Martedì, 18 Ottobre 2011 11:34

Tra(s)posizioni: Meglio il libro o il film?

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La risposta all'antico dilemma potrebbe non essere così ovvia come sembra. Ecco un breve tentativo di sistemazione ragionata tra fruizione cinematografica e letteraria

Film contro libro. Annosa e sterile contrapposizione che non smette di animare infinite diatribe cineletterarie. E ora che gli spunti per le sceneggiature arrivano da media e prodotti sempre più eterogenei –fumetti, graphic novel, videogame, serie tv, reality show-, il dilemma si ramifica e si complica come non mai.

Probabilmente non esiste (e non esisterà mai) una teoria coerente in grado di mettere d’accordo tutti riguardo le migliori modalità di fruizione di una storia declinata in più mezzi. Tuttavia, volendo provare a tracciare uno schema generale, si potrebbe azzardare la seguente scaletta in quattro ipotesi. Giusto per affrontare una volta per tutto questo l’increscioso e shakespeariano dilemma su quale approccio avere di fronte ad una vicenda raccontata sia su cellulosa che su celluloide.


Allora, proviamo.

1) Quando un film sembra (o si rivela) memorabile mentre il romanzo da cui è tratto è sconosciuto da critica e pubblico, il recupero del libro può rivelarsi addirittura dannoso a livello di mitologia personale. E’ il caso di Forrest Gump o di Chi ha incastrato Roger Rabbit, meravigliosi nella loro resa cinematografica ma assai meno interessanti nella loro originale versione scritta. Si tratta in qualche modo di dare una possibilità in meno al romanzo rispetto al film.

2) Quando un film sembra (o si rivela) buono ed anche il romanzo da cui è tratto si scopre essere stato amato da pubblico e/o critica, allora, potendo scegliere, vale la pena leggere il romanzo dopo il film. Se il libro è bello, infatti, è più probabile che guardando prima il film possa rimanere un bel ricordo di entrambi, a distanza di tempo,  mentre se si è già letto e amato il libro prima della sua trasposizione cinematografica, per quanto quest'ultima possa essere ben fatta, si crea quasi sempre un 

confronto in perdita viziato in partenza. Un caso rappresentativo in questo senso può essere Caos Calmo, di cui molti sono riusciti ad amare prima il film e poi, ugualmente, il libro. In ambito cinefumettistico, sarebbe doveroso citare per lo meno V per Vendetta e Watchmen. L'eccezione invece può essere Non ti muovere, per il quale la lettura del libro prima della visione dell'omonimo film non ha quasi per niente penalizzato la seconda esperienza di fruizione. Si tratta di dare perciò una possibilità in più al film rispetto al romanzo.

3) Quando un film sembra (o si rivela) non memorabile mentre il romanzo da cui è tratto pare sia stato amato da pubblico e/o critica, allora, potendo scegliere, vale la pena leggere il romanzo prima del film. In caso contrario, il trauma creato da una pessima trasposizione filmica scoraggerà anche l'eventuale recupero del libro, che magari nasconde una storia ed uno stile inaspettatamente meritevoli. Un esempio apparentemente sciocco ma calzante può essere quello di PS I love you. La sinossi e le recensioni del romanzo raccolte in rete a ridosso dell’uscita del film lasciavano presagire che potesse trattarsi di una narrazione piacevole, laddove invece l’imminente versione cinematografica prometteva di essere una delle più grosse tamarrate di quell’anno (promessa peraltro ampiamente mantenuta). In quel caso, leggere il libro prima di veder

e il film avrebbe permesso di poter conservare un buon ricordo di quella storia prima che il trauma di una trasposizione pessima potesse definitivamente dissuadere qualsivoglia spettatore dal recupero del romanzo originale. In tal caso, quindi, è lecito dare una possibilità in più al romanzo rispetto al film.

4) Quando né il libro né il film da cui è tratto sembrano essere memorabili, beh, lì scatta la pura anarchia della soggettività. Ma è ovvio supporre che, in quel caso, dare una possibilità al romanzo o alla sua trasposizione è una scommessa rischiosa.

Ovviamente, come detto in precedenza, non può esistere una teoria esatta su questo argomento. Elucubrare ipotesi e percorsi è puro divertissement cinefilo, un vezzoso e provocatorio tentativo di applicare mappe concettuali ad un universo emozionale che unisce sentimenti e suggestioni diverse. Ma ogni tanto, si sa, c’è bisogno di questo: affrontare con parvenza di rigore accademico anche ciò che riguarda il puro, godurioso e trasversale intrattenimento.

doppioschermo

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