Tra il 2007 e il 2010 tutto il mondo ha vissuto un collasso economico i cui effetti stanno ancora pesando sulle tasche dei Paesi e peseranno ancora sul futuro dello stile di vita delle popolazioni. Charles Ferguson in seguito al fallimento della Lehman brothers nel 2008, indagando su come sia potuta verificarsi una crisi finanziaria di tale porzioni e su scala mondiale, ha realizzato Inside job, film-documentario che attraverso le voci dei protagonisti ha ripercorso le tappe salienti di questa crisi, prodotta da politiche sbagliate adottate proprio a partire dall’era reaganiana negli anni ottanta. Il film, proiettato lo scorso anno a Cannes, per ritmo, ricerca di materiale e testimonianze, modo di analizzare le problematiche e di spiegare il complesso mondo economico, ha ricevuto i complimenti della critica e un Accademy Award nel 2011. Sullo stile di The corporation di Mark Achbar, le testimonianze di economisti e banchieri raccolte da Ferguson, passo dopo passo permettono di ricostruire come tutto è cominciato, dalla politica di deregolamentazione accompagnata al progresso tecnologico, alla creazioni di derivati complessi (CDO, obbligazioni collaterali di debito) che nel processo di cartolarizzazione hanno scaturito la fusione di grandi e piccoli gruppi bancari, ingenti investimenti e prestiti non ponderati, finendo per cadere in una roulette russa attraverso la manipolazione di ingenti somme di denaro senza la possibilità poi di controllarle. E il gioco d’azzardo è un salto nel buio. A complicare la situazione è stato l’inserimento della AIG, una compagnia assicurativa che seguendo la diffusa politica della libera e indipendente azione economica, attraverso i CDS (le assicurazioni dei derivati) ha generato una pericolosa anarchia finanziaria per un giro di denaro di proporzioni colossali: era possibile assicurare anche obbligazioni che non si possedevano nell’effettivo, risultato finale, se il mercato girava per il verso giusto i guadagni erano elevati, in caso contrario ci avrebbero rimesso tutti e in modo devastante. La voce narrante è di Matt Damon, il quale non si limita a rivelare il corso degli eventi ma durante le interviste adotta un tono sdegnato ed inquisitorio verso i responsabili esponenti del sistema fallimentare, suscitando in loro apprensione: una trovata audace e brillante dell’attore.




