24 Mar
La mina vagante Massimiliano Gallo
Scritto da Giulia Distefano |
 

Ozpetek l’ha chiamato dopo averlo visto in Fortàpasc. All’inizio pensava a uno scherzo, invece lo sceneggiatore ha rimaneggiato lo script apposta per lui. Con il suo ruolo in Mine vaganti, Massimiliano Gallo, figlio d’arte e attore di lungo corso al teatro, si toglie di dosso i panni del camorrista in canottiera ed è pronto a tutti i ruoli. Dopo l’esperienza con Salemme in tv, e il lavoro con Marco Risi per demitizzare il boss Valentino Gionta, con lo «psicologo» Ozpetek ha ripetuto le scene all’infinito nella cucina di Saturno Contro, «fino a quando tutto era perfetto». Ora, dice l’attore, «credo di poter dire di essere un suo amico».

Massimiliano Gallo, la vediamo in un film internazionale come quello di Ozpetek, ma sempre attraverso la rappresentazione di una napoletanità che con la sua formazione ha costruito. Quali erano le premesse iniziali di Ferzan (tutt’altro che napoletano) rispetto al suo personaggio e in che modo il risultato è stato frutto di un lavoro di confronto con il regista?

«Ferzan aveva appena visto Fortàpasc di Marco Risi quando mi ha telefonato. Credevo fosse uno scherzo di qualche amico appena uscito dalla sala. Poi mano mano che la telefonata proseguiva, mi sono reso conto che la cosa era vera. Mi ha richiamato per un appuntamento, preoccupato di propormi un ruolo che quasi non esisteva. Io l’ho tranquillizzato subito dicendogli che un film con lui l’avrei fatto anche dicendo poche battute. Ferzan ha subito chiamato Ivan Cotroneo (lo sceneggiatore) dicendogli di ampliare il ruolo di Salvatore. Per il resto Ferzan è un istintivo, sembra non sapere cosa voglia, ma sa quello che non vuole da un attore. Mi sono sentito gratificato nell’affrontare un personaggio così diverso da quello di Valentino Gionta (il camorrista che interpreto in Fortapàsc). Per un attore uscire dal cliché di un personaggio così forte è indispensabile.

Facciamo un passo indietro e ripercorriamo la sua carriera cinematografica soffermandoci su “Fortapàsc, la storia del giornalista napoletano Giancarlo Siani ucciso dalla camorra negli anni 80. Qui riveste il ruolo di un boss, un ruolo principale e delicato che esprime un aspetto perverso. Quale lavoro su di sé c’è dietro tutto questo?

«L’unico modo per affrontare questo personaggio era l’istinto. Gionta è al carcere duro da più di vent’anni, non c’era modo di incontrarlo per sapere di più di quanto indicato dalla sceneggiatura. Sono personaggi molto difficili, sempre al limite della “caratterizzazione”, sempre “oltre”, devi avere grande misura per non uscire, per non fare troppo. Per quanto riguarda il messaggio che dai, anche in quello devi stare molto attento. Con Risi abbiamo fatto un lavoro di “normalizzazione” sul suo periodo di latitanza per evitare il rischio di un effetto fascino sui giovani: la canottiera, il pantaloncino erano sicuramente meno interessanti di un bel gessato e un sigaro. I ragazzi devono vedere, sapere e capire che quei personaggi finiscono ammazzati oppure in galera come nel caso di Gionta»

Il teatro è il cuore e la fonte della sua carriera da attore e regista insieme a suo fratello Gianfranco. E’ spontanea e, probabilmente, consueta la curiosità sulle dinamiche all’interno della vostra famiglia di artisti, suo padre Nunzio Gallo, che ha dominato i palcoscenici della canzone italiana, sua madre Bianca Maria, attrice. L’influenza nell’educazione è prevedibile, poi lo scatto finale verso la scelta di una professione così complessa, quando e come nasce?

«Ho sempre fatto l’attore, nei periodi della scuola lo facevo d’estate. Mia madre aveva una compagnia dei “piccoli”: tutti piccoli attori che lavoravano già con grande professionalità. Nascere in una famiglia d’arte porta vantaggi e svantaggi: sai già di cosa si tratta, sei già dentro, ma i tuoi ti vogliono serio, più degli altri, e più preparato. C’è maggiore severità e disciplina. Poi subito dopo il liceo ho formato con mio fratello Gianfranco una compagnia teatrale. Dieci anni di formazione e di successi. Ed ancora oggi portiamo avanti questo progetto».

Ritornando ad Ozpetek e alle sue Mine vaganti, un film che con attenzione all’eleganza, affronta tematiche a lei già note: le croci di un’Italietta truffaldina o falsamente mitizzante, come quelli che emergono da No problem di Vincenzo Salemme ad esempio. Mettiamo a confronto il rapporto con i due registi.

«Con Vincenzo c’è un rapporto di amicizia e stima di tanti anni, ci siamo corteggiati a lungo. Qualche anno fa mi ha chiamato per Bello di papà, uno spettacolo teatrale che poi abbiamo portato in scena con grande successo. Con lui ho registrato in Rai lo spettacolo con lo stesso nome e La gente vuole ridere ancora. Durante le riprese di Fortapàsc mi ha chiesto di fare questo “cameo” in No problem e ho accettato subito. La scena con lui e Rubini l’abbiamo ripetuta mille volte, per le troppe risate. Con Ferzan il rapporto si è consolidato durante la lavorazione del film. Lui è solito fare delle letture a casa sua, come si fa per una commedia teatrale. Era strano trovarsi nella cucina di Saturno contro e provare il film con tutti i protagonisti. Lui tiene molto anche all’aspetto estetico di una scena. All’inizio è stato difficili come approccio professionale, una scena ripetuta all’infinito, fino a quando tutto era perfetto. Ferzan è un grande regista ma certamente pure un grande psicologo, riesce a fare gruppo e l’energia che si sprigiona dal set arriva al pubblico. Per molti di noi l’amicizia si è solidificata anche fuori dal set. La stessa cosa è successa con Ferzan, credo di poter dire di essere un suo amico. Per me i rapporti interpersonali sono fondamentali in questo lavoro, sono un attore che in una situazione di poca chiarezza a livello umano terrebbe sicuramente il freno tirato anche sul lavoro».

Scheda biografica

Attore e regista teatrale, Massimiliano Gallo è uno Show man che prende forma e visibilità attraverso le rappresentazioni più specificamente legate alla cultura locale napoletana. Restituite attraverso esibizioni che seppur lasciano il teatro come fulcro, alternano diversi canali come la televisione a la radio. L’esperienza più significativa è quella che lo affianca al fratello Gianfranco, con il quale condivide una formazione legata chiaramente, alla medesima provenienza da una famiglia di artisti: il padre Nunzio Gallo, un cantante lirico di grande successo, e la madre attrice di teatro, Bianca Maria Varriale. Con il fratello Gianfranco reciterà e/o dirigerà a partire dal 1987 una serie di commedie a teatro, film e fiction arricchite di collaborazioni importanti come quella con Vincenzo Salemme. Insomma un trascorso artistico denso che dà oggi la possibilità di emergere e di spaziare.

In Mine vaganti Massimiliano interpreta Salvatore il cognato napoletano di Tommaso (Riccardo Scamarcio) il protagonista intorno a cui si dirama la cornice generale del gruppo-famiglia su cui è incentrata l’intera vicenda.

 

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