La critica dice Aki Kaurismaki. La giuria della Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica (Fipresci) tra i film del concorso principale di Cannes ha scelto di assegnare il Premio della Critica Internazionale a Le Havre del finlandese Aki Kaurismaki. Mentre tra i film della sezione Un Certain Regard la vittoria è andata a L'exercice de l'Etat del francese Pierre Schoeller. Il Fipresci per le sezioni parallele è stato attribuito a Take Shelter dell'americano Jeff Nichols, già vincitore del Grand Prix della Settimana Internazionale della Critica.
Paolo Sorrentino con il film This must be the place, infine, ha vinto il premio Ecumenico al Festival di Cannes, mentre due menzioni sono andate al film di Aki Kaurismaki, Le Havre e al film di Nadine Labaki, Et maintenant on va ou?. Nel ricevere il premio Sorrentino ha detto: “Quello che mi piace dei festival sono i premi e a me piace vincere”.
Oggi si chiuderà un Festival pieno di epiche immagini di un mondo che muore, ma anche nel segno del femminile. E a vincere dovrebbe ancora essere uno di quei film in cui la catastrofe è interiore come quello di Terrence Malick, The Tree of Life. Unico suo avversario, almeno per la forza delle immagini, quel Melancholia di Lars Von Trier di fatto tagliato fuori dalla gara per le sue dichiarazioni su Hitler ed Israele.
Tra i supercandidati per i premi maggiori (Palma d'oro, Grand Prix e regia) troviamo ancora Aki Kaurismaki con Le Havre, favola piena di poesia sull'immigrazione, i fratelli Dardenne con Il ragazzo con la bicicletta e, infine, The artist del francese Michel Hazanavicius, geniale film bianco e nero e muto che non annoia mai. Mentre sale però nelle quotazioni, oltre il noir Drive del regista danese Nicolas Winding Refn, miscela di violenza, auto e sangue, anche il nostro This must be the place di Paolo Sorrentino che ha incassato buone critiche da stampa francese e anglosassone e anche Il Premio ecumenico. Oltre il film, molto considerata da tutti l'interpretazione da parte di Sean Penn di Cheyenne (ex star del rock con poca voglia di crescere). Sempre per l'Italia potrebbe correre ancora un personaggio maschile non troppo solido come il neo-papa Michel Piccoli di Habemus Papam di Nanni Moretti. Per i ruoli femminili la rosa sembra invece oggi allargarsi e sempre nel segno dei personaggi forti. Non solo potrebbe vincere la Palma d'oro la madre-coraggio che non rinuncia ad amare il figlio-mostro interpretata da Tilda Swinton in We need to talk about Kevin di Lynne Ramsay: c'è poi la generosa mamma in affido dei Dardenne, ossia Cecile de France, e la depressa quanto tosta Kirsten Dunst indifferente alla fine del mondo del film di Lars Von Trier.




