Lunedì, 22 Marzo 2010 13:21

LOST in Translation

Scritto da 

Il tempo non è relativo. E con ciò non si intendono confutare nè le note teorie einsteiniane nè le assai meno scientifiche premesse della nuova piega spaziotemporale di Lost. Bensì, sottolineare una concreta realtà di marketing. E parlando dei media, questo enunciato ha una valenza persino amplificata.

Ma andiamo con ordine.

I fan dell’universo seriale - costola notoriamente più impaziente e fanatica dell’intera compagine del cinefili – ormai da anni non aspettano mai troppo per godere delle versioni doppiate dei loro telefilm preferiti. E questo vale sia per le serie di lunga durata che per le primizie, di solito raccolte su segnalazione e recuperate estemporaneamente dai meandri della rete. Ciò ha creato un’evidente crisi di ascolti alle serie trasmesse in chiaro, ma di certo non ha aiutato nemmeno i passaggi sul satellite.

Per andare incontro a questa tendenza, il canale FOX aveva deciso di trasmettere le iperpubblicizzate serie di Flash Forward e poi di Lost ad una sola settimana di distanza dalla messa in onda USA. Tuttavia, nonostante l’apprezzabilità dell’operazione, lo sforzo non deve essere bastato. In particolare, gli aficionados di Lost sono probabilmente i più frenetici ed internettari fra tutti: per loro, l’idea di guardare il nuovo capitolo della saga isolana a più di due giorni dai loro cugini americani sarebbe un affronto. E così, è arrivata la svolta. Il rogo finale dell’attesa. Il punto zero - o quasi - dello sfasamento fruitivo. Fermo restando l’impegno precedente sulle puntate doppiate (che comunque hanno sempre l’opzione del doppio audio), FOX ha deciso di trasmettere anche i nuovi episodi di Lost e Flash Forward in versione originale sottotitolata addirittura il giorno dopo la loro messa in onda in patria (il mercoledì alle 22:00 Lost ed il venerdì alle 21:10 Flash Forward ) .

Iniziativa lodevole e lungimirante, non c’è che dire. Senza dubbio si è compreso uno dei fattori più importanti che caratterizzano da anni questa nuova ondata seriale saturante: un pubblico fortemente dedito allo streaming e al download in tempo quasi reale. Chissà però se l’iniziativa avrà davvero il successo sperato. L’attesa è, come appena accennato, solo uno degli elementi da considerare. Il secondo è senza dubbio l’affezionamento alle voci ed ai dialoghi originali (nonché all’utilità del reiterato ascolto americano per ovvi motivi di upgrade linguistico), ma è un’esigenza che la suddetta iniziativa copre in automatico. Esiste tuttavia un terzo fattore, niente affatto trascurabile: l’indipendenza dai palinsesti. Gli scaricatori e gli streaming-dipendenti, che rappresentano nello specifico una fetta enorme degli estimatori di Lost (e, si potrebbe scommettere, anche di Flash Forward ), di certo non verranno strappati alle loro antiche abitudini da questa trovata. E, costituendo il principale pubblico di queste e di altre serie giovani e dinamiche, è sensato pensare che la situazione ascolti nel passaggio satellitare non cambi moltissimo.

Ma al di là di questa riflessione, c’è un aspetto completamente diverso legato a questo trend ravvicinante. Un dilemma squisitamente linguistico che rischia di disperdersi per l’etere e che invece meriterebbe almeno un accenno. Ed è il seguente.

Se un gruppo di fansubber - o di sottotitolatori ufficiali di Fox - traduce tutto nell'arco di poche ore e mette in rete - o in onda - l'episodio appena uscito negli States, di certo lo fa ormai senza l'antico vantaggio di poter guardare e studiare gli episodi successivi. Ciò implica che se ci fossero enigmi o giochi legati ad ambiguità della lingua madre che non riguardino una singola battuta ma che facciano invece da filo conduttore dell'intera stagione, questi non potrebbero essere pienamente colti se non da chi quella lingua madre un pò la conosce già. E nella versione doppiata a tempi record, questo problema è ancora più forte. La mancanza di una visione d’insieme (per lo meno dell’intera stagione) si basa sull’implicita speranza che nulla, nei dialoghi o negli elementi della serie, debba necessitare un adattamento linguistico a medio o lungo termine.

Se si considera il cinema, questo problema risulta più evidente. Basti pensare, giusto per fare un esempio, al gioco redrum / murder di Shining, adattato alla meno peggio col binomio etrom / morte. O, sempre per rimanere nello stesso spettacolare film, al motto "All work and no play makes Jack a dull boy" al posto del più generico e meno coerente "Il mattino ha l'oro in bocca". Che, piaccia o non piaccia, sarà stato oggetto all’epoca di attente valutazioni, nonché di una finale supervisione ed approvazione dello stesso Kubrick.


Nel caso delle serie americane c’è più di un sospetto che gli sceneggiatori, di certo non ignari delle dinamiche globali della rete, saranno sempre più attenti a non puntare su caratteristiche troppo autoctone - almeno linguisticamente parlando - in favore di una comprensione di lungo periodo più immediata ed internazionale. Già negli ultimi anni è accaduto molto poco sia nei telefilm che nei film, i cui titoli qui da noi vengono tra l’altro tradotti sempre meno. E a parte alcune eccezioni del filone più comico come Scrubs e The big bang theory, che continuano a giocare molto su espressioni e slang nazionali (con sfizi però sempre molto contestuali e definiti), è innegabile una tendenza marcata alla “normalizzazione” di questo aspetto in vista di una esportabilità esasperata e ancor più rapida.

Certo: questo eviterà senz’altro, in futuro, altri bizzarri adattamenti nostrani come tate ciociare, obese madri con accento napoletano e – sconfinando nell’animazione – tartarughe e buoi con parlata toscana o romanesca. Ma, in fondo, agli occhi (e alle orecchie) dei non puristi, anche questo potrebbe essere un peccato. Almeno un po’.

 

doppioschermo

Questo sito web non rappresenta una testata giornalistica perchè viene aggiornato senza alcuna periodicità fissa. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Tutti le immagini usate in questo sito sono copyright dei rispettivi proprietari e concesse gratuitamente.