Si è svolto lo scorso mercoledì 7 Ottobre, presso la Libreria del Cinema a Roma, un incontro al femminile con alcune importanti donne legate al progetto Cosmonauta, piccola sorpresa cinematografica tutta italiana delle scorse settimane. L’evento ha visto presenziare la regista e sceneggiatrice - anche attrice - del film Susanna Nicchiarelli, la co-sceneggiatrice Teresa Ciabatti, la produttrice Laura Paolucci, e la giornalista Irene Bignardi (in qualità di moderatrice).
Il tema ufficiale della serata è stato, complessivamente, il ruolo della donna attuale, a partire dal suo punto di vista nel cinema fino all’analisi di processi ed evoluzioni finalizzati al superamento (reale o sperato) di modelli e stereotipi femminili nella società. D’altra parte, nel corso del dibattito, si sono toccati anche temi più prettamente cinematografici come le scelte e le valutazioni di sceneggiatura, le difficoltà finanziarie del mercato cinematografico nostrano, la competitività delle nostre pellicole all’estero e – addirittura - l’uso del computer in Cosmonauta stesso.
A proposito del primo punto, la giovane regista non nasconde quanto le piacesse l’idea di un’opera in costume, ambientata nello specifico negli anni 60, per riuscire ad affrontare un periodo epocale del cambiamento sociale e culturale del nostro paese. «Volevo fare un film che fosse anche un sogno», confessa, dove i desideri e le speranze dei suoi personaggi potessero caricarsi di un valore aggiunto non indifferente: la consapevolezza di come quelle stesse aspettative si sarebbero gradualmente evolute nei lustri successivi. Questa scelta le ha anche permesso di affrontare l’adolescenza con un approccio diverso dal moccismo imperante, e di poter quindi raccontare un percorso di crescita verosimile anche nei suoi aspetti meno idilliaci e più goffi (soprattutto per ciò che concerne i primi approcci amorosi).
Si è poi sottolineata l’importanza della componente politica nella vicenda narrata – la cui trama ruota per lo più attorno ad una sezione del Partito Comunista - per quanto la regista, riferendosi a sé ed alla co-sceneggiatrice ed amica Teresa Ciabatti, ci tenga a precisare: «In questo film non siamo mai state ideologiche». E in effetti, il contesto della sede di partito non è certo rappresentato in maniera virtuosa: il maschilismo imperante e i pericoli del fervore ideologico giovanile sono ben rappresentati in questa graziosa opera prima, che per la sua realizzazione ha beneficiato anche del contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Una doppia nota di merito, marcata in sede di dibattito, va inoltre rivolta alle bella ed azzeccata colonna sonora (composta di classici degli anni 60 riarrangiati ed attualizzati dal bravo Max Casacci dei Subsonica) ed al simpatico cortometraggio animato che precede il film, incentrato su un gruppo di animali cosmonauti lanciati nello spazio, scritto dalla regista durante la lavorazione della sceneggiatura della pellicola vera e propria.




