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Marta Iacopini: Con Ciao Ciao sono cresciuta. Ora cinema e teatro

marta-iacopiniMarta Iacopini lavora principalmente come interprete, dividendosi tra cinema, tv e teatro. La sua carriera nel mondo dello spettacolo innizia come conduttrice di programmi per ragazzi. Ultimamente è stata impegnata nel film tv Rino Gaetano - Ma il cielo è sempre più blu (2007) di Marco Turco dove ha interpretato la parte di Elena, e nel lungometraggio La Strategia degli Affetti diretto da Dodo Fiori, regista con cui Marta ha già lavorato nel 2005 ne Il silenzio intorno. L'attrice milanese, ora impegnata a teatro, si racconta a Doppioschermo e ci svela i suoi progetti futuri.

Come è nata la collaborazione artistica con Dodo Fiori, regista che ti ha diretto nel 2004 ne L'Ultima Fermata e nel 2008 ne La strategia degli affetti?

«Poco prima di cominciare a girare L’ultima fermata, Dodo ultimava le modifiche al suo copione e si dedicava allo studio di quanto aveva scritto collaborando con un’acting coach, Francesca Viscardi, che aveva elaborato il suo metodo in anni di attività americana accanto a Susan Batson. In quel periodo frequentavo costantemente le classi di Francesca ed ebbi così il modo di fare il provino. Dodo fu molto soddisfatto del primo film insieme e così quando scrisse il secondo mi chiamò, perché un ruolo sembrava proprio fatto su misura per me».

Nel lavoro ti dividi tra tv, teatro e cinema. Quale mezzo espressivo prediligi e perché?

«Per la mia esperienza  sono tre realtà di vita e professionali molto distinte, ma al tempo stesso, come in un processo osmotico, si influenzano tra loro. Comunque in tutti i casi la vera sfida che cerco di cogliere in ogni lavoro è di mettermi al servizio del mezzo comunicativo, cercando il più possibile di tenere a bada ogni compiacimento narcisistico».

In passato hai condotto programmi per ragazzi come Ciao Ciao, che ricordo hai di quell'esperienza?

«Meravigliosa, sono stati anni di importante formazione professionale. Eravamo tutti giovani e siamo cresciuti sul campo, ricordo con grande affetto tutte le persone al di qua e al di là del piccolo schermo».

Hai anche recitato in numerose fiction, ce n'è una a cui sei particolarmente legata?

«Più che un ricordo in particolare, ricordo la particolare sensazione di ricominciare ogni volta: entrare in gruppi già amalgamati, farsi conoscere e conquistare la fiducia, lavorare con passione e poi finire lasciando tutti con un po’ di malinconia, sperando che presto possa tutto ricominciare».martaiacopini

Il regista Francesco Vicario ti ha diretto in diverse serie tv tra cui anche I Cesaroni, programma che ha riscosso un grande successo di pubblico. Secondo te quale è il segreto di una fiction vincente come questa?

«I personaggi, le dinamiche fra loro e la veridicità degli accadimenti. Conosco molto bene Francesco e è un maestro nel mettere in evidenza con ironia quella che è la vita normale e anormale di tutti noi, per questo poi ci si riconosce».

Cosa pensi invece del cinema italiano?

«Non ha distribuzione!»

Che genere di film ami guardare?

«I film gialli, mi fanno paura da morire, ma non riesco a farne a meno».

C'è un regista che preferisci o con cui ti piacerebbe lavorare?

«Woody Allen, Lars von Trier, Carlo Mazzacurati…bel minestrone eh!»

C'è un modello attoriale a cui ti ispiri?

«Sono così tanti gli attori davvero bravi, certo quelli che amo sono quelli che offrono pienamente la loro umanità: A Pacino (che sul mio desktop del computer), Eleonora Duse, Julienne Moore, Franca Valeri , Emma Thomson, Walter Chiari, Isabell Hupert, Franco Branciaroli, Galatea Ranzi, Daniel Auteuil, e tanti colleghi con cui ho avuto il piacere di lavorare non di fama, ma di grande talento».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«Teatro, sto lavorando con Duccio Camerini. A luglio debutteremo con “Antonio e Cleopatra”. Shakespeare è per me una grande prova che mi spaventa e mi stimola. Duccio è un regista d’eccezione… che dire, farò di tutto per  essere all’altezza!?»

Nel 2000 hai preso parte anche a Casa Vianello. Che ricordo hai di un grande artista come Raimondo Vianello?

«È stata un’esperienza breve, ma naturalmente ricordo con grande dolcezza l’eleganza dell’uomo, la cordialità del professionista e la silente complicità della coppia».

Oggi c'è una grande interazione tra i diversi media quali cinema, teatro, tv.  Il cinema si trova a volte a  utilizzare linguaggi e mezzi espressivi propriamente teatrali mentre a teatro spesso assistiamo a spettacoli con proiezioni, videoclip o che comunque sperimentano nuove forme di comunicazione. Tu che lavori in diversi ambiti dello spettacolo cosa pensi di questa commistione?

«I mezzi di comunicazione in quanto tali non posso chiudersi in recinti rigidi, altrimenti rischiano di morire. Bisogna realisticamente rendersi conto come il mondo evolve, affinché si continuino a comunicare contenuti. Forse è questo il punto, come operatori del settore bisogna chiedersi che cosa, al dei là del mezzo, stiamo “ancora” comunicando».

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