Dopo quello di Favino nel recente film di Montaldo, un altro industriale tormentato approda al cinema con una storia dai contorni noir. Stavolta si tratta di Sulla strada di casa, un’opera prima indipendente, girata con un budget a dir poco ridotto (meno di trecentomila euro) e con due interpreti giovani e bravi, Vinicio Marchioni e Daniele Liotti. A dirigerlo è Emiliano Corapi, che ha scelto di ambientare nel periodo della crisi economica la drammatica vicenda di un uomo disperato.
“Il film nasce da un articolo di giornale dove si raccontava che la criminalità preferisce avvalersi di persone incensurate per fare i suoi trasporti. Mi affascinava l’idea che dei non criminali potessero essere disposti a fare questo lavoro per sbarcare il lunario”. Così Corapi inroduce la conferenza stampa dedicata al suo esordio cinematografico, in uscita il prossimo 3 febbraio in una ventina di copie. “Volevo fare un film di tensione senza che fosse necessariamente ‘di genere’. Mi interessava più che avesse uno spessore drammatico”. Importante il contesto socioeconomico in cui la storia è stata concepita. Lo stesso regista afferma: “Questo è un periodo che sollecita la parte più debole delle persone, perché comportarsi in maniera corretta diventa sempre più difficile e meno remunerativo”. Alla fine dei conti, per lui, Sulla strada di casa è incentrato sulla “necessità di rimanere integri e mantenere la propria identità”.
I due personaggi principali del film, con i volti di Marchioni e Liotti, reggono quasi da soli il ritmo e la tensione di tutta la vicenda. “Sono due persone deboli”, riconosce Corapi. “Vivono lo stesso dramma, ma da due punti di vista completamente diversi”. Infatti l’uno – Alberto – sta attraversando con la sua azienda una forte crisi economica, che sta inficiando anche il suo bel rapporto con la moglie (Donatella Finocchiaro); l’altro – Sergio -, del quale non si sa quasi niente se non che è stato lasciato dalla compagna (Claudia Pandolfi) e che ormai è quasi un estraneo per il suo stesso figlio, vive una situazione ancora più precaria. Il loro destino li unirà beffardamente fin dalla prima metà del film, chiudendoli in una drammatica spirale di paranoia e sensi di colpa. “Ciò che mi ha colpito di più del film è che rappresenta la storia di due persone assolutamente normali”, dice Marchioni. “La cosa meravigliosa è che viene raccontata solo una piccolissima parte di questi due, e si cerca di far entrare lo spettatore all’interno di una storia molto più grande”.
Ed è sempre l’attore romano a riconoscere anche l’importanza di produrre un film come Sulla strada di casa in un panorama cinematografico come quello italiano: “Il fatto che, in un periodo come questo, esca un film fatto con meno di 300 mila euro e in 20 copie è molto importante. Mi sembra una cosa enorme”. Con una punta polemica, tuttavia, è Corapi a sottolineare il rammarico maturato dai registi esordienti (e non) che non riescono ad ottenere i finanziamenti per le proprie opere. Infatti, dopo aver spiegato che il suo film non ha raggiunto la valutazione adeguata per ricevere i fondi ministeriali o quelli di Rai Cinema – pur avendo tuttavia girato diversi Festival e raccolto premi in almeno 6 di essi -, esprime la sua posizione riguardo la chiusura del mercato cinematografico qui da noi: “In Italia, per fare un primo film, a parte i fondi del Ministero, mancano molte altre cose. Bisogna parlare con tre o quattro interlocutori per distribuire i film. Se loro ti dicono di no, non si può fare nulla”. Una vera e propria barriera all’entrata, fonte di frustrazione per molti cineasti e sintomo di un problema endemico al mercato cinematografico nostrano molto forte e di difficile soluzione.




