Così com’era stato per il 2011, anche questo apocalittico 2012 sembra – nonostante i suoi pochi giorni di vita – già segnato dal triste leit motiv della crisi. Una crisi che si riflette anche nel cinema internazionale ed italiano, e che riesce ad universalizzare il dramma economico e umano di milioni di persone grazie a racconti dal sapore amaro. Rientra pienamente in questa categoria uno dei film più attesi della stagione che fa da ponte ideale tra l’anno passato e quello corrente: L’industriale, di Giuliano Montaldo, presentato pochi mesi fa al Festival di Roma e finalmente in arrivo anche nelle sale dal prossimo venerdì 13 gennaio con un totale di 85 copie.
Tra i suoi protagonisti un bravissimo Pierfrancesco Favino ed una convincente Carolina Crescentini, supportati da un cast di ottimo livello. La storia è quella del proprietario di una fabbrica (l’industriale del titolo) sull’orlo del fallimento che non si rassegna né all’aiuto economico dell’odiata suocera né allo strozzinaggio di banche senza scrupoli e cerca di risolvere la situazione da solo, affrontando contemporaneamente la crisi di coppia con la sua sempre più distante compagna.
“La situazione è grandemente peggiorata”, afferma Montaldo a proposito del tema della crisi affrontato nel suo film. “Siamo leggendo cose terribili sui giornali, questi giorni. Il governo che ci ha preceduti ha dato la colpa al Portogallo, poi alla Spagna e poi alla Germania. E questa situazione porta gli usurai ad approfittarne”. Eppure sulla situazione del cinema di casa nostra, il regista sembra più ottimista: “Il cinema italiano ha superato molte crisi e ce la farà ancora”.
Anche Favino ha una sua idea molto forte in merito. “La crisi ci colpisce tutti, sia nelle tasche che – dal mio punto di vista, forse un po’ ideologico – nell’emotività”, dice l’attore per spiegare il doppio filo economico e sentimentale del film. Ma il suo pensiero va soprattutto ai più giovani: “Il mio personaggio ha 45 anni circa, ma io credo che si parli troppo poco di ciò che succede tra i 18 e i 25. Togliere ai ragazzi, in quei sette anni fondamentali, la possibilità di sentirsi integrati è una cosa molto grave”.
Ma de L’industriale colpisce molto non solo lo sviluppo narrativo ma anche la sua fotografia livida, quasi un bianco e nero mancato. Montaldo spiega così tale scelta stilistica: “ Questo film lo sognavo e vedevo in bianco e nero. So che sembra una provocazione. E’ una storia che non ha colore. Quando il mio direttore della fotografia, Adriano Catinari, mi ha fatto vedere queste immagini desaturate, allora è cominciato il passaggio”.
E con una punta di astio, non manca anche una frecciata politica a Marchionne da parte del regista genovese: “Scommetto che lui non ha mai parlato davvero con un operaio”.




