Da Venezia a Toronto, la carica degli italiani

Martedì 13 Settembre 2011 07:36 Scritto da  La Redazione Read 306 times
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Che il cinema italiano stia risollevandosi dalla lunga crisi nella quale è sprofondato è azzardato affermarlo, anche alla luce dei recenti risultati del festival di Venezia, quello che è invece un fatto è che alla trentaseiesima edizione del Toronto International Film Festival (8-18 settembre) l'Italia occupa una fetta del cartellone piuttosto importante

Venerdì scorso ha debuttato in anteprima mondiale Il primo uomo, di Gianni Amelio. La pellicola è di produzione italo-francese-algerina, è ispirata all'ultimo romanzo, lasciato incompleto e pubblicato postumo nel 1994, dello scrittore Albert Camus ed è interpretata da Maya Sansa, Jacques Gamblin e Denis Podalydès. La storia è ambientata sul finire degli anni Cinquanta e narra del protagonista Jacques Cormery, alter-ego di Camus, che fa ritorno in Algeria e ricorda gli anni della propria infanzia. Il film di Amelio, che non senza polemiche ha evitato di partecipare ai festival di Cannes e Venezia, è stato il primo di dodici film italiani, o in coproduzione con il nostro paese, proiettati nel corso del festival che si concluderà il 18 settembre. Cercando un minimo comune denominatore fra queste produzioni, senz'altro questo è rappresentato dall'Italia luogo di incontro e di scontro fra culture, popoli e sentimenti religiosi. Terraferma di Emanuele Crialese, dopo il controverso successo di Venezia, debutterà domani a Toronto con il suo attualissimo tema dell'immigrazione clandestina nel sud del nostro paese, tema che ritorna anche in Isole di Stefano Chiantini. Di immigrazione parla anche Ermanno Olmi ne Il villaggio di cartone, che, anche questo, debutterà domani nella città canadese. Olmi racconta di un gruppo di immigrati illegali che trova rifugio in una chiesa sconsacrata che sta per essere demolita, e dell'anziano parroco della chiesa che aiutando i clandestini ritrova una missione, ma il film a più forte connotazione religiosa è Habemus Papa di Nanni Moretti, una delle pellicole più attese al festival. Il regista italo-svizzero Ronaldo Colla tratterà invece il tema degli abusi in famiglia con Giochi d'estate. Sei anche le co-produzioni italiane. Fra i lungometraggi The Forgiveness of Blood di Joshua Martson, The Kid with a Bike di Jean-Pierre e Luc Dardenne, Where Do We Go Now di Nadine Labaki, e That Summer, di Philippe Garrel, che vede Monica Bellucci fra i protagonisti. Due infine i corti prodotti con collaborazione italiana: Acqua di Raha Shirazi, e Deragliamenti della canadese Chelsea McMullan, che racconta la storia di quello che è stato definito il film non realizzato più famoso della storia del cinema, ovvero Il villaggio di Mastorna, detto Fernet, di Federico Fellini. Il film, dopo la morte del regista divenne un libro illustrato da uno dei maestri del fumetto italiano: Milo Manara.

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