Nelle nostre sale sarà distribuito in 80 copie in versione uncensored (stavolta visibile anche agli under 14) da Fandango a partire dal 2 marzo, ma il secondo lungometraggio di Matteo Rovere fa già parlare di sé. Destrutturazione dei tradizionali ritrattini familiari in stile Mulino Bianco e rappresentazione realistica delle difficoltà emotive di una generazione di trentenni, che potrebbe appartenere a qualsiasi epoca, fanno de Gli sfiorati una commedia sentimentale italiana provocatoria e scottante. Il film, che macina temi sociologici figli degli anni 2000 e li mescola a uno spiccato umorismo e a una buosa dose di tragicità greca, è un adattamento dell'omonimo romanzo di Sandro Veronesi e segue le vicende di Andrea Bosca, che presto vedremo nell'ultimo film di Ferzan Ozpetek Magnifica presenza, alle prese con il secondo matrimonio di suo padre e con la sorellastra Belinda, verso la quale scopre di provare una pruriginosa attrazione.
Abbiamo incontrato a Roma il cast del film, guidato da Matteo Rovere che ci ha tenuto a ribadire l'importanza del libro alla base dell'opera: "Quando ho letto il romanzo vi ho trovato qualcosa d’interessante da raccontare. Con gli sceneggiatori abbiamo provato a rispecchiarne lo stile, ma soprattutto lo spirito di contaminazione tra un genere leggero e uno più denso e importante. Il protagonista del romanzo si trova nell’impossibilità di amare e dall'incontro tra una leggerezza che non è superficialità e questo tema è nato il film". Lo sceneggiatore Francesco Piccolo, che ha lavorato allo script insieme al regista e a Laura Palolucci, ha ricordato che il romanzo rappresenta il mondo degli anni ’80: "Ci siamo chiesti se potesse ancora esistere quel tipo di giovinezza e abbiamo creduto che adesso fosse ancora più a fuoco. Rispetto a Caos calmo ci siamo liberati della struttura del romanzo: i libri sono come contenitori di tanti elementi, ma poi bisogna mescolarli quando si racconta con un altro mezzo e quindi fare delle scelte". Tra la versione originale della storia e l'adattamento dunque non mancano i soliti tradimenti: "Il romanzo di Veronesi è un racconto sulla tentazione più che sull’incesto, al quale avremmo potuto rinunciare. Nel romanzo ci sono citazioni colte, molti riferimenti alla religione, ma il lettore è tentato dalla storia d’amore. Noi abbiamo provato a insinuare dei dubbi nello spettatore", ha dichiarato la Paolucci. Se da un lato dunque gli sceneggiatori ci hanno tenuto a rispettare elementi importanti, come la cifra ironica e il ruolo essenziale di Roma come scenario onnipresente, dall'altro hanno caricato aspetti come la provenienza di Belinda (Miriam Giovanelli) e della madre, nel film spagnole, e lo sviluppo della relazione tra la ragazza e Mete (Bosca).
Il produttore Domenico Procacci, che ha confessato che il progetto fosse in cantiere da molti anni, ha rivelato che il romanzo era stato letto dal francese Eric Rochant, il quale aveva apprezzato molto l'opera di Veronesi. I nomi degli autori francesi sembrano essere stati tra i principali modelli d'ispirazione di Rovere, il quale ha sostenuto: "Con gli sceneggiatori siamo partiti dal film Mondo senza pietà. Sono cresciuto con il cinema degli anni ’90 e solo durante gli anni universitari sono andato indietro. Belinda è figlia di Rohmer, ma anche di autori di commedie come Tutti i battiti del mio cuore. E’ interessante però costruire storie universali e tentare un incrocio tra un mondo visivo specifico e un tipo di storia come questa.
Notevole il cast artistico, con il trio Bosca-Claudio Santamaria e Michele-Montalbano-Riondino e la presenza femminile di Asia Argento, a suo agio nell'esilarante ruolo di una romana sull'orlo di una crisi di nervi. Il regista ha dichiarato: "Mi sembrava interessante sia nel romanzo sia nella sceneggiatura la presenza di tanti personaggi a tutto tondo, con una personalità leggera e divertente da costruire. Asia racconta l’insicurezza di una categoria femminile molto peculiare eppure rappresentativa di un intero mondo. Ogni personaggio in realtà rappresenta la contemporaneità in maniera divertente". "Abbiamo lavorato molto sul terzetto composto da me, Andrea e Michele Riondino", ha aggiunto Claudio Santamaria, che ha confessato di aver avuto inizialmente delle difficoltà per calarsi nella parte dell'unico ragazzo proveniente dalla borgata del film, "La difficoltà è stata cercare una caratterizzazione fisica e un modo di esser completamente diverso dal mio. Abbiamo tentato varie strade finché non abbiamo trovato il profilo più terreno del mio personaggio, Bruno, che trova il suo momento di evasione nel suo lavoro, creando la teoria degli sfiorati, una categoria non incasellabile in una tipologia preesistente senza punti fermi, che vive in maniera mutevole". A confermare il lavoro d'interpretazione svolto sul set è Asia Argento: "C’è stato un enorme lavoro. Matteo è così esigente che mi ha fatto sentire incapace: quando arrivava alle prove mi diceva sempre che la mia parlantina non andava bene. E’ stato interessante trovare un personaggio così profondamente diverso da me. Conosco tante pr da salotti romani... Beatrice è un personaggio che ama parlare di sé convinta che agli uomini piaccia invece questi finiscono per scappare. Alla fine anche lei troverà una condizione umana plausibile, la sua rivincita su una romanità becera".




