Era il 1994 quando Deborah Kerr vinse l'Oscar alla carriera. Da allora nessuna altra donna ha ricevuto questo prestigioso riconosimento. Dopo oltre 15 anni, dunque, l'Academy Awards torna a premiare una donna (il premio le è stato giò conferito lo scorso 14 novembre) coronando la grande carriera di Lauren Bacall che, benché ottantaseienne, pare sia solo a metà della sua carriera tanta è l'attenzione e l'energia che mette in ogni suo lavoro.
Figlia di madre rumena e di padre polacco, Lauren Bacall, il cui vero nome è Betty Joan Weinstein Perske, nasce a New York il 16 settembre 1924 con il desiderio di diventare ballerina, affascinata dalla visione di grandi artisti quali Fred Astaire e Bette Davis. All’inizio lavora come indossatrice e fotomodella vincendo, nel 1942, il titolo di Miss Greenwich Village. Si iscrive poi all’ American Academy of Dramatic Arts of New York dove conosce gli attori Gregory Peck e Dirk Bogarde. Sulla copertina della rivista Harper’s Baazar viene notata dalla moglie del regista Howard Hawks che, dopo un provino, la scrittura per il suo nuovo film. Acque del Sud (To have and Have not have) del 1944, sotto la direzione di Hawks, segna ad appena diciannove anni, il suo debutto nel cinema e l’incontro con l’amore della sua vita: Humprey Bogart, “Un giorno incontrai mister Bogart. Senza di lui avrei potuto fare più carriera, ma io ho preferito Mr Bogart”. Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine. Negli anni ’40, in pieno clima noir, recita di nuovo in coppia con Humprey Bogart nel capolavoro Il Grande Sonno di Howard Hawks tratto dal romanzo di Chandler. Poi, sempre con lui, ne La fuga (Dark Passage 1947) di Delmer Daves e ne L’isola di Corallo (Kei Largo 1948) di John Huston, simboli di un certo modo di fare film e specchi della società dell’epoca. Qualcosa infatti stava cambiando laddove, nelle atmosfere allucinate e notturne, l’integrità dell’individuo iniziava a sfaldarsi. Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine. Una Lauren Bacall intensa, soprannominata The look per i suoi bellissimi occhi che, seppur giovanissima, riesce perfettamente ad emanare l’atmosfera dell’epoca. La sua bellezza, un po’ algida e un po’ aristocratica, accostata a quella di Marlene Dietrich e di Audrey Hepburn in contrapposizione all’esuberanza coeva di Marilyn Monroe rimane, tuttavia, unica in un’originalità che non si presta ad assimilazioni. Il suo è un fascino del tutto personale, ricco di molteplici sfumature che danno, ad ogni personaggio femminile da lei interpretato, una versatilità non spesso insita in tutte le attrici. Se ne Il Grande sonno interpreta Vivian, una donna dal fascino seducente e conturbante, ne La Fuga si prodiga fino all’ultimo per aiutare un’innocente in fuga di cui si innamora. Frizzante e ambiziosa appare poi nella commedia anni ’50 in trio con Marylin Monroe e Betty Grable in Come sposare un Milionario (1954) e a fianco di Gregory Peck ne La donna del destino (1957) di Vincente Minnelli. Un arco di tempo in cui, la Bacall, oltre che nelle commedie, lavora in molti melodrammi come La tela del ragno (1955) sempre di Minnelli e in Come le foglie al vento (Written on the Wind, 1956) di Douglas Sirk con Rock Hudson. Alla fine del decennio l’attrice lascia per un po’ il cinema dedicandosi al teatro, dove recita, nel 1970, in Applause!, rifacimento musicale del film Eva contro Eva per il quale vince un Tony Award. Per il piccolo schermo lavora nella serie TV Dr Kildare (1961) con Richard Chamberlain, poi nel film The DuPont of the Week (1963) a fianco di Walter Matthau e di nuovo in una serie televisiva, Polvere di stelle (1965) con un ricco cast di star dell’epoca tra cui Fred Astaire, Ginger Rogers, Peter Falk, Ben Gazzarra, Jean Simmons e molti altri. Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine. Ritorna poi nel 1964 con Elettroshock, nei gialli Detective’s Story (1966), Assassinio sull’Orient-Express (1974) e nel western Il Pistolero (1976) con John Wayne e James Stewart per il quale viene candidata ai BAFTA come migliore attrice. Ricompare poi nel 1990 in un famoso film tratto da uno dei romanzi più inquietanti di Stephen King, Misery non deve morire (Misery), dove interpreta il ruolo dell’agente letterario dello sfortunato protagonista. Nel 1996 con L’Amore ha due faccie, commedia sentimentale diretta da Barbra Streisand, ha la sua prima nomination all’Oscar come attrice non protagonista a cui segue il Golden Globe. La Streisand, regista e attrice, interpreta un’ insegnante bruttina e zitella alle prese con l’amore e con una madre, (Lauren Bacall), dal glorioso passato. L’attrice lavora poi in Dogville (2003) e in Birth io sono Sean (2004) a fianco di Nicole Kidman e in Manderlay (2005) per la regia, come il primo, di Lars Von Trier. Nel 1974 scrive la sua prima autobiografia Io, Lauren Bacall (Lauren Bacall by Myself) a cui segue nel 1996 Now. La vita privata di Lauren Bacall sarà segnata da un unico amore, ovvero quello con Bogart, suggellato dal matrimonio nel 1945 (dopo il divorzio di lui dalla prima moglie) e dalla nascita dei due figli Stephen e Leslie. Dopo morte del divo avvenuta nel 1957, la Bacall avrà altri legami sentimentali ma poco fortunati. Lasciata da Frank Sinatra, l’attrice convola a seconde nozze nel 1961, con un altro attore, Jason Robards dal quale avrà un terzo figlio, Sam Robards anch’esso futuro attore. Fallito il matrimonio segue poi una relazione con Len Cariou. Ma insostituibile rimarrà il suo primo amore: “Sono stata così fortunata ad aver sposato Bogie (Himprey Bogart) e ad avere avuto una relazione così fantastica anche se è stata così breve (14 anni)”. Si racconta che Marlene Dietrich si fece togliere due molari per “sfinare” il viso. La Bacall, per mantenere il tono della voce roco e nasale, e dunque sensuale, si dice fumasse sessanta sigarette al giorno. Pare che i produttori, per fargli mantenere quel preciso timbro, la invitassero a bere addirittura frullati di guscio d’uovo. Leggenda o verità? Chissa! Certo è che Lauren Bacall è ormai consacrata a diva indiscussa del firmamento del cinema di ieri e di domani.