Con ben cinque film in programma e due membri della giuria su cinque totali, l'Italia è protagonista del Festival internazionale del cinema di Beirut, giunto all'undicesima edizione e presentato oggi nella capitale libanese
In scaletta anche le pellicole firmate da Pedro Almodovar (La pelle che abito), Wim Wenders (Pina), Lars Von Trier, Gus Van Sant (Restless), John Turturro (Passione) e Takeshi Kitano (Outrage). Molto ampio, come di consueto, il ventaglio di lungometraggi, documentari e corti di registi mediorientali ai quali sono dedicate tre rispettive diverse sezioni. Il Libano è il più rappresentato con 14 diversi registi, seguito dall'Iran (6 film di autori emergenti), Egitto, Giordania, Marocco, Bahrain, Iraq e Tunisia. Da Tunisi un cortometraggio dedicato alla rivolta che tra dicembre e gennaio scorsi ha deposto il presidente Ben Ali. «Abbiamo provato invano a ricevere le pellicole del regista siriano Omar Amiralay», ha detto all'ANSA Colette Nawfal, organizzatrice del festival, in riferimento al noto regista siriano critico del regime di Damasco e spentosi lo scorso febbraio. Luca Guadagnino, autore di Io sono amore in programma nell'edizione passata, è quest'anno presidente della giuria e il suo ultimo film, Inconscio italiano, sarà proiettato fuori concorso. In competizione, nella sezione International Panorama, Terraferma di Emanuele Crialese, Solo andata - Il viaggio di un Tuareg di Fabio Ceramaschi e Manuale d'amore di Giovanni Veronesi. Novità di questa edizione è l'inserimento di due mini rassegne dedicate rispettivamente ai film per bambini con scopi educativi e a pellicole straniere incentrate sul tema della cucina.