La star de "La vita secondo Jim" apre il Roma Fiction Fest 2011 con una masterclass divertente ed arguta. E dagli USA all'Italia, esalta l'importanza della serialità televisiva
Attore di cinema, star della serialità, comico
istrionico, suonatore di armonica, cantante blues, sceneggiatore e produttore
televisivo. James Adam Belushi, per gli amici Jim, è decisamente
un artista completo, capace sempre di divertirsi e di sperimentare nuove forme
di spettacolo, di divertire e divertirsi con la stessa curiosità ed entusiasmo
degli esordi.
Ed è proprio l’imponente Belushi la star
della prima masterclass tenutasi in questa prima edizione del Roma
Fiction Fest. Nella suggestiva Sala Sinopoli dell’auditorium Parco della
Musica, l’attore ha subito dichiarato il suo immenso amore per il nostro paese.
“Io ADORO l’Italia. Adoro Roma. Ogni occasione di tornare qui la colgo al volo.
Ci ho portato anche tutte le mie mogli!”, scherza. Del resto, oltre
all’importanza del cinema italiano nella sua formazione attoriale, Belushi è
legato a doppio filo al Bel Paese anche dalle sue collaborazioni con
personalità importanti come il produttore Dino De Laurentis e il regista
Francesco Rosi, che aveva voluto la star americana per recitare nel suo Dimenticare
Palermo del 1990. Ma l’attore ricorda anche la sua cittadinanza onoraria in
Albania, dovuta ai natali albanesi di suo padre. Un altro legame forte con
l’Europa, sebbene lo stesso Belushi riconosca come la situazione del suo paese
di origine siano molto difficili. “Mi hanno trattato come Elvis Presley”, racconta.
“Del resto, ci sono solo tre albanesi famosi: Madre Teresa, John [Belushi,
defunto fratello dell’attore N.d.A.] ed io. E gli altri due sono morti!”.
L’incontro con Belushi è stato aperto
dalla proiezione di un episodio natalizio tratto da La vita secondo Jim,
la sit-com Touchstone che ha impegnato l’attore per ben 8 anni. Una puntata dal
ritmo molto serrato, dove il burbero personaggio interpretato da Belushi è
intento in uno dei suoi soliti capricci d’orgoglio misantropici. “Io amo la
televisione”, afferma deciso l’attore, che più volte ha confessato di aver
trascorso con La vita secondo Jim gli 8 anni più belli della sua carriera. “Amo
anche il cinema, ma credo che la tv adesso sia al suo massimo. La tv rimane il
luogo in cui i grandi produttori ed autori riescono ad esprimersi al meglio”.
Il riferimento è agli ottimi telefilm degli ultimi anni e ai network più
coraggiosi ed interessanti della produzione seriale via cavo come la HBO e
Showtime. Fra i titoli preferiti da Belushi, anche l’ex tormentone Lost,
gli storici I Tudor e I Borgia, l’inquietante Dexter e il
sottostimato (almeno da noi) Sons of Anarchy. Egli stesso è stato, oltre
che interprete, anche produttore e autore de La vita secondo Jim.
Il successo della serie gli ha infatti permesso di avere maggiore peso nelle
scelte del network e di dare un’impronta più personale allo show. “La cosa più
bella della tv via cavo è che non deve esserci per forza un grandissimo
pubblico. Ogni serie ha la sua nicchia”.
Lo stesso entusiasmo che Belushi mostra
discutendo di tv sembra animarlo anche nel parlare del Roma Fiction Fest, in
quanto kermesse dedicata proprio a celebrare la categoria delle produzioni televisive.
“Penso che questo festival rappresenti un modello anche per gli USA perché la
tv è davvero al massimo livello, in questo momento storico”. Ovviamente
l’attore ha come riferimento principale la ricca produzione americana, quasi
sempre di qualità e dai contenuti originali. Ma di quella nostrana ammette di
non conoscere nulla, se non Colpo Grosso (lo show senza veli condotto da
Umberto Smaila dalla fine degli anni 80), reminiscenza della sua
trasferta italiana del 1990.
Con la sua verve irresistibile e la contagiosa
simpatia nel raccontare aneddoti del suo passato, tra liti con agenti e
smargiassate adolescenziali, la star si è infine esibita in una breve ma
energica esibizione musicale, in cui ha suonato la sua inseparabile armonica a
bocca e cantato un arzillo blues. Del resto, per “Zee Blues Brother” della Blues
Brothers Band, forse non poteva esserci congedo migliore.
Attore di cinema, star della serialità, comico istrionico, suonatore di armonica, cantante blues, sceneggiatore e produttore televisivo. James Adam Belushi, per gli amici Jim, è decisamente un artista completo, capace sempre di divertirsi e di sperimentare nuove forme di spettacolo, di divertire e divertirsi con la stessa curiosità ed entusiasmo degli esordi.
Ed è proprio l’imponente Belushi la star della prima masterclass tenutasi in questa prima edizione del Roma Fiction Fest. Nella suggestiva Sala Sinopoli dell’auditorium Parco della Musica, l’attore ha subito dichiarato il suo immenso amore per il nostro paese. “Io ADORO l’Italia. Adoro Roma. Ogni occasione di tornare qui la colgo al volo. Ci ho portato anche tutte le mie mogli!”, scherza. Del resto, oltre all’importanza del cinema italiano nella sua formazione attoriale, Belushi è legato a doppio filo al Bel Paese anche dalle sue collaborazioni con personalità importanti come il produttore Dino De Laurentis e il regista Francesco Rosi, che aveva voluto la star americana per recitare nel suo Dimenticare Palermo del 1990. Ma l’attore ricorda anche la sua cittadinanza onoraria in Albania, dovuta ai natali albanesi di suo padre. Un altro legame forte con l’Europa, sebbene lo stesso Belushi riconosca come la situazione del suo paese di origine siano molto difficili. “Mi hanno trattato come Elvis Presley”, racconta. “Del resto, ci sono solo tre albanesi famosi: Madre Teresa, John [Belushi, defunto fratello dell’attore N.d.A.] ed io. E gli altri due sono morti!”.
L’incontro con Belushi è stato aperto dalla proiezione di un episodio natalizio tratto da La vita secondo Jim, la sit-com Touchstone che ha impegnato l’attore per ben 8 anni. Una puntata dal ritmo molto serrato, dove il burbero personaggio interpretato da Belushi è intento in uno dei suoi soliti capricci d’orgoglio misantropici. “Io amo la televisione”, afferma deciso l’attore, che più volte ha confessato di aver trascorso con La vita secondo Jim gli 8 anni più belli della sua carriera. “Amo anche il cinema, ma credo che la tv adesso sia al suo massimo. La tv rimane il luogo in cui i grandi produttori ed autori riescono ad esprimersi al meglio”. Il riferimento è agli ottimi telefilm degli ultimi anni e ai network più coraggiosi ed interessanti della produzione seriale via cavo come la HBO e Showtime. Fra i titoli preferiti da Belushi, anche l’ex tormentone Lost, gli storici I Tudor e I Borgia, l’inquietante Dexter e il sottostimato (almeno da noi) Sons of Anarchy. Egli stesso è stato, oltre che interprete, anche produttore e autore de La vita secondo Jim. Il successo della serie gli ha infatti permesso di avere maggiore peso nelle scelte del network e di dare un’impronta più personale allo show. “La cosa più bella della tv via cavo è che non deve esserci per forza un grandissimo pubblico. Ogni serie ha la sua nicchia”.
Lo stesso entusiasmo che Belushi mostra discutendo di tv sembra animarlo anche nel parlare del Roma Fiction Fest, in quanto kermesse dedicata proprio a celebrare la categoria delle produzioni televisive. “Penso che questo festival rappresenti un modello anche per gli USA perché la tv è davvero al massimo livello, in questo momento storico”. Ovviamente l’attore ha come riferimento principale la ricca produzione americana, quasi sempre di qualità e dai contenuti originali. Ma di quella nostrana ammette di non conoscere nulla, se non Colpo Grosso (lo show senza veli condotto da Umberto Smaila dalla fine degli anni 80), reminiscenza della sua trasferta italiana del 1990.
Con la sua verve irresistibile e la contagiosa simpatia nel raccontare aneddoti del suo passato, tra liti con agenti e smargiassate adolescenziali, la star si è infine esibita in una breve ma energica esibizione musicale, in cui ha suonato la sua inseparabile armonica a bocca e cantato un arzillo blues. Del resto, per “Zee Blues Brother” della Blues Brothers Band, forse non poteva esserci congedo migliore.