Domenica, 11 Aprile 2010 13:59

Marco Chiarini: 'L'uomo fiammifero', film da David con 20 mila euro

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luomo-fiammiferoL'uomo fiammifero di Marco Chiarini è uno dei cinque candidati all’edizione 2010 dei David di Donatello nelle categorie MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE (Marco Chiarini) e MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI (Ermanno Di Nicola). Il film ora candidato a uno dei più importanti premi cinematografici italiani è stato distribuito grazie al coraggioso esperimento della “social distribution” ed è ora in sala al Nuovo Cinema Aquila di Roma fino al 29 Aprile. Prima di conoscere il successo della sua candidatura ai DAVID DI DONATELLO, il regista Chiarini ci ha parlato di come ha realizzato il suo progetto con un budget minimo ma senza mai arrendersi.

“L’UOMO FIAMMIFERO” è il tuo primo lungometraggio: come ti sei preparato a questo progetto?

Ho frequentato il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma dove mi sono diplomato in Regia nel 2003. Avevo quindi girato i corti che fanno parte del programma di studi, ma quando ho iniziato a lavorare all’idea de L’uomo fiammifero ho sentito che era arrivato il momento di confrontarsi con un progetto più ardito e complesso. Sono partito subito deciso e non ho mai tentennato sull'idea che la storia dovesse avere il respiro di un lungometraggio.

Quando hai deciso che L'Uomo Fiammifero sarebbe stato un lungometraggio, che tipo di budget avevi in mente?

Il film è stato scritto sapendo che lo avremmo prodotto con pochi soldi tra amici professionisti e girato d'estate. La storia è stata sempre pensata sapendo del low budget. Abbiamo scritto tutto in funzione degli attori disponibili, delle locations particolari che avevamo, dell’impossibilità di girare di sicuro certe scene. E il limite economico ci ha condizionato, aiutandoci a capire cosa fosse davvero necessario alla storia, su cui poi investire maggiori energie. Passata la prima estate però ci siamo resi conto che sarebbe servito un minimo budget per le spese necessarie.

Come hai raccolto il budget necessario alla produzione?

Prima del Centro Sperimentale avevo studiato scenografia ad Urbino e ho da sempre indagato la tecnica dell'acquarello e dell'acrilico, una tempera più raffinata. Fino a ventiquattro anni avevo lavorato molto dipingendo quadri, trompe l'oeil su commissione e anche illustrando libri per l'infanzia. Per me è normale che il primo approccio con una storia da raccontare o con delle scene da girare sia visivo. Quando ho deciso di produrre L'Uomo Fiammifero senza avere un finanziatore, ho pensato di mettere in vendita i miei disegni, gli acquarelli e le foto realizzate per la preparazione del film. Tutto questo poi è stato pubblicato in un libro, messo in vendita anch'esso, che ha finanziato la riprese. Quindi il budget è stato raccolto dalla vendita del libro e delle tavole originali, fortemente appoggiata da moltissimi amici e sostenitori. Dopo tre mesi avevamo sopra la nostra scrivania poco più di 20.000 euro (tutti in banconote di piccolo taglio) e con questo budget abbiamo iniziato a girare.

Come si fa a girare un film con 20.000€?

E’ molto importante coinvolgere una troupe che, come te, senta fortemente la voglia e l'importanza di girare un film con pochissimi uomo-fiammiferosoldi. Ma ci sono delle spese che non si possono evitare: i pasti a pranzo e cena, l'allaccio della luce, l'acquisto di oggetti di scena. Allora la coesione della troupe diventa fondamentale e ci si accorge che è vitale sia il rispetto di ogni ruolo sia avere un gruppo che sogna nella stessa direzione. Però c'è da aggiungere un importante dettaglio: si può girare con un budget ridotto solo se si ha una troupe e un cast che appoggiano la produzione lavorando solo con il rimborso delle spese. In cambio del loro mancato guadagno come professionisti tutti, da PANNOFINO fino all’ultimo runner, diventano proprietari di una percentuale del film prodotto. Hanno poi dato concretezza a tutto il meccanismo produttivo, talvolta con fondi propri, anche il CINEFORUM TERAMO, DIMITRI BOSI, qualche parente e un professionista come FABRIZIO CICO DIAZ con la sua CIC PRODUZIONI. Nonostante il sostegno di tutte queste persone, abbiamo comunque lavorato con cifre molto lontane da quelle di un normale film italiano.

Quanto sono state condizionate le riprese del film da un budget così basso?

Il fattore tempo ha influito notevolmente: avere a disposizione poco tempo per le riprese ci ha fatto concentrare sull’essenziale e avere avuto poche pressioni nella postproduzione ci ha dato il tempo necessario a curare con pochi soldi ma con la massima cura tutti i dettagli come volevamo. Se avessimo avuto più soldi probabilmente avremmo girato diversamente, ma non so se meglio o peggio. Una cosa diversa nella lavorazione di un film low budget è sicuramente il rapporto con gli attori: un attore che accetta di lavorare con pochissimi soldi e con un compenso nullo o minimo, sa che non avrà un camerino dedicato solo a lui, che si dovrà recare sul set con mezzi propri e che talvolta la costumista farà affidamento sul proprio guardaroba... Questo crea un rapporto di complicità fortissimo sul set. Ma questo non vale solo con gli attori, ma con tutti coloro che lavorano al film: ognuno sa che si è insieme a lavorare per fare un ottimo lavoro e per investire su questo.

Bisogna essere registi più bravi per girare con pochi mezzi?

Non credo. Occorre sicuramente essere più bravi ad adattarsi e a ricoprire più ruoli contemporaneamente. spesso non si hanno le risorse per autista, organizzatore generale, assistenti al montaggio e così via. In queste condizioni diventa indispensabile un'organizzazione più minuziosa possibile per far sì che le riprese, in condizioni difficoltose, fruttino al meglio.

Cosa pensi della polemica sull’uso del digitale nel cinema?

Davvero non saprei che dire, ma senza la tecnica digitale io non avrei girato e finito il mio film.

“L’UOMO FIAMMIFERO” è stato distribuito attraverso la “SOCIAL DISTRIBUTION”: puoi parlarci di questo tuo progetto?

La SOCIAL DISTRIBUTION è nata per trovare un meccanismo virtuoso per far circolare il nostro film. Non ci siamo proposti direttamente alle sale ma a coloro che in qualche modo sarebbero stati in grado di organizzare delle proiezioni del film, riempiendo facilmente la sala "sulla parola". Mi riferisco a cineforum, circoli di cinema, e a tutti coloro che hanno un'attività fortemente radicata sul territorio. La formula ha funzionato e ha permesso di far conoscere il film al pubblico.

Il film è in sala al NUOVO CINEMA AQUILA a Roma da Febbraio, e resterà in programmazione fino alla fine di Aprile. Come avete raggiunto questo risultato?

Il rapporto con il Nuovo Cinema Aquila è stato costruito lentamente, studiando bene tutte le possibilità per riuscire a riempire la sala. Abbiamo fatto una anteprima la mattina del 6 Gennaio e la sala è andata quasi tutta esaurita. Abbiamo quindi annunciato l'uscita per il 19 Febbraio e proiettato il trailer prima di Avatar. Un ruolo determinante lo hanno avuto però anche i ragazzi al botteghino parlando con il pubblico e spiegando il film di cui avevano appena mostrato un assaggio. L'uomo fiammifero è rimasto in sala ininterrottamente dal 19 Febbraio, e ci resterà per tutto Aprile, solo perchè il pubblico si presenta costantemente ogni pomeriggio a vedere il film. Non abbiamo utilizzato gli incassi per rientrare delle spese, ma abbiamo deciso di rinvestire subito in pubblicità per alimentare l'interesse del pubblico. Abbiamo stampato due copie in 35 mm (una sottotitolata in inglese), più di 20.000 cartoline diffuse ovunque, e molte copie DVD antipirateria per far arrivare il film a tutti i giornalisti

Quanto è importante per il successo di un film affidarsi a professionisti della comunicazione e quanto contano le recensioni sui giornali e web per un film low budget?

Questa domanda è fondamentale per comprendere alcuni passaggi cruciali per il successo di un film. Ci si preoccupa di avere un bravo direttore della fotografia, un bravo musicista o un ottimo attore ma si considera spesso il lavoro dell'ufficio stampa secondario, o meglio: il più delle volte non sappiamo cosa l'ufficio stampa debba fare. Però resta fondamentale affidarsi ad un professionista che abbia una vena creativa e propositiva pari a  quella che ha animato le riprese del film. Nel nostro caso Carlo Dutto ha profuso una tale energia nel raccontare il nostro lavoro che ha ricevuto i complimenti di molti giornalisti: è riuscito a comunicare il nostro stesso entusiasmo.

Oltre alla copertura della stampa, quanto conta per un film come L'Uomo Fimmifero partecipare ai Festival cinematografici?

Per un film senza distribuzione i Festival sono vitali e rappresentano l'unico modo di poter incontrare, oltre ai giornalisti, anche un pubblico nuovo che permette di capire se il film funziona o no. Ci sono i Festival dove il film si può vendere, come ad esempio CANNES, VENEZIA, TORONTO, BERLINO e altri, e ci sono Festival minori dove è difficile incontrare il "compratore" ma puoi comunque instaurare contatti vitali per promuovere meglio il tuo lavoro. L'ultimo festival italiano a cui ho partecipato è stato il BAFF (BUSTO ARSIZIO FILM FESTIVAL), dove ho vinto il PREMIO MIGLIOR OPERA PRIMA. Poco prima ero stato al FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CAIRO, e il film ha vinto il PREMIO INTERNAZIONALE DELLA GIURIA. Ogni volta che salgo sul palco per ritirare un premio, fosse anche il premio del condominio, mi emoziono e mi viene sempre da alzare il "trofeo" in alto come fosse la coppa del mondo; è un gesto più forte di me, mi fa tornare bambino e per quei pochi secondi sono felicissimo. Aver vinto dei premi dà l'opportunità di attrarre maggiore attenzione sul tuo lavoro e sulla qualità del tuo film e può servire a conquistare l'interesse di qualcuno che fino a quel momento non ti aveva notato, e quell'attenzione potrebbe talvolta cambiare le sorti dei tuoi progetti.

Che rapporti si stabiliscono con gli altri registi di film indipendenti? Perché in Italia è difficile “fare squadra”?

E' difficilissimo perchè c'è sempre una sottile invidia, gelosia, competizione, ma è naturale. Però ciò non toglie che si può avere una sincera stima per il lavoro obbiettivamente ottimo di qualche collega. E, come è successo a me, con un po’ di umiltà si possono chiedere consigli per migliorarsi.

Quale sarà ora il futuro de “L’UOMO FIAMMIFERO”?

Tutti noi speriamo che possa essere acquistato dalle televisioni di tutto il mondo per recuperare interamente le spese e dare a coloro che ci hanno lavorato il giusto riconoscimento economico.  Per adesso ci stiamo impegnando al massimo per promuoverlo ovunque intuiamo possa esserci interesse. Ho un canestro pieno di idee e nuovi progetti, sono carico di risorse e voglia di inventare ma tutto mi sembra eccezionale o inutile: mi occorre un po’ di calma per vedere ogni cosa con il giusto filtro. Ora mi sento di avere in mano un vaso di argilla cruda: bellissimo e prezioso, ma molto fragile se non viene cotto al forno prima possibile. Non riesco a pensare ad altri progetti se prima non mi assicuro questo passaggio finale per L'Uomo Fiammifero.

Dopo la notizia della due candidature ai DAVID DI DONATELLO per MARCO CHIARINI e l’autore degli effetti speciali visivi Ermanno Di Nicola aspettiamo la serata di premiazione dei DAVID DI DONATELLO del 7 Maggio per conoscere anche noi il futuro di questo piccolo ma importante film indipendente.

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