Luci spente, lieve brusio di attesa e una inquietante clip proiettata sul megaschermo laterale del Teatro 16. Così si è aperto ufficialmente l'incontro con Oren Peli e Steven Schneider, rispettivamente regista e produttore esecutivo di Paranormal Activity, tenutosi la mattina dello scorso sabato 30 gennaio presso la NUCT - Scuola Internazionale del Cinema e della Televisione, a Cinecittà.
L'evento - una lezione di cinema aperta al pubblico - ha permesso al moderatore Francesco Alò (direttore artistico della NUCT) di intervistare il regista di origine israeliana e di sviscerare gli aneddoti più succosi relativi alla sua interessante opera prima: un horror a basso budget, girato con attori non professionisti ed avente come set l'abitazione personale di Peli.
In sala, fra le varie personalità di spicco, ha risaltato la presenza di Ruggero Deodato, maestro dell'horror nostrano. Addirittura, pare che la sola notizia della partecipazione del regista italiano all'incontro abbia messo un po' di soggezione Schneider e Peli al momento del loro invito. Comprensibile, dal loro punto di vista. Come ha spiegato lo stesso Alò, Deodato è stato il capostipite del mockumentary horror con il suo capolavoro Cannibal Holocaust. Che è stato fonte di ispirazione per l'altro importante (e più recente) antesignano di Paranormal Activity: ovvero The Blair Witch Project.
Il film di Peli ha avuto una storia distributiva abbastanza travagliata: partito come un'operazione amatoriale, ha avuto la fortuna di attirare l'attenzione del produttore Steven Schneider prima e addirittura del regista Steven Spielberg dopo. Curioso e divertente l'aneddoto che riguarda l'interessamento di Spielberg al progetto, dopo che questi visionò la prima versione del film comodamente a casa. Scheider racconta la telefonata all'amico Oren in cui pare gli abbia detto: “Ci sono buone notizie e cattive notizie. La cattiva notizia è che Spielberg ha interrotto a metà la visione del film. Quella buona è che lo ha fatto perchè ha avuto troppa paura ed ha dovuto continuare la visione l'indomani mattina”. Lo stesso Shneider confessa che nel 2007, quando ricevette la prima versione del film, l'aveva abbandonata assieme ad altro materiale per qualche settimana prima di decidersi a guardarla, e che la notte che seguì la visione non riuscì quasi a chiudere occhio.
Ad un certo punto della mattinata, sempre sul solito megaschermo laterale, vengono proiettate anche alcune reazioni del pubblico alle anteprime del film nella sua versione definitiva, apparendo forse agli occhi del pubblico italiano fin troppo esagerate.
Come spiega il produttore, l'unico appunto negativo di Spielberg al film riguardava il finale originale. Quando lui in persona ha suggerito il suo, è sembrato un sogno che uno dei più grandi registi viventi si fosse non solo interessato a distribuire un piccolo film quasi amatoriale (approdato infatti nelle sale col marchio Dreamworks), ma che addirittura avesse suggerito un finale degno – e decisamente più efficace, anche secondo Peli e Shneider, di quello iniziale-.
Fra le domande del pubblico, interessante soprattutto quella riguardante i registi o i film più amati dai due ospiti. Peli ammette (ironicamente) di essere cinematograficamente parlando un “americano più tipico” rispetto a Scheider, e di non conoscere molto il cinema italiano e quello straniero in generale, preferendo più pigramente i film made in USA. L'amico produttore invece rivela i propri registi italiani di culto, e sembra di sentir parlare Tarantino: fra i nomi si ritrovano il già citato Deodato, Dario Argento, Pupi Avati, Lucio Fulci e addirittura Francesco Barilli, del quale Schneider ammette di aver adorato il cult Il profumo della signora in nero.
Le curiosità: alla domanda se non avesse paura a rimanere a vivere in quella casa dopo Paranormal Activity, il regista risponde placidamente di non avere nessun problema. E ad un altra domanda su cosa avesse dovuto “modificare” della sua abitazione prima di girare il film, la sua risposta è stata quasi deludente: solo qualche eliminazione qua e là e il montaggio del parquet in due stanze per esigenze tecniche.
E così com'era iniziato, l'incontro si conclude con una clip, per lasciare un senso di tensione nell'eccitato pubblico ed alimentare l'attesa per l'uscita del film in sala. Anche se molti - presumibilmente la maggior parte - avevano già visto la versione originale grazie alle sconfinate (e ben poco paranormali) vie del web.








