Tra pochi giorni avrà inizio la consegna di uno dei premi cinematografici più prestigiosi del panorama italiano ovvero il Premio David di Donatello.
Un riconoscimento non limitato alla sola produzione italiana ma esteso anche a quella estera con un afflato internazionale mosso alla ricerca delle migliori espressioni della settima arte.
Considerato un equivalente dei Premi Oscar hollywoodiani, il Premio David ha però nella sua nascita una valenza diversa, profondamente legata al delicato contingente storico dell’Italia del dopoguerra. Il desiderio di rinascita, la voglia di restituire Roma anche come luogo privilegiato della cultura e del cinema, traspare già nella scelta dell’omonima scultura bronzea di Donatello. Il David, trionfante dopo aver ucciso il gigante Golia, si mostra nella sua baldanzosità giovanile esprimendo al tempo stesso la forza e la grazia, il coraggio e la raffinatezza.
Emblematica sintesi dello spirito e del significato di questo evento iniziato con la fondazione, nel 1950 a Roma, dell’Open Gate Club da cui prenderà appunto avvio.
Gli anni successivi segnati dalla nascita fra il 1953 e il 1954 del Comitato per l’Arte e la Cultura e del Circolo Internazionale del Cinema, anticipano nel 1955 l’atto ufficiale di nascita dei Premi David di Donatello sotto la direzione del presidente dell’Agis: Italo Gemini.
E’ però solo al 1956 che risale la prima edizione dapprima con sede a Roma poi a Taormina, due volte a Firenze per ritornare definitivamente nella capitale dal 1981.
Destinato a premiare diverse sezioni, il David specifico al miglior film è tuttavia assente dal 1956 al 1969 e fino a quel momento la premiazione indica solo il miglior regista. Il primo anno a vincere è Gianni Franciolini vince con Racconti romani.
E’ a partire dal 1970 che viene inserito un riconoscimento al miglior film con la premiazione, in quell’occasione, di ben due pellicole: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Marina Cicogna e Andrea Senatore, Metello di Gianni Hetch Lucari.
Nel corso degli anni l’assegnazione dei Premi si specializza notevolmente diramandosi in ulteriori riconoscimenti quali l’Europeo, il Visconti, il René Clair e il Cristaldi.
L’edizione del 2007 si è distinta per essere stata teatro di un’accesa diatriba, sollevata dal gruppo dei Centoautori contro i tagli economici imposti dallo stato alla produzione cinematografica italiana. La tanto discussa crisi del cinema, ovvero l’incapacità di creare e di ricreare film (come in passato) in grado di produrre identità, ha indubbiamente rinvigorito e arricchito il valore della manifestazione. Una riflessione sul cinema, sulla cultura in generale nel suo significato più profondo e vitale cioè quello di essere patrimonio e risorsa collettiva quindi da salvaguardare.
Alla vigilia della 53° edizione, le candidature dei possibili film vincitori (e non solo) ovvero Il divo di Paolo Sorrentino, Ex di Fausto Brizzi, Gomorra di Matteo Garrone, Si può fare di Giulio Manfredonia e Tutta la vita davanti di Paolo Virzì sembrano riflettere sommariamente una tendenza volta alle problematiche e alle dinamiche del nostro presente.
Al di là delle premiazioni, l’evento assume importanza già nel suo essere ritratto, anno per anno, delle varie situazioni attuali colte nei loro mutamenti, nelle loro differenze dal passato e a volte nelle loro intime vicinanze con esso.
Film, quindi, come reperti storici che hanno raccontato e continuano a raccontare nella storia.
Emblematica sintesi dello spirito e del significato di questo evento iniziato con la fondazione, nel 1950 a Roma, dell’Open Gate Club da cui prenderà appunto avvio.
Gli anni successivi segnati dalla nascita fra il 1953 e il 1954 del Comitato per l’Arte e la Cultura e del Circolo Internazionale del Cinema, anticipano nel 1955 l’atto ufficiale di nascita dei Premi David di Donatello sotto la direzione del presidente dell’Agis: Italo Gemini.
E’ però solo al 1956 che risale la prima edizione dapprima con sede a Roma poi a Taormina, due volte a Firenze per ritornare definitivamente nella capitale dal 1981.
Destinato a premiare diverse sezioni, il David specifico al miglior film è tuttavia assente dal 1956 al 1969 e fino a quel momento la premiazione indica solo il miglior regista. Il primo anno a vincere è Gianni Franciolini vince con Racconti romani.
E’ a partire dal 1970 che viene inserito un riconoscimento al miglior film con la premiazione, in quell’occasione, di ben due pellicole: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Marina Cicogna e Andrea Senatore, Metello di Gianni Hetch Lucari.
Nel corso degli anni l’assegnazione dei Premi si specializza notevolmente diramandosi in ulteriori riconoscimenti quali l’Europeo, il Visconti, il René Clair e il Cristaldi.
L’edizione del 2007 si è distinta per essere stata teatro di un’accesa diatriba, sollevata dal gruppo dei Centoautori contro i tagli economici imposti dallo stato alla produzione cinematografica italiana. La tanto discussa crisi del cinema, ovvero l’incapacità di creare e di ricreare film (come in passato) in grado di produrre identità, ha indubbiamente rinvigorito e arricchito il valore della manifestazione. Una riflessione sul cinema, sulla cultura in generale nel suo significato più profondo e vitale cioè quello di essere patrimonio e risorsa collettiva quindi da salvaguardare.
Alla vigilia della 53° edizione, le candidature dei possibili film vincitori (e non solo) ovvero Il divo di Paolo Sorrentino, Ex di Fausto Brizzi, Gomorra di Matteo Garrone, Si può fare di Giulio Manfredonia e Tutta la vita davanti di Paolo Virzì sembrano riflettere sommariamente una tendenza volta alle problematiche e alle dinamiche del nostro presente.
Al di là delle premiazioni, l’evento assume importanza già nel suo essere ritratto, anno per anno, delle varie situazioni attuali colte nei loro mutamenti, nelle loro differenze dal passato e a volte nelle loro intime vicinanze con esso.
Film, quindi, come reperti storici che hanno raccontato e continuano a raccontare nella storia.



