Mangia, prega, ama - Recensione

mangia_prega_ama_robertsMangia, Prega, Ama è la ricetta per guarire le ferite dell'anima di Elizabeth Gilbert autrice del libro, best seller negli States (6 milioni di copie vendute), portato sul grande schermo quattro anni dopo, da Ryan Murphy (Nip/Tuck e Glee). Sono i tre imperativi che accompagnano il percorso catartico della protagonista, la stessa Gilbert, nel viaggio alla ricerca di se stessa, per imparare a vivere.

Liz Gilbert (Julia Roberts), scrittrice newyorkese, 30 anni, ha una vita apparentemente perfetta: un marito (Billy Crudup) che la ama, una bella casa, una brillante carriera. Eppure, come tante altre donne, è insoddisfatta, confusa ed è alla ricerca di qualcosa che ancora la porti stupirsi. Dopo il divorzio decide di partire, per cambiare radicalmente quella vita che non la soddisfa, e intraprendere un viaggio che la riporti a Bali, terra dove erano iniziati i suoi dubbi interiori. Tre le tappe del suo viaggio. Roma per ricoprire i piaceri della buona cucina. L'India per meditare e ritrovare la spiritualità perduta e Bali dove aveva promesso di tornare per ritrovare il suo equilibrio interiore.

L'insoddisfazione, un viaggio, la ricerca di se stessi. Già dalla trama del libro si intuisce che la pellicola non sarà di certo ricordata per l'originalità dei contenuti, ma il concentrato di luoghi comuni, spalmato sui 140 eccessivi minuti di pellicola, in uscita oggi nelle sale, risulta, a tratti, davvero imbarazzante. Partendo dalla storia della Gilbert, Murphy si perde in una sceneggiatura che parla di luoghi e persone lontanamente reali, da cartolina, che sfiorano il ridicolo proprio nella prima parte, quella ambientata a Roma. Una capitale da “Vacanze Romane”, da fotografia in bianco e nero, con la povera Roberts mangia_prega_ama_argenterocostretta a scaldarsi l'acqua nelle pentole per fare il bagno, e attorniata da una serie di amici nullafacenti capitanati da Luca Argentero. L'Italia è la patria del “dolce far niente”, ammettono i compagni di viaggio di Liz, che trascorrono le loro giornate facendo da guida turistica alla bella statunitense e mostrandole i piaceri della cucina made in Italy. Con il sorriso e qualche chilo in più Liz arriva, poi, in India, alla corte di una guru, perdendosi tra il caos e i colori della città, e la ricerca introspettiva. Ritrovata se stessa la protagonista è pronta a recarsi Bali dove, qualche tempo prima, uno shamano le aveva predetto che sarebbe tornata. Qui, quando l'attenzione dello spettatore è ormai bassa, si snoda la parte più interessante del film, le scene più coinvolgenti e arriva l'amore, senza abbandonare, però, la descrizione di una Polinesia da cartolina ed eccessivamente patinata.

Mangia, prega, ama diventa, così, l'ennesima pellicola tipicamente hollywoodiana, piacevole se soltanto fosse più breve, e dal lieto fine, giustamente, scontato. A salvarla un cast decisamente ben assortito. Dall'ottimo Richard Jenkins nel ruolo del saggio di turno, all'affascinante e intrigante James Franco fino all'adorabile Javier Bardem. Se la cava anche il “nostro” Luca Argentero nonostante il ruolo non sia di quelli “di spessore”. Tutto il resto lo fa Julia Roberts, perfetta nel rappresentare tutti i colori dell'animo di Liz: l'insoddisfazione, il dolore, il senso di colpa, la gioia, la paura di innamorarsi. Il suo sorriso, inimitabile e illuminante, prende per mano lo spettatore che, altrimenti, si perderebbe nel viaggio banale e scontato della protagonista e garantirà, di sicuro, il pienone ai botteghini. Meno male che Julia c'è.

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