L’intero cast, il regista, il cosceneggiatore ( Ivan Cotroneo), gli autori della colonna sonora (Patty Pravo e Pasquale Catalano), il costumista (Alessandro Lai) i produttori ( Caterina D’amico per Rai Cinema e Domenico Procacci per Fandango) tutti presenti alla proiezione per la stampa a Roma dell’ultimo film di Ferzan Ozpetek, su cui aleggiava la consueta curiosità.
Tanto per cominciare e marcare il territorio, si mette subito in chiaro il numero di copie in cui verrà distribuito(circa 500) e l’iniziativa della Fandango di comprendere tra queste, una decina di copie sottotitolate per non udenti. Dopo di che si sottolinea quanto clamore, il film abbia suscitato al festival di Berlino nella sezione Panorama,e i quindici paesi europei già interessati a comprarlo.
Poi si entra nel merito della “creazione” ed il regista si mostra disponibile al dettagliato racconto:
La creazione dei personaggi è stato un lavoro studiato in fase di scrittura insieme ad Ivan Cotroneo ma chiaramente sul set la collaborazione di tutti ha completato l’opera. Mi sono divertito particolarmente a lavorare sul personaggio della zia Luciana, che rappresenta un mix di comportamenti, atteggiamenti e tic di tre delle mie zie, quindi è evidente e prevedibile che l’elemento autobiografico, rappresentato da esperienze vissute, ricordi di infanzia, fissazioni ,contribuisce non poco al risultato, come in tutti i miei film.
>In un momento del film il protagonista Tommaso dice al suo ragazzo Marco, che non è facile confessare ai genitori tutto e comportarsi come se si fosse nel 2000 e non nel 2010. Cosa voleva intendere con questo?
La differenza tra le due epoche è per me evidente, nel senso che il 2000 ha rappresentato in qualche modo l’inizio di un periodo nei confronti del quale tutti si approcciavano in maniera ottimista, ancora non era accaduta la tragedia dell’11 settembre, ed atteggiamenti di apertura e liberalità a livello politico sociale ed etnico erano contemplati. Poi è iniziato un degrado, una chiusura, una diffidenza preventiva generale che ha portato ad una situazione tutt’oggi preoccupante.
Come nasce la collaborazione con Patty Pravo per le musiche?
Mi è stato sottoposto, da uno dei collaboratori di Patty, il pezzo che avete ascoltato in maniera ricorrente nel film , il brano “sogno”, e l’ho trovato subito adattissimo come leit motiv di questa storia.
La parola ora ai due personaggi principali del film, Riccardo Scamarcio ( Tommaso) e Alessandro Preziosi (Antonio) alle prese con un conflitto importante, che ricorre spesso,tra l’altro, nelle epopee che vedono protagonisti due fratelli, l’eterna lotta e contraddizione di sentimenti nei legami di sangue. Come avete affrontato la preparazione al personaggio?
Non è stato subito chiaro il modo in cui “affrontare” Antonio. E’ un personaggio nel quale risiede una contraddizione emotiva che mi ha creato non poche difficoltà nel rappresentare un uomo che nei confronti del fratello nutre un grande affetto ma che decide ugualmente di servirsi di lui, ferendolo e fregandolo. Quindi mostrarsi egoista dovendo comunque trasmettere la necessità di Antonio di esserlo, le sue poche scelte in merito, le sue giustificazioni. E la scena in cui si prendono a botte è stata rivelatrice in questo senso perché lì Antonio, fa capire con forza a Tommaso quanto la loro sofferenza sia uguale.
L’impressione immediata che avevo mentre” interiorizzavo” Tommaso era la sua posizione, all’interno della storia, al contempo di protagonista, quindi che sostiene tramite il suo punto di vista, la vicenda, e di personaggio che anzi che agire, piuttosto reagisce. Caratteristica non consueta per un protagonista. Perché come avete visto Tommaso subisce l’atteggiamento forte degli altri, vi si adatta, stenta a decidere e lo fa per tutto il film. Nello specifico con il fratello Antonio, era necessario, e alla fine credo che ci siamo arrivati, instaurare con Alessandro una complicità tale che restituisse tra i due fratelli, si uno sguardo di tensione, ma che nascondesse al suo interno una inestricabile intimità.



