In occasione dell’uscita, il 23 Aprile, del nuovo film di Nina Di Majo Matrimoni e altri disastri , incontriamo il cast, la regista e gli sceneggiatori alla Casa del Cinema di Roma. Subito in sala si crea l’atmosfera goliardica che prevedibilmente provoca la presenza di Fabio Volo e Luciana Littizzetto. A presentare il film inoltre, il produttore Beppe Caschetto della Itc Movie.
A Nina : Dopo Inverno e Autunno, i suoi precedenti lavori come autrice, ora la primavera di una Commedia. Come nasce?
“L’intenzione è stata assolutamente quella di concepire una commedia. Che fosse comunque sofisticata, non demenziale, che trattasse soprattutto di argomenti che negli ultimi tempi mi hanno ossessionata. L’idea del Matrimonio e tutte le mie nevrosi intorno a questo tema, le paure che si hanno per l’impegno, il desiderio allo stesso tempo di stabilità che questo giuramento significa. Inoltre la rappresentazione di un ceto sociale in particolare, l’alta borghesia, che critico e che amo allo stesso tempo perché ne faccio parte, perché è da lì che provengo. Ancora poi i rapporti familiari, tra sorelle in particolare, rapporti che ho voluto raccontare per l’importanza che do alla complicità che la sorellanza secondo me sprigiona, seppure in contraddizione con tutta una serie di altri sentimenti. All’inizio l’idea era quella di girare il film a Napoli, sono napoletana, è stato naturale pensare ai luoghi dove sono cresciuta. Purtroppo però quelli a cui risale la preparazione del film erano ancora tempi difficili nella città, per quanto riguarda il problema dei rifiuti e i disordini che poi sono sorti. Dunque abbiamo optato per uno scenario altrettanto magico come quello di Firenze, dove ho tanti amici che mi hanno aiutato, gli sceneggiatori Francesco Bruni e Antonio Leotti sono toscani, Margherita Buy è di Pistoia! Quindi siamo stati contenti ugualmente della location”.
Come mai la scelta di Marisa Berenson?
“E’ stato un piccolo omaggio a Barry Lindon, uno dei film che amo di più. Marisa è un’attrice bravissima e mi è sembrata adatta per il ruolo della madre di un certo tipo: una madre che dà un tocco di internazionalità a questa famiglia. Nel film lei è proprio un’attrice, e quindi necessariamente narcisista, distratta dalla carriera, uno spunto di conflitto all’interno di un nucleo familiare non proprio convenzionale”.
Parliamo adesso del personaggio Alessandro, un trentenne più pragmatico che filosofo, apparentemente superficiale ed ignorante. Chiediamo a Fabio Volo come lo ha vissuto, e come lo giudica.
“Mi è piaciuto subito, un uomo semplice, senza fronzoli, diretto, malleabile: disposto a cambiare a modificarsi, a fare autocritica. E’ un po’ ignorante si, ma è simpatico, ha faccia tosta … “si in effetti è stata molto dura per me assumere queste caratteristiche” (ride).”
Hai scritto cinque romanzi, tutti e cinque ai primi posti delle classifiche di gradimento in questi giorni. Un successo letterario che prediligi, dato che poi non fai tanti film ?
“Io lavoro a Radio Dj, scrivo, appunto ho la fortuna di poter scegliere, nel momento in cui arrivano possibilità cinematografiche interessanti, allora ci provo. Posso anticipare che tra i prossimi progetti c’è quello di unire i due canali di mio interesse, la letteratura e il cinema, proprio perché sto realizzando una sceneggiatura tratta da uno dei miei romanzi Il giorno in più. C’è poi in preparazione un programma televisivo, e sono nel film di Lucio Pellegrini Figli delle stelle, sempre prodotto da Beppe Caschetto, che esce a Settembre.
Si definisce un non- attore, un non -scrittore, ecc. E’ rassicurante la non- definizione, ne uscirai mai?
“Non lo vivo sicuramente come un problema, è più un problema degli altri, dell’esterno. Io sono sereno in questa dinamicità di attività, esperimenti. E poi un giorno vedremo verso cosa andrò a soffermarmi”.
Parliamo ora con la protagonista del film, Margherita Buy, nel ruolo di Nanà. Una donna riservata, sulla cui sfortuna in amore si ironizza molto, ma in fondo seducente. Possiamo identificarla come una svolta sexy? E ancora, lei è in nomination ai David per un ruolo del tutto diverso, drammatico (Lo spazio bianco di Francesca Comencini). E’ difficile ottenere riconoscimenti con ruoli leggeri di commedia, secondo lei come mai?
“Non lo credo affatto. Credo che il personaggio che appare nella commedia brillante possa benissimo essere apprezzato e ritenuto di un certo spessore, poi sono soltanto in nomination per adesso, probabilmente vincerà un’altra collega, magari proprio per una commedia. Per quanto riguarda la svolta sexy, dubito di poter mai trasmettere un certo tipo di appeal (ride)”.
Un ruolo mai fatto e che le piacerebbe interpretare?
“Mi piacerebbe lavorare in un film di genere, un film Horror. Un’esperienza a cui penso e che non è arrivata ancora”.
Per Luciana Littizzetto, due parole sul suo personaggio: Benedetta, l’amica della protagonista che resta sempre un po’ in ombra, sola e desiderosa a tutti i costi di un compagno.
“Il personaggio di Benedetta è lontano anni luce da me, ma molto simile ad amiche o a persone che ho incontrato. E’ una donna appunto rimasta sola dopo il divorzio, con un figlio adolescente ingestibile, e che fa letteralmente di tutto per conquistarsi un compagno, accontentandosi, scendendo a compromessi, senza più l’autenticità delle emozioni, ma solo con la paura di restare da sola sempre”.
Prossimi impegni lavorativi.
“Proseguiamo con Fabio Fazio su Raitre “Che tempo che fa” fino a fine stagione; continuo a condurre un programma in Radio Dj, e in estate partono le riprese di una fiction in onda in autunno su RaiUno “La scuola”. In fine anche insieme a Francesca Inaudi è ancora in fase di ripresa il nuovo film di Brizzi”.



E’ bastato aspettare tempi migliori, emancipati e disincantati, induriti ed abituati al peggio, per godere del “sollievo” di uno humor scanzonato e “classico”, reduce da un equivoco trentennale. Questo in sostanza ciò che ci racconta Renzo Arbore in occasione della presentazione del Dvd de Il Pap’occhio, suo primo ed unico esperimento di regia cinematografica nel 1980. Oggi il film è stato restaurato, smussato nel montaggio, pulito il negativo e verrà distribuito dalla 01 DISTRIBUTION a partire dal prossimo 21 Aprile. Quella di riesumare il Cult, è stata una proposta di Fabrizio Corallo, giornalista e all’epoca assistente alla regia del film. Corallo ha curato insieme al restauro anche un contenuto extra che prevede settanta minuti di interviste ai protagonisti. Grandi nomi del cinema italiano agli inizi della carriera: Roberto Benigni, Isabella Rossellini, Diego Abatantuono, Andy Luotto, tutti già impegnati nello show televisivo di Arbore “L’altra Domenica” in onda su Raidue dal 1976 al 1979. I protagonisti del film sono proprio loro, i personaggi della trasmissione televisiva di successo in quegli anni, che nella storia vengono convocati dal Papa (Giovanni Paolo II), per organizzare lo show di inaugurazione al canale televisivo del Vaticano. Iniziativa che nasce dall’esigenza, per gli esponenti del clero, di riportare l’attenzione dei giovani italiani alla chiesa cattolica e ai suoi precetti.
L'uomo fiammifero di Marco Chiarini è uno dei cinque candidati all’edizione 2010 dei David di Donatello nelle categorie MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE (Marco Chiarini) e MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI (Ermanno Di Nicola). Il film ora candidato a uno dei più importanti premi cinematografici italiani è stato distribuito grazie al coraggioso esperimento della “social distribution” ed è ora in sala al Nuovo Cinema Aquila di Roma fino al 29 Aprile. Prima di conoscere il successo della sua candidatura ai DAVID DI DONATELLO, il regista Chiarini ci ha parlato di come ha realizzato il suo progetto con un budget minimo ma senza mai arrendersi.
soldi. Ma ci sono delle spese che non si possono evitare: i pasti a pranzo e cena, l'allaccio della luce, l'acquisto di oggetti di scena. Allora la coesione della troupe diventa fondamentale e ci si accorge che è vitale sia il rispetto di ogni ruolo sia avere un gruppo che sogna nella stessa direzione. Però c'è da aggiungere un importante dettaglio: si può girare con un budget ridotto solo se si ha una troupe e un cast che appoggiano la produzione lavorando solo con il rimborso delle spese. In cambio del loro mancato guadagno come professionisti tutti, da PANNOFINO fino all’ultimo runner, diventano proprietari di una percentuale del film prodotto. Hanno poi dato concretezza a tutto il meccanismo produttivo, talvolta con fondi propri, anche il CINEFORUM TERAMO, DIMITRI BOSI, qualche parente e un professionista come FABRIZIO CICO DIAZ con la sua CIC PRODUZIONI. Nonostante il sostegno di tutte queste persone, abbiamo comunque lavorato con cifre molto lontane da quelle di un normale film italiano.
Ozpetek l’ha chiamato dopo averlo visto in Fortàpasc. All’inizio pensava a uno scherzo, invece lo sceneggiatore ha rimaneggiato lo script apposta per lui. Con il suo ruolo in Mine vaganti, Massimiliano Gallo, figlio d’arte e attore di lungo corso al teatro, si toglie di dosso i panni del camorrista in canottiera ed è pronto a tutti i ruoli. Dopo l’esperienza con Salemme in tv, e il lavoro con Marco Risi per demitizzare il boss Valentino Gionta, con lo «psicologo» Ozpetek ha ripetuto le scene all’infinito nella cucina di Saturno Contro, «fino a quando tutto era perfetto». Ora, dice l’attore, «credo di poter dire di essere un suo amico».
Nel nuovo film di Gabriele Salvatores si ride di gusto e le battute sono così ingenue da risultare geniali, disarmanti, l’una dopo l’altra in un contesto tanto finto da parer più vero della realtà. E quelle risate che accompagnano la famiglia felice all’happy end sono un regalo allo spettatore italiano, perché – nota il regista presentando il film a Roma - ha ben poco da ridere: vive in un Paese in cui “i poteri forti usano le paure”, “si sta realizzando il progetto della P2”, “tutti dicono bugie”, “i telegiornali raccontano una realtà virtuale” e “ il lieto fine sembra non arrivare mai”. Allora “se il cinema deve evocare, che evochi i fantasmi della felicità”. E quelli scelti per Happy Family, nelle sale da venerdì 26 marzo, sono fantasmi dai toni esasperati, dal giallo semaforo delle auto, dal rosso delle ciliegie, dal blu del mare di Panama.





