Nella splendida atmosfera dell’hotel Hassler, a due passi da Piazza di Spagna (visto il film, una fortunata coincidenza o una geniale trovata?), si è tenuta la conferenza di presentazione de Il Gatto con gli stivali, ultima pellicola d’animazione prodotta dalla Dreamworks. Ad accompagnare il film, insieme al produttore Jerry Katzezberg e al regista Chris Miller, anche le due star protagoniste: la bellissima Salma Hayek ( la voce della gattina Kitty mani di velluto) e, soprattutto, Antonio Banderas.
L’incontro inizia chiedendo le motivazioni che hanno portato i produttori a “strappare” il gatto dalla famiglia di Shrek e a dedicargli un film tutto per lui. Il produttore e il regista (realizzatore anche di Shrek terzo) sono subito concordi nel dire che Gatto, già nella sua prima apparizione nel secondo film dell’orco verde, aveva da subito mostrato le potenzialità per sostenere un film sulle proprie spalle. “Il gatto con gli stivali, infatti, ha dentro di sé tantissimi elementi come una storia personale, un mondo inedito e un carattere particolari, che andavano per forza sviluppati in un film. Nel realizzare questa pellicola abbiamo volutamente preso le distanze da Shrek perché pensavamo che il gatto dovesse avere, oltre ad un universo personale (il film, a differenza dei rimandi nordeuropei di Shrek, è palesemente ambientato in contesto ispanico), anche una dimensione mitologica di leggenda”. Sicuramente a caratterizzare questo piccolo eroe ha contribuito la magnifica performance di Antonio Banderas (doppiatore anche nella versione spagnola ed italiana) che, nonostante ammetta di “non avere tutte le virtù di Gatto, soprattutto il coraggio”, afferma di aver fatto un enorme lavoro di preparazione. Soprattutto per quanto riguarda la voce. Proprio parlando di questo argomento, dopo aver scherzato sul fatto che nonostante il doppiaggio italiano non parli la nostra lingua, l’attore spagnolo racconta la sua esperienza: “Mi è sembrato molto interessante, oltre che divertente, dare a questo animaletto cosi piccolo e grazioso, una voce profonda e dura. A mio avviso dà bene l’idea del suo carattere eroico e coraggioso. Inoltre, nelle versioni diverse da quella inglese, ho aggiunto piccole modifiche rilevanti. Ad esempio nel faticosissimo doppiaggio spagnolo, ho dato a Gatto il mio accento di Malaga per renderlo ancora più spassoso”. Banderas continua, negando qualsiasi risvolto politico nel rapporto di fratellanza tra Gatto e il suo amico Humpty Dumpty: “Non credo che l’obiettivo della pellicola sia quello di trovare un rimedio contro la crisi attuale. Noi volevano mostrare il passato di Gatto e spiegare il perché, nella saga di Shrek, decida di legarsi a quella banda di matti. Lui, infatti, ha una storia difficile alle spalle e desidera solamente avere una famiglia”.
Più spensierata invece è Salma Hayek, che dopo aver confessato, con un po’ di retorica, di amare l’Italia, sottolinea quanto si sia divertita con il suo personaggio: "E’ stata un’occasione fantastica, direi liberatoria, quella di essere Kitty. Lei è uno splendido personaggio femminile, indipendente, forte come se ne vedono pochi in giro. Per prepararlo mi sono messa in gioco in un modo per me inedito visto che di solito mi limito a recitare davanti la macchina da presa. E’ stata un’esperienza anche molto importante per il mio lavoro perché mi sono sentita molto cresciuta, soprattutto dal punto di vista dell’improvvisazione. Inoltre mi sono cosi concentrata nel ruolo che tutte le mattine, invece che la doccia, le passavo a leccarmi”!
Prima di lasciare la platea di giornalisti, Banderas, oltre a rivelare di avere in cantiere un film prodotto da Paolo Sorrentino - “ma chissà se riusciremo a farlo, il prossimo anno sono impegnato con diversi progetti a cui tengo molto” - ci ha tenuto a dire: “Il Gatto con gli stivali, insieme al mio Zorro, è il film ad ambientazione ispanica a più alto budget che si sia mai realizzato. E’ importante per la comunità latina che vive negli Usa avere un eroe, privo di clichè, con cui immedesimarsi. La Dreamworks, anche con Kung Fu Panda per la comunità asiatica, è sempre stata attenta a questo lavoro di integrazione sociale. Mi ricordo che quando sono arrivato a Los Angeles mi dicevano che avrei fatto solo il cattivo, il narcotrafficante. Invece, ora, abbiamo prodotti come questo, dove i buoni parlano con un forte accento spagnolo mentre i cattivi in un inglese perfetto. Anche per questo considero una pellicola come Il Gatto con gli stivali un grande riconoscimento per una parte, socialmente ed economicamente, importante del popolo americano”.




