Sembra il diario di un uomo senza parole, un resoconto lontano di fatti realmente accaduti in un’epoca remota, ma priva di concretezza materiale e narrativa il nuovo film di cui è protagonista Johnny Depp. Il racconto di una pigra ed oziosa rivoluzione contemporanea, autentica, epurata dai romanticismi di diari in motocicletta e leggende di uomini forti.
Quello dei talentuosi Stefano Liberti e Andrea Segre è un lucido resoconto della patologica visione della realtà nella quale ci siamo incastrati tutti quanti e che arricchisce gli uni, impoverendo gli altri.
Il nuovo film del regista di Train de vie sembra una favola da Le mille e una notte che affronta le problematiche decisamente attuali della condizione femminile nei paesi di origine islamica. Colori e campiture ricordano Rotchko o il primo Kandinsky.
Il secondo capitolo della trilogia (inaugurata nel 2008 dal grande successo internazionale Viaggio al centro della terra) ha nuove sfaccettature esotico-virtuali, aggiornate alla fruizione di una frangia specifica di spettatori, nutriti dall’estetica degli spazi virali e digitali del web.
Una superficie di vetro ci separa dal dramma delle azioni di una storia che non lascia respirare, prima di frantumarsi in tanti pezzi ed esplicitare la fobia delle vulnerabilità e della nostra esposizione alla violenza. Un tracciato narrativo spigoloso e tagliente, costruito in una rigida e metodica struttura che gioca cinicamente sul contrasto spettacolare tra la calma apparente e le invisibili guerre contemporanee.
L'emozionante opera corale della poliedrica Maïwenn, già premiata all'ultimo Cannes, ci invita a riflettere sul gap della comunicazione tra giovani e adulti.
Un'incursione tra le bizzarre presenze animalesche, ovine e non solo, che hanno reso divertente il cinema.
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