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Lunedì, 30 Gennaio 2012 02:00

Sulla Strada di Casa

E' la storia di un imprenditore genovese di nome Alberto che ha moglie e due figli e che, per far fronte alla crisi della fabbrica che gli ha lasciato suo padre, ogni tanto compie dei viaggi per conto di un'organizzazione criminale che gli dà qualcosa da trasportare dal sud Italia fino al nord. Sfortunatamente, nel suo ultimo viaggio si intromette un'altra organizzazione criminale che gli rapisce moglie e figli.
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Giovedì, 02 Febbraio 2012 16:06

Sulla strada di casa - Recensione

Girato con un budget irrisorio, l'esordio cinematografico di Corapi si concentra su un altro dramma umano a sfondo economico. Un bel noir, con qualche pecca nella trama ma avvincente nel complesso

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Un altro thriller a sfondo finanziario nell'opera prima di Emiliano Corapi. E di nuovo il dramma economico si fonde con quello umano

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Roma. La Piazza Vittorio del titolo, si trova al centro dell'Esquilino, storico quartiere romano, residenza borghese della burocrazia di fine Ottocento. Circondato dalla Roma più turistica e mondana, la sua vicinanza alla stazione centrale ne ha fatto negli anni, come in tutte le metropoli del mondo, un variegato luogo di approdo e stratificazione etnica e culturale. In un suo vecchio palazzo umbertino si snodano le vicende di un eterogeneo gruppo di inquilini, una piccola folla multietnica segnata da forti differenze culturali, di provenienza, di religione, di modi di intendere la vita. Nell'ambiente chiuso del palazzo e del condominio si consuma lo scontro di civiltà in cui tali differenze emergono prepotentemente nel quotidiano e diventano malintesi, piccole prevaricazioni, diffidenze. Le storie dei personaggi seguono i propri percorsi, incrociandosi l'un l'altra in ragione di una condivisione forzata dello spazio, del quartiere, del palazzo e del suo ascensore, puntualmente all'origine di tante dispute condominiali. Ognuno di questi personaggi esprime la sua solitudine, il suo male di vivere, offrendo uno spaccato, un sunto della sua esperienza di vita, le sue riflessioni e i suoi sentimenti in una prospettiva sociale. Una morte improvvisa rompe il già instabile equilibrio condominiale. Tutti possono essere potenziali assassini e tutti si trovano ad incolparsi lìun l’altro. Saranno loro, insieme, allontanando per un momento ogni contrasto, a svelare al commissario il nome dell’assassino, al posto di quell'unico testimone, che però non può parlare: l'ascensore.
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scontro-di-civiltaL’ascensore, classico simbolo di un condominio per il quale si accendono spesso liti fra gli abitanti del palazzo, è al centro dell’ultimo film coprodotto da Maura Vespini e Sandro Silvestri per la Emme con Rai Cinema e distribuito da Bolero Film.

Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, ispirato dall’omonimo romanzo di Amara Lakhous, racconta appunto la vita di alcuni personaggi residenti in uno stabile del quartiere Esquilino, uno dei più multietnici della Capitale.

Fin dalle prime scene, è facile intuire che ognuno di loro nasconde, chi per un motivo e chi per un altro, un suo male di vivere. Nurit (Serra Yilmaz), ad esempio, iraniana in cerca di asilo politico, non vuole essere considerata un’immigrata e rifiuta di integrarsi, Maria Cristina (Kesia Elwin) è una ragazza madre sudamericana costretta a fare da domestica all’acida signora Fabiani (Milena Vukotic), che la tratta al pari di una serva. La stessa solitudine e insoddisfazione personale, comunque, la esprimono ugualmente anche gli italiani coinvolti nella vicenda, fra cui in primis i fratelli Manfredini. Marco (Daniele Liotti) è un avvocato apparentemente di tutto rispetto e fidanzato da anni con la fotografa Giulia (Kasia Smutniak), ma che in realtà si fa corrompere dai suoi clienti più in vista. Lorenzo (Marco Rossetti) invece, ribattezzato il “Gladiatore”, è in pratica il suo opposto: è il classico scavezzacollo che vive alla giornata, ma che non cede a compromessi e per questo si ritrova a lottare sempre contro tutto e tutti. C’è poi il professor Marini (Roberto Citran)scontro-di-civilta-liotti che, da buon milanese, cerca di riportare un po’ d’ordine nella palazzina durante le riunioni condominiali, andandosi così a scontrare con Sandro Dandini (Francesco Pannofino), gestore del bar della piazza nonché verace romano insofferente al rigore padano dell’insegnante. Gli “scontri di civiltà” del titolo, insomma, non si verificano soltanto fra italiani ed extracomunitari, ma anche e soprattutto fra classi sociali e provenienze regionalistiche differenti.

La morte improvvisa e misteriosa di uno dei nostri eroi all’interno del medesimo ascensore, poi, è la goccia che fa traboccare il vaso e che porta i condomini ad incolparsi l’un l’altro dell’omicidio. Al triste accadimento, però, segue un altro colpo di scena, le cui circostanze costringono il gruppo a combattere per la prima volta unito per raggiungere un obiettivo comune: la scarcerazione di Amedeo (Ahmed Hafiene), l’amico e consigliere di tutti, il capro espiatorio che si assume pure le colpe che non ha per salvare gli altri.

Questo, comunque, non è un film giallo: il mistero dell’omicidio, infatti, rimane solo sullo sfondo e non appare determinante. A tal proposito, lo scrittore del libro su cui si basa la pellicola, ha dichiarato di aver scelto la cornice del noir perché è il genere narrativo che si adatta meglio alla nostra epoca, in un mondo in cui si riesce a ricevere attenzione solo quando “ci scappa il morto”.

L’opera narrativa di Lakhous, però, è composta unicamente dai monologhi interiori dei singoli personaggi, non presentando un vero e proprio intreccio. È stata quindi direttamente la regista Isotta Toso, insieme allo sceneggiatore Andrea Cotti e a Maura Vespini, a costruire la trama della sua prima opera cinematografica. Dopo essersi fatta le ossa come aiuto regista sul set di Notturno Bus, la giovane cineasta ha deciso di debuttare in questo ruolo raccontando una storia corale che, pur discostandosi dalla versione letteraria, approfondisce le relazioni tra i caratteri cercando di non tradire la forza istantanea dei singoli ritratti colti dal romanziere.

Tutte le sequenze sono state girate nell’arco di otto settimane a Roma, tra gli esterni della riconoscibilissima Piazza Vittorio, le vie del centro, il mercato ittico di Guidonia e i teatri di posa di Cinecittà. Alcune scene, inoltre, sono state accompagnate dalle musiche suggestive di timbro khmer/orientale, composte appositamente per l’occasione da Gabriele Coen e Mario Rivera.

Per quanto riguarda la distribuzione, infine, la Bolero Film ha annunciato in conferenza stampa che il film uscirà solo in una decina di sale, a causa del budget minimo a disposizione e in primo luogo della difficoltà di pianificare con un certo anticipo una programmazione definita (molto, appunto, dipende da quanto incassano le pellicole uscite in precedenza e per quanto tempo gli esercenti decidono di proiettarle nei cinema).

Ad ogni modo, dato l’ottimo consenso di critica e di pubblico riscontrato durante le anteprime tenutesi in diverse zone d’Italia, è prevedibile che il primo lavoro di Isotta Toso non passi inosservato e che desti l’attenzione degli spettatori grazie all’alto significato morale e alla suspense insiti in esso.

 

 

 

 

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