Dopo il grande successo ottenuto a Milano nelle sale del Palazzo Reale, il 15 febbraio arriva a Roma la prima grande mostra italiana dedicata al pittore ritenuto il caposcuola del “realismo statunitense” che con le sue opere ispirò grandi autori del cinema tra cui Chaplin e Hitchcock. L’allestimento nelle sale dell'ex Museo del Corso, oggi Fondazione Roma Museo, curato da Carter Foster, ripercorre sessant’anni di carriera attraverso bozzetti, incisioni, olii su tela, acquerelli e illustrazioni pubblicitarie (Hopper, infatti, per guadagnarsi il pane prima di raggiungere il successo, fece il disegnatore in diverse riviste americane) e propone ulteriori opere rispetto alle 160 già presenti nell'allestimento milanese.
La maggior parte delle opere esposte proviene dal Whitney Museum di New York, sorto in quello che fu l’atelier dell’artista. La prima parte della mostra è incentrata sugli autoritratti, influenzati dalla formazione impressionista ed “europea” del pittore. Poi c’è la raccolta di dipinti parigini, con la Senna, i suoi ponti e i Bateaux-Mouches, come principali protagonisti. Le acqueforti e le illustrazioni occupano una sezione a parte. Le ultime sale sono riservate alla tematica erotica (la modella preferita di Hopper era la moglie Jo, che spesso viene ritratta nuda) e ai luoghi della memoria. In un set allestito all’interno della mostra dal videomaker Gustav Deutsch i visitatori possono interpretare il dipinto Morning sun, nel quale viene raffiguarata Jo seduta sul letto mentre guarda fuori dalla finestra.








