Giallo a Milano è una fotografia della numerosissima e misteriosa comunità cinese di Milano, ritratta da Sergio Basso con uno sguardo intimista ma mai buonista. Evitando il luogo comune del pietismo a favore dell’emigrante di qualsiasi nazionalità il documentario ci mostra una comunità che affronta con coraggio il tema dell’identità.
Raccontando attimi della vita di vari membri della comunità (dai bambini che vanno a lezione di cinese, a un gruppo di giovani artisti in viaggio di studio, a una coppia divisa riguardo all’opportunità di tornare in Cina e molti altri) Basso affronta un discorso universale sulla difficoltà di definirsi. Un giovane dice “come artista sono un albero che può fiorire ovunque” e in questa frase c’è sia l’affetto per il paese d’origine sia la volontà di non cercare una definizione di sé legata al passato più che al futuro.
Colpisce l’affetto e la lucidità di analisi con cui la comunità cinese guarda all’Italia, dimostrando forse di conoscerci meglio di quanto crediamo. Accanto alla nostalgia per la Cina presente, in forme diverse, in tutti i racconti c’è la consapevolezza di far già parte di un altro mondo, non migliore né peggiore ma scelto quotidianamente e con il quale si vuole interagire più che “integrarsi”.
Giallo a Milano è un racconto volutamente tanto accurato quanto non appagante. Emerge chiaramente la convinzione dell’autore che il documentario debba essere l’inizio e non la conclusione di un percorso che non può chiudersi nella visione dell’opera. Il miglior successo di un buon documentario è, infatti, legato alla sua capacità di “uscire dalla sala”. Alla base di Giallo a Milano c’è un concept molto forte e originale: non sostituire, come troppo frequentemente accade, la figura del documentarista a quella del giornalista. Spesso infatti i documentari, raccontando l’attualità, dimenticano che a mezzi diversi devono corrispondere scopi diversi e si trasformano nella versione filmica di un servizio di cronaca, cadendo facilmente nella trappola della real tv.
Per produrre un’opera che resti attuale serve qualcosa in più che raccontare accuratamente la realtà. Giallo a Milano possiede, oltre a un ottimo ritmo narrativo e a un altrettanto notevole montaggio, anche la visione artistica necessaria a raccontare qualcosa in più del presente, fotografando oltre alla realtà anche una buona parte di futuro.


