Martedì, 08 Novembre 2011 16:11

MegaVideodrome. Gloria e vita al nuovo cinema istantaneo

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Lo streaming è diventato uno strumento imprescindibile nella vita dei giovani fruitori mediatici. Ma non tutti sembrano ancora voler accettare la sua effettiva influenza


Da diverso tempo non è più un tabù. Poteva esserlo forse ancora tre o quattro anni fa, ma ora come ora è impossibile trattarlo come tale. La visione dei video in streaming, ormai, è una pratica così diffusa che sarebbe ingenuo minimizzarne la portata. Eppure, mentre molti continuano a chiedersi come mai le sale (anche le più storiche) continuano a chiudere e i prezzi dei biglietti a salire, c’è ancora una curiosa ritrosia nel denunciare la presenza di alternative così comode e istantanee da non sembrare neppure lontanamente ingiuste. Tantomeno illegali.


E’ vero, il fenomeno della fruizione via web non è di certo nuovo. E’ da più di un decennio che in Italia si scaricano in maniera sistematica film e serie tv. I più nostalgici ricordano Napster o WinMX, i più fedeli usano ancora il buon eMule, i più giovani probabilmente preferiscono i Torrent, i più avanzati lavorano ormai solo con il download diretto. Nel frattempo è arrivato YouTube nel 2005 (eh già: sembra impossibile, vero?), e una seconda epoca è iniziata. All’inizio c’erano per lo più video brevi, ma poi vi sono stati caricati negli anni anche interi film, serie tv o cartoni animati, opportunamente frazionati in spezzoni di massimo 10 minuti.


Eppure non è stato sufficiente. Il bisogno soddisfatto dal Tubo non nasceva per colmare fluviali lacune mediatiche bensì per ascoltare canzoni, recuperare frangenti divertenti o sensazionali di qualche programma televisivo, vedere trailer o spezzoni di film, condividere tributi fotografici con accompagnamento musicale, pubblicizzare qualche video amatoriale (non vietato ai minori), più infinite altre velleità estemporanee e senza alcuna pretesa di persistenza. Le cose sono cambiate definitivamente però con l’arrivo dello streaming su larga scala. Megavideo, Veoh, Novamov, Videoweed, e chi più ne ha più ne metta. Vere bibbie per cinefili, amanti di serie tv e anime giapponesi, o anche semplici internettari annoiati che hanno imboccato tunnel seriali - per caso e per segnalazione - scoprendo così un mondo nuovo ed appassionante.


Visioni organiche o compulsive; sottotitolate quasi in contemporanea con gli Stati Uniti o in un rigoroso e deludente doppiaggio italiano; caricate nei momenti morti e sbocconcellate al lavoro oppure godute appieno nella quiete domestica; nitide e pulite grazie ad una versione dvdrip o traballanti, tossite e camminate versioni carpite in sala; intervallate dalle imprecazioni verso connessioni lente e ballerine o contro le interruzioni di quei maledetti 72 minuti che nessuno ricorda di aver mai davvero raggiunto. Alla fine, lo streaming è diventato veicolo principale di diffusione mediatica per il pubblico più giovane, soprattutto per quello che riguarda i telefilm, ed ha indirettamente sviluppato lessico e linguaggi specifici della sua comunità di riferimento.


Una vera e propria rivoluzione, che ha ulteriormente cambiato il mercato della visione. I dibattiti etico, legale, economico e di opportunità sono ancora accesi. Tutti coloro che beneficiano dello streaming (e che hanno così anche potuto smettere di accumulare scottanti file illegali di prodotti coperti dal diritto d’autore sul proprio pc) sperano che la pacchia non finisca mai, e ringraziano in silenzio questi contemporanei paladini del web che rilasciano in rete tutto ciò che di nuovo il mercato dei media offre, spesso anche ignorando del tutto motivazioni e mezzi reali dei loro benefattori, e talvolta sbigottiti nello scoprire copie di film che sembrano provenire da segretissime anteprime private – con tanto di avvertimento inglese sulla riservatezza dei diritti –. Il tutto senza mai avvertire un reale senso di disagio di fronte a cotanto sospettoso omaggio.


E allora, ben venga la magia del cinema. Nulla da ridire sulla sana e rassicurante visione pomeridiana (infantile e adolescenziale) di cartoni censurati in tv. Estremo rispetto per tutti coloro che, puntuali e volenterosi, seguono i loro serial preferiti ogni settimana sul digitale o sul satellite, magari registrandone gli episodi con avveniristici timer quando sono assenti. E – letteralmente – un applauso a tutti quegli eroi inconsapevoli che continuano a preferire il sano, vecchio tubo catodico (leggi anche schermo al plasma), con tutta la sua sfrigolante stanchezza elettrostatica e con la sua kilometrica ed onnipresente pubblicità. Ma, semplicemente, tutto questo non basta. Non più, ormai. C’è troppa sostanza nuova che cerca una forma adeguata. E quando i tempi saranno maturi, il cambiamento non potrà che risolversi in una carnale, cronenberghiana, crepitante rinascita.



doppioschermo

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