Martedì, 24 Gennaio 2012 00:32

Celerino sbirro maledetto. Arriva ACAB, dal regista di "Romanzo Criminale - La serie"

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Esce venerdì prossimo il film di Stefano Sollima sul reparto mobile della polizia. Un'opera cruda, che non mancherà di suscitare polemiche per il suo ritratto impietoso della categoria



Facile evocare il capitano creato da Melville e la sua eterna lotta contro un nemico immenso e minaccioso. Eppure, oltre alla differenza ortografica, il titolo mette subito in maiuscolo puntato la propria propria estraneità alla vicenda della balena bianca. A.C.A.B. è infatti l’acronimo di origine anarchicheggiante tradotto nel sottotitolo: All Cops Are Bastards, slogan nato nell’ambiente skinhead britannico e poi diffusosi nel mondo come manifesto della guerriglia urbana contro le forze dell’ordine.


Il romanzo originale di Carlo Bonini è stato adattato dal creatore del cult televisivo Romanzo Criminale – La serie, una delle pochissime fiction italiane di qualità degli ultimi anni apprezzata anche all’estero. E proprio il regista Stefano Sollima, assieme al cast e all’autore del libro, hanno presentato oggi alla stampa la sua opera di esordio cinematografico, che uscirà nelle sale venerdì prossimo 27 gennaio in 300 copie.


L’idea di A.C.A.B. era quella di fare un film di genere, un poliziesco, come si faceva una volta”, rivela Sollima circa la genesi del progetto. “Durante la produzione non abbiamo avuto particolari contributi da parte delle forze dell’ordine. Non hanno messo a disposizioni mezzi, caserme o altro. Diciamo che non ci hanno ostacolati. Hanno assunto un atteggiamento di distacco”. Un atteggiamento più che comprensibile, quello raccontato dal regista, dato che la pellicola raffigura il reparto mobile delle forze di polizie in maniera di certo non lusinghiera, senza tuttavia demonizzare in toto la categoria.



Difficile abbandonare i pregiudizi verso un corpo che spesso si è reso protagonista, nei fatti di cronaca, di violenze e nefandezze continue. Nel film si accenna anche al G8, alla morte del giovane Gabriele Sandri, alle risse da stadio e alle ronde notturne, con un occhio sempre lucido e attento a non scadere nella paternale. “Il problema maggiore non è la morale, ma il moralismo”, osserva Pierfrancesco Favino, che interpreta uno dei più irrequieti celerini del film. “Trovo che sia moralista, e non morale, relegare alle frange rappresentate nel film la violenza della nostra società. E magari giustificarle per perdonarci”.



Anche Sollima sottolinea l’importanza dell’obiettività: “E’ difficile generalizzare. Le motivazioni di chi decide di diventare celerino sono diverse. Noi abbiamo mostrato cose che sono avvenute davvero, evitando uno sguardo troppo politicizzato”. E a tale proposito, il regista non ha dubbi sull’importanza dello sguardo impietoso del proprio film: “Non credo ci sia il rischio di criminalizzazione. Non c’è niente di male a mostrare gli errori compiuti da una categoria”.



Del resto, a ribadire il messaggio universale delle vicende narrate ci pensa lo stesso Bonini il quale, a proposito del suo romanzo, rivela
in maniera chiara e semplice: “Con A.C.A.B. abbiamo voluto rappresentare l’odio della società in cui viviamo”. Un risultato raggiunto senza mezzi termini o misure, grazie ad un film crudo che promette di riscuotere (se non superare) lo stesso successo di Romanzo criminale – La serie. E, quasi sicuramente, di suscitare più di una polemica.


doppioschermo

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