Berlinale
Domenica, 22 Febbraio 2009 19:02

59° Berlinale

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Quello che immediatamente colpisce del 59° Festival Internazionale di Berlino è come sempre la quantità di film presentati: fanno parte della selezione ufficiale 383 pellicole, tra lungo e cortometraggi, e oltre 700 sono state inserite all’interno dell’European Film Market, ormai a tutti gli effetti uno dei principali mercati cinematografici europei dopo Cannes.

Decisamente più esiguo il programma delle opere in concorso, 18 film, 14 delle quali anteprime mondiali e ben 5 produzioni o coproduzioni statunitensi (Happy Tears di Mitchell Lichtenstein, My One And Only di Richard Loncrain, The Messenger, opera d’esordio di Oren Moverman, In The Electric Mist, del francese Bertrand Tavernier e Rage, film curioso e non da tutti apprezzato sul mondo della moda e le sue ipocrisie, diretto della londinese Sally Potter).

Ma anche tra gli 8 film presentati fuori concorso, ben 6 sono produzioni tedesche o americane, tra le quali, ed emblematica a questo riguardo, la pellicola d’apertura, The International, una coproduzione tedesco-statunitense diretta dal regista tedesco Tom Tykwer, autore del cult Lola corre. Il film, acclamato dal pubblico, è un thriller politico dove un Clive Owen un po’ James Bond cerca di salvare la pelle tra banchieri corrotti e organizzazioni criminali che collaborano nel traffico internazionale di armi. Oltre a Naomi Watts, nel cast troviamo anche Luca Barbareschi, che interpreta un parlamentare di destra, particolare questo che, come ha spiegato lo stesso Tykwer, a parte la faccenda delle armi è un non troppo velato riferimento a Berlusconi ("Parlando di Italia abbiamo mostrato un fenomeno italiano. Un imprenditore che scende in politica e diventa poi presidente del consiglio da noi non sarebbe certo possibile").

Nei giorni immediatamente precedenti non sono mancate prevedibili polemiche, suscitate dalle dichiarazioni del direttore della Berlinale, Dieter Kosslick, secondo il quale l’Italia non è presente al Festival perché "ormai gli italiani fanno solo film “culinari”, con qualche rara eccezione come Gomorra". Aggettivo, questo, preso in prestito direttamente da Brecht in riferimento a quelle opere utili soltanto a favorire la digestione della cena. Immediata la risposta di vari italici produttori e del sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro, che si è mostrato per nulla stupito giacché ai Festival, ha ricordato, notoriamente si è soliti porre in evidenza le produzioni nazionali. Ma al di là di ogni sarcasmo, per il terzo anno di fila, è realmente presente una sezione denominata “Culinary Cinema”: “buoni” film proiettati durante piacevoli cene, con menu ispirati alle pellicole in programmazione e ideati da una troupe di 5 chef tedeschi. Nemmeno a farlo apposta, il 9 febbraio è stata la volta di Pranzo di Ferragosto dell’italiano Gianni di Gregorio.

Ad ogni modo, l’Italia non è stata completamente assente dalla Berlinale: oltre che con il documentario di Ermanno Olmi, Terra madre, in anteprima assoluta nella sezione “Special”, è stata presente con una coproduzione con la Francia nel film Ricky di François Ozon, e con due coproduzione franco-greche, Eden is West, di Costa-Gravas, con Riccardo Scamarcio, e La polvere del tempo di Théo Angelopulos. Inoltre è intervenuta Monica Bellucci, che ha presentato The Private Lives of Pippa Lee, diretto da Rebecca Miller.

Dimenticate le polemiche, è iniziato un intenso fine settimana, che ha visto, oltre alla già citata "fiaba operaia" com’è stata definita dal critico Roberto Silvestri) di Ozon, la proiezione del bel giallo di Claude Chabrol, Bellamy, e di In The Electric Mist, una detective story classica e ipercinefila, con un investigatore interpretato da Tommy Lee Jones altrettanto classico nella sua malinconia e rudezza. Domenica 8 è stata la volta di Mammoth, atteso ritorno dell’autore di Fucking Åmål e Ljlia 4-ever, ma che pare non aver convinto del tutto molti critici. Sebbene a Lukas Moodysson non manchino i buoni propositi, le vicende della giovane coppia, intepretata da Gael García Bernal e Michelle Williams, sono state giudicate da molti recensori retoriche e quasi da soap. Lo stesso montaggio del film, che unisce bambini occidentali che rischiano di morire in una sala operatoria a bambini filippini che rischiano di essere abusati, è apparso moralistico e prevedibile.

Alla fine, l’Orso d’Oro per il miglior film è stato vinto da La teta asustada, opera seconda della regista peruviana Claudia Llosa, che ha raccontato le vicende di Fausta, nata da uno stupro brutale e che tramite il latte materno ha contratto il morbo della "teta asustada," il cui sintomo principale è una paura paralizzante. Fausta, interpretata da Magaly Solier, già protagonista dell’opera di esordio della Llosa, Made in Usa, vive isolandosi dal mondo, nel terrore di essere stuprata a sua volta (ragione per cui arriva a mettersi una patata nella vagina, un dettaglio che ha fatto sorridere durante la proiezione al festival), e solo in seguito alla morte della madre riuscirà ad aprirsi lentamente agli altri. Ed è al Perù, una nazione che dal 1980 al 2000 ha registrato più di 70.000 omicidi e incalcolabili casi di stupro e abuso, che la regista ha dedicato il suo premio.

Gran premio della giuria ex-aequo a Maren Ade per Alle Anderen (che si è aggiudicato anche il premio per la miglior opera e il premio Alfred Bauer il ex-aequo con Tatarak di Wajda, nonché l’Orso d’Argento per la migliore attrice, Birgit Minichmayr) e ad Adrián Biniez per Gigante, una commedia piuttosto amara in cui il “gigante” del titolo, ovvero una robusta guardia della sicurezza di un supermercato, si innamora timidamente di una donna delle pulizie e non riesce a rivelarglielo.

Asghar Farhadi ha invece ricevuto l’Orso d’Argento per la miglior regia per il suo About Elly, che inizia come una vivace commedia mostrandoci il ritorno di Ahmad in Iran dopo parecchi anni in Germania e le schermaglie con i suoi vecchi compagni d’università, e finisce con la ricerca drammatica della giovane insegnante Elly. Un film considerato «sorprendente» da più di un critico, anche perché, accanto ad una regia personale e non didascalica, si palesa la profonda critica di Farhadi nei confronti del regime teocratico iraniano che, come ogni contesto in cui domini una morale esclusivamente religiosa, obbliga talvolta all’ipocrisia.

Orso d’Argento per il miglior attore a Sotigui Kouyaté per London River di Rachid Bouchareb: già interprete di Abdelkader ne Il tè nel deserto di Bernardo Bertolucci, l’attore senegalese interpreta qui un padre alla ricerca del proprio ragazzo disperso durante gli attentati terroristici di Londra del 2005, e che per caso conoscerà la madre di quella che scoprirà essere la fidanzata del figlio. Durante la premiazione ha intrattenuto il pubblico per oltre un quarto d’ora con racconti e aneddoti divertenti e con l’invito esplicito ad andare oltre qualunque tipo di pregiudizio razziale.

My Suicide di David Lee Miller, con Gabriel Sunday e David Carradine, ha invece ottenuto l’Orso di Cristallo nella categoria dedicata alle tematiche giovanili, “Generation 14 plus”, mentre una menzione d’onore è stata ricevuta dal film d’animazione Mary e Max, produzione australiana di Adam Elliot.

Alessandro Camon e Omen Moverman hanno invece ritirato l’Orso d’Argento per la miglior sceneggiatura per il film The Messenger, una sorta di war movie ma senza armi e senza scene di battaglia, in cui la rappresentazione dell’orrore indicibile della guerra è lasciato al difficilissimo compito di due soldati “messaggeri”, che devono avvisare le famiglie del decesso di un loro congiunto durante un’azione militare. L’isrealiano Moverman, che per 4 anni ha vissuto davvero la vita militare nel suo paese, trova un modo nuovo per rappresentare il dolore della perdita insensata, stavolta dal punto di vista di chi deve seguire il protocollo anche per comunicarne la notizia.

Premiati anche Gábor Erdély e Tamás Székely per il miglior contributo artistico nell’utilizzo del sonoro nel film Katalin Varga, opera d’esordio di Peter Strickland (come ha ricordato la giuria, "spesso dimentichiamo il potere che il suono può avere nel creare atmosfere e conferire originalità ad un film").

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