Manca poco alla conclusione del festival di Cannes, ma il palmares sembra ancora lontano. Eppure all'appello mancano solo il turco Nuri Bilge Ceylan con il mastodontico Once Upon a Time in Anatolia e La source des femmes del franco rumeno Radu Mihaileanu.
Mai come quest'anno, con una selezione piena di film attesi e grandi autori, è difficile immaginare che cosa passerà nella mente dei giurati, che si riuniranno per la penultima volta oggi pomeriggio. Per l'eterogeneità del gruppo presieduto da Robert De Niro, e per la quantità di opere che potrebbero essere premiate.
Secondo il daily “Le film francais” in pole position ci sono The Tree of Life di Terrence Malick con sei palme, e The Artist di Michael Hazanavicious e la connazionale Maiwenn a quota quattro per il corale Polisse, che decisamente non dovrebbe tornare a casa a mani vuote.
L'americano “Screen” invece segnala per vincente Le Havre di Aki Kaurismaki, anche lui in odore di premio, se non la Palma quello della giuria, tallonato dai fratelli Dardenne con The Kid with a Bike e a poca distanza da The Tree of Life e The Artist.
Poche speranze per Habemus Papam di Nanni Moretti, che invece potrebbe sottrarre la Palma per l'interpretazione maschile, con il grandissimo Michel Piccoli, allo Sean Penn di This Must Be the Place di Paolo Sorrentino.
Quasi unanimità per la Palma femminile a Tilda Swinton, immensa in We Need to Talk About Kevin. Buone possibilità anche per il danese Nicolas Winding Refn che ha conquistato i critici con il suo Drive e potrebbe aggiudicarsi il riconoscimento alla regia. Sospeso il verdetto su Pedro Almodovar, che ha diviso la stampa internazionale con il thriller melo La piel que habito, mentre Lars von Trier, dopo essersi immortalato con le sue dichiarazioni dei giorni scorsi, si sarebbe pregiudicato anche l'ipotesi di un premio alla sua attrice, Kirsten Dunst, peraltro bravissima, in Melancholia.




