezza dei dialoghi (ogni scena contiene essenzialmente informazioni, non c'è mai stato spazio per una digressione o uno svolazzo di sceneggiatura); tutto è giustificato, anche eventuali svarioni, purchè si arrivi al traguardo. Lost è come un puzzle senza immagine sulla scatola: ma i pezzi mancanti stanno diminuendo a vista d'occhio, e questo ci basta per stare tranquilli. Un puzzle 3D: ognuno lo guarda dal lato che più gli aggrada, dal filone "viaggi nel tempo", che parrebbe essersi esaurito, al discorso sugli universi paralleli che non è mai stato ancora ufficialmente aperto (ma le tracce non mancano), dal versante sentimentale (si vociferava di un matrimonio, da celebrare nella chiesa costruita da mr. Eko, chissà...) a quello puramente numerico: perchè, come ha detto Lindelof, la sesta serie sarà piena di numeri, e d'altra parte resta ancora da chiarire il senso di quella sequenza 4-8-15-16-23-42 che tormenta i fan ormai da cinque anni...
Non potrà che essere un successo: anche nel caso - praticamente scontato - che un'ampia fetta di fans urli la propria insoddisfazione per questo conto che non torna o quel dettaglio che non quadra, se ne parlerà. Se ne parla già ora. Lost ha già vinto. Ecco perchè non ci resta che metterci seduti, e spegnere la luce.


