Martedì, 22 Novembre 2011 13:11

Schermo, Schermo delle mie brame

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Due film ed una serie tv rispolverano il mito di Biancaneve in vista del bicentenario. Sperando che regalino al pubblico almeno un po’ della cine-magia che la fiaba meriterebbe



Le mode sono una faccenda strana. Dopo l’oscura febbre vampiresca degli ultimi anni, chi avrebbe mai pensato di trovarsi di fronte ad un revival di segno quasi opposto, capace di riportare in auge un personaggio amatissimo del mondo delle fiabe? Eppure il recente interesse, rinnovato e condiviso, per la storia di Biancaneve è una realtà innegabile della scena hollywoodiana. Probabilmente alla radice c’è l’imminente bicentenario della pubblicazione della fiaba originale dei fratelli Jacob Wilhelm Grimm, apparsa la prima volta nel 1812. I due linguisti tedeschi, tuttavia, pur avendo reso famosa al mondo la storia della bella Snow White, non sono stati i suoi creatori: la fiaba circolava già da tempo in Europa e, come molti altri racconti tradizionali, ha conosciuto diverse versioni nel corso del tempo.


Attualmente ci sono due megaproduzioni americane assai attese. La prima è quella dell’indiano Tarsem Singh (The Cell, Immortals 3D): Mirror Mirror. Un titolo evocativo, diventato proverbiale anche nella sua traduzione italiana come forma parziale della celebre formula magica usata dalla strega cattiva per interpellare il suo specchio magico. Un film dai toni leggeri e colorati, che vede una divertente (e divertita) Julia Roberts indossare i panni della malvagia regina. La seconda è invece la pellicola di Rupert Sanders, che opta per un più esplicito Biancaneve e il cacciatore e sceglie venature assai più cupe, nonchè una regina bellissima e inquietante come Charlize Theron (oltre alla star della saga di Twilight, Kristen Stewart).


Eppure il file Biancaneve non si esaurisce qui. C’è almeno un altro progetto importante da considerare. Una produzione che in realtà ha giocato d’anticipo e che, pur non essendo esplicitamente una rivisitazione della celebre fiaba di Biancaneve, in qualche modo ne è una celebrazione in chiave moderna. Si tratta della freschissima serie tv Once Upon a Time, cominciata lo scorso ottobre sulla rete americana ABC (la stessa che ha trasmesso Lost e Desperate Housewives). Concettualmente questo telefilm è forse ancor più affascinante persino dei due blockbuster in uscita prima menzionati, proprio perché inserisce i personaggi del mondo fiabesco (inclusa Biancaneve e la strega cattiva, che mantengono un ruolo focale per tutto l’arco narrativo) in un contesto contemporaneo, attualizzandone i ruoli e cancellandone la memoria storica. E’ curioso notare come anche qui, al pari dei film di Singh Sanders, il personaggio più interessante e sfaccettato sia proprio quello della malvagia sovrana, che nella sua versione borghese si chiama addirittura – simbolicamente - Regina. Segno che il capovolgimento della prospettiva è probabilmente il giusto approccio per riavvicinarsi a un vecchio classico (lo sa bene anche Shana Feste, che adatterà per il cinema un racconto ispirato a La Sirenetta di Andersen ma narrato dal punto di vista del principe e della sua promessa sposa sulla terra ferma).


Come se non bastasse, più o meno nello stesso periodo ha esordito negli USA anche la serie Grimm, incentrata su un detective di Portland il quale scopre di discendere da una stirpe di cacciatori che combattono le creature soprannaturali esistenti sulla terra per difendere il genere umano. Per quanto qui il riferimento a Biancaneve non ci sia (per lo meno non ancora), è chiara la volontà dei suoi creatori di omaggiare i famosi fratelli scrittori che prestano il loro nome al titolo.


Una cosa è  certa. Eventuali responsi su quale tra queste nuove produzioni meriterà il consenso di critica e pubblico non sarà certo appannaggio di alcuna comoda e deresponsabilizzante interrogazione di qualsivoglia specchio magico. Spetterà solo a noi valutare la bontà e l’innovatività di tali operazioni, o evitare ingloriosi confronti con l’amatissimo classico Disney del lontano 1937. Sperando di non dover lanciare ben poco cinefili anatemi a fine visione. Né sul grande, né sul piccolo schermo.



doppioschermo

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