Cannes 2010

Cannes 2010 (7)

Mercoledì, 12 Maggio 2010 17:43

Cannes 2010

Scritto da

Inizia oggi la kermesse del cinema di Cannes, che si concluderà il 23 Maggio. Vediamo quali le novità per questa edizione del 2010.

Cuore della kermesse sono le sezioni in cui è suddiviso il Festival: the Competition, Un Certain Regard, film Out of Competition, Special Screenings, Cinefoundations & Short Films. Presidente della giuria per la sezione “Feature Films” sarà Tim Burton. Burton è stato voluto per la sua fantasia e immaginazione, ben nota agli amanti del cinema dopo il suo Alice in Wonderland. La sua presenza porterà una ventata di buon umore al festival e tutto potrà accadere. Al suo fianco la nostra Giovanna Mezzogiorno, Benicio Del Toro, Kate Beckinsale, Alberto Barbera, Victor Erice, Emmanuel Carrere, Alexandre Deplat, Shekhar Kapur. Per la sezione “Cinefoundation & Short Films” Atom Egoyan, per “Un Certain Regard” Claire Denis, per la “Golden Camera” sarà Gael Garcia Bernal. In competizione ufficiale 18 film, tra cui uno italiano La nostra vita diretto da Daniele Lucchetti. Il film è nato come documentario per il suo interesse su come vengono assegnate le case ad Ostia. Interpreti Raul Bova, Elio Germano, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi e Isabella Ragonesi.

Il Robin Hood di Ridley Scott, in uscita domani nelle sale italiane, si trova nella sezione “Out of Competition”. Nella sezione “Special Screenings” un’ altra famosissima italiana, Sabina Guzzanti, alla regia diDraquilia – L’ Italia che trema. In questo film Sabina Guzzanti celebra la commedia italiana, conducendo la sua indagine, scavando tra le macerie del terremoto del 6 Aprile 2009.

Ogni sera alle 21. 30 al macè Beach e per la durata del Festival, i residenti di Cannes potranno vedere film sotto le stelle. In programma: From here to eternity, The two Escobars, The night of Varennes,Hollywood don’ t surf, Women and heros, La Meute, The girl hunters, Rock ‘n Roll… of course!, Le monde du silence.

Il “Camera d'or Prize” sarà assegnato al miglior film scelto nella selezione ufficiale dal Direttore della Critica Internazionale. Mentre il “Camera d'or 2010” sarà assegnato da Gael García Bernal durante la cerimonia di chiusira il 23 Maggio.

Giovedì, 13 Maggio 2010 22:24

È il Draquila Day oggi a Cannes

Scritto da

È il Draquila Day oggi a Cannes. Il secondo giorno di Festival è stato dominato dal caso cine-politico sollevato dal nuovo film della comica e regista Sabina Guzzanti, la quale ha voluto mostrare in novanta minuti come per sei mesi i terremotati dell’Aquila siano rimasti in accampamenti di tende per manovre politiche.

Il film documentario, il cui titolo per esteso è Draquila – L’Italia che trema, è stato presentato come evento speciale fuori concorso. Si tratta di immagini e testimonianze prese sul luogo del terremoto, dove la regista si è recata e ha raccolto le voci dei protagonisti, nonché i segni della violenza del sisma. La Guzzanti lancia inoltre un’accusa pesante al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, mostrando con occhio critico la gestione dell’intervento della protezione civile. La proiezione in anteprima per la stampa nella mattinata ha visto i circa 400 posti della sala Bunuel tutti occupati sin da venti minuti prima dello spettacolo. Durante la proiezione, non sono mancati i momenti di approvazione o dissenso, manifestati con commenti a voce alta, risatine o applausi. Alla fine, non tutti i cronisti italiani presenti hanno espresso parere favorevole alla pellicola, mentre ne sono rimasti piacevolmente catalizzati quelli stranieri, soprattutto francesi.

Le polemiche. Non sono mancate le schermaglie tra la regista e l’esecutivo. Durante la conferenza stampa la Guzzanti ha affermato che l’operato del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, «è eversione e colpo di Stato». Il Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi ha disertato la proiezione, perché il film «offende e dileggia l’Italia», ma ha di contro sostenuto gli altri due lungometraggi in concorso a Cannes, La nostra vita di Daniele Lucchetti e Le quattro volte di Michelangelo Frammartino, film quest’ultimo che ha ottenuto anche il sostegno economico della Direzione Generale per il Cinema del Ministero. Al Ministro ha risposto dalla spiaggia del photocall la regista, la quale ha dichiarato di provare «una profondissima vergogna per come si comportano da tempo e per la figura terribile che il nostro Paese fa all'estero grazie a questo governo». Ha poi aggiunto che «mi hanno detto di non dirlo, ma io lo dico lo stesso: non c'era nessun invito per Bondi a Cannes».

L’altra Italia del Festival. Ma alla Croisette non c’è solo Sabina Guzzanti a rappresentare il nostro Paese. La Cineteca di Bologna e il Laboratorio L’Immagine Ritrovata hanno presentato a Cannes sei nuovi lavori, dei quali cinque restauri usciti dalle stanze del laboratorio bolognese e uno in compartecipazione internazionale, Il Gattopardo. Le pellicole sono presentate in prima visione mondiale nella selezione ufficiale di Cannes Classics. I laboratori della Cineteca di Bologna e L’Immagine Ritrovata hanno collaborato a progetti di restauro dal prestigio internazionale, voluti dalla World Cinema Foundation e da The Film Foundation, organismi fondati e presieduti entrambi da Martin Scorsese. Il regista americano sarà presente alla prima mondiale del nuovo restauro di 'Il Gattopardo' in programma domani sera. I film restaurati da "Cineteca Bologna-L'immagine ritrovata", dopo la presentazione a Cannes nei prossimi giorni, saranno proposti in Italia al Festival del Cinema Ritrovato in programma a Bologna dal 26 giugno al 3 luglio.

Europa. Sono in totale venti i film europei che partecipano quest’anno al Festival di Cannes. Le pellicole sono state realizzate con il contributo economico dell’Unione Europea che presto lancerà un programma per finanziare fino al 50% dei costi che i piccoli cinema affrontano per acquistare nuovi proiettori digitali tramite la Commissione all’Educazione e Cultura. Il Programma Media sosterrà l’industria del cinema con 755 milioni di euro, soprattutto finalizzati al miglioramento della distribuzione e della promozione di film europei e al rafforzamento della competitività del settore. Otto dei dieci film che hanno vinto le ultime edizioni del Festival di Cannes avevano avuto finanziamenti Ue. Nell'edizione che si è aperta ieri, sei dei film in concorso – quattro della sezione Un certain regard e dieci nelle altre sezioni e fuori concorso – sono stati finanziati dal Programma Media. Primeggia la Francia, con ben quattordici film prodotti,  da sola o in compartecipazione con gli altri Paesi.

Venerdì, 14 Maggio 2010 15:49

Cannes, i film fuori concorso

Scritto da

Sette sonowall-street-2 le pellicole fuori concorso presentate alla 63° edizione del Festival di Cannes. Sette esperimenti che, dai cineasti più noti a quelli meno conosciuti, propongono  una gamma di storie e di tematiche eterogenee fra loro.

Spaziando dalla storia, alla fantasia senza trascurare la contemporaneità, questi film paiono anelare a lavorare su punti di vista e su modalità di narrazione curiose e forse inedite.

Si inzia mercoledì 12 maggio con la proiezione di uno dei film più acclamati: Robin Hood di Ridley Scott, riproposizione della storia del leggendario principe dei ladri che, in seguito a una specie di conversione di valori, si impegna a  rubare ai ricchi per dare ai poveri. Ultimo di numerosi remakes, il neo Robin Hood, che ha il volto di Russel Crowe, promette di convincere il pubblico e la critica in una rivisitazione  nuova insita peraltro nella poliedricità  che caratterizza ogni opera di questo regista.

Wall Street: il denaro non dorme mai, è invece  il titolo del sequel di Wall Street (1987), firmato da un altro grande cineasta del cinema contemporaneo: Oliver Stone.

Micheal Douglas che nel primo film ottenne l’Oscar come miglior attore protagonista, ritorna nei panni dello spietato Gordon Gekko, il quale, uscito di prigione, si trova alle prese con nuove vicissitudini e soprattutto con l’immanente crollo finanziario della borsa di Wall Strett. Il film che vanta fra gli altri nomi Susan Sarandon e Charlie Sheen ritrae uno spaccato molto chiaro e drammatico di un mondo conosciuto a pochi, quello della finanza, dal quale il regista fa emergere gli aspetti più reconditi, infimi e abietti.

Di tutt’altro genere, trattandosi di Woody Allen, è invece You Will Meet a Tall Dark Stranger (Incontrerai uno sconosciuto alto e misterioso) che,  muovendosi fra la commedia e il dramma, si fonda e ritorna sul tema principe del regista: ovvero il sentimento.

I personaggi, tutti appartenenti alla medesima famiglia, si trovano infatti alle prese con il sentimento tout court e con l’incapacità a gestirlo. I dubbi, le incertezze, le esitazioni, i problemi grandi e piccoli con se stessi e con gli altri, sono gli elementi che animano i personaggi di Allen drammaticamente e comicamente umani nelle loro umane e naturali debolezze.

Il terzo film, in ordine di proiezione, é invece una commedia diretta dall’inglese Stephen Frears con al centro un’avvenente giornalista, Tamara Drewe, che dà anche il titolo al film. In seguito alla scoperta della vendita della sua casa natale, in aperta campagna, Tamara Drewe diviene a sua insaputa l’attrazione di tutti, capace di sconvolgere intimamente un’intera comunità suscitando una sequela di passioni e di turbamenti. Il personaggio, tratto dai fumetti di Posy Simmonds, è interpretato dalla giovane attrice Gemma Arteton esordiente nel 2007 in St Trinian’s e comparsa anche nei  recenti Scontro tra titani e Prince of Persia: le sabbie del tempo.

Film “a parte” è poi il documentario The autobiography of Nicolae Ceausescu di Andrei Ujica incentrato appunto sulla figura del politico e dittatore rumeno Ceausescu al potere dal 1965  fino al 1989, anno della sua  condanna a morte, in seguito al processo per genocidio e per  crimini contro lo stato. Una pellicola ambiziosa sia in quanto composta  da immagini d’archivio della TVR e del National Film Archivi sia per la durata, di ben tre ore,  che tuttavia sembra necessaria laddove la storia del dittatore è  di riflesso anche il racconto di un’intera nazione.

Carlos diretto da Olivier Assayas narra invece nell’arco di circa vent’anni, dal 1973 al  1994, la vita di Carlos, detto Lo sciacallo, terrorista di estrema sinistra condannato all’ergastolo.

La proiezione dei film fuori concorso si conclude infine, il 23 maggio, con The Tree (L’arbre) diretto dalla regista francese Julie Bertuccelli.

Tratto dalla favola nera di Judy Pascoe, Our father Who Art in the Tree, il film ha come protagonista appunto un albero attraverso cui, il padre defunto della piccola Simone, parla con lei. Una sorta di incarnazione che, portando ormai l’adulta Simone (Charlotte Gainsbourg), all’ossessione, si conclude con lo sradicamento della pianta in seguito a una tempesta. Una liberazione per la ragazza la quale,  in una sorta di percorso di iniziazione dalla giovinezza alla vita adulta, vi riesce superando ed elaborando  il primo di uno dei tanti dolori che essa comporta.

Un ritorno interessante quello di Julie Bertuccelli, vincitrice nel 2003, sempre a Cannes, del Premio gran settimana della critica con Otar è tornato e una richiesta Charlotte Gainsbourg ormai affermatasi come attrice talentuosa e di rara personalità attorica.

In attesa del giudizio nelle sale questi film, forse proprio in quanto fuori concorso, sembrano risentire meno dell’oppressione della gara (tipica per i film in concorso) e più della leggerezza di espressione. Esperimenti delle volte forse troppo ambiziosi e arditi ma apprezzabili qualora siano tali e, quindi, avulsi da quella coeva  produzione  cinematografica fintamente alternativa e personale.

leopard

Uno sguardo al passato oggi sulla passerella della Croisette. Alain Delon e la sempre splendida Claudia Cardinale impreziosiscono la terza giornata di Festival con la versione restaurata e rimasterizzata de Il Gattopardo di Luchino Visconti, che vinse la Palma d’Oro nel lontano 1963 a pari merito con Harakiri di Kobayashi. Il progetto di restauro, che migliora così il precedente ad opera della Cineteca Nazionale di Roma, è stato fortemente voluto dal regista Martin Scorsese che ha partecipato direttamente con due organismi da lui stesso presieduti, World Cinema Foundation e The Film Foundation, in collaborazione con il laboratorio della Cineteca di Bologna. Il capolavoro del cinema italiano, con la sua indimenticata e piacevolmente dominante scena del ballo in Casa Ponteleone, torna a splendere di nuova luce in occasione, affatto casuale, del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e ci dice due cose: il cinema italiano ha un passato glorioso, sia come prodotto culturale e artistico, sia come veicolo di trasmissione della Storia del nostra Paese di generazione in generazione. Il Gattopardo non è soltanto una intrigante saga familiare, ma una attenta e meticolosa ricostruzione di un momento storico saliente per l’Italia, quello che precede l’unità appunto, nonché una sapiente ed efficace rappresentazione di modi di pensare, usanze, nonché passaggi sociologici fondamentali.

Wall Street, il ritorno. A ventitré anni di distanza torna la coppia Oliver Stone e Michael Douglas, con Wall Street: Il denaro non dorme mai. Il film, che riporta alla ribalta sia l’attore che il regista, ultimamente non esattamente protagonisti delle cronache, è stato presentato in anteprima mondiale stamattina ma ha purtroppo tradito le grandi aspettative di chi aveva amato il precedente lucido spaccato dell’alta finanza americana degli anni ‘80. Accolto tiepidamente dalla critica, è stato addirittura definito da alcuni “grossolano, pacchiano, ideologicamente elementare ma non privo d'autoironia”. Lo squalo di Wall Street Gordon Gekko torna dalla prigione, reduce dei disastri che avevano concluso il film del 1987, per scontrarsi con il trasformato mondo della finanza dei nostri giorni. Al suo fianco Shia LaBeouf nei panni di Jake Moore, il nuovo protetto di Gekko. Si adegua al cambio dei tempi anche la celeberrima battuta di Gekko: <<l’avidità>> non è più <<giusta>> ma <<legge>>. Il regista Oliver Stone, in un'intervista con Reuters, si è già espresso in senso positivo sulla possibilità di fare un terzo capitolo della serie, affermando che d’altronde in questa secondo pellicola <<abbiamo lasciato un finale aperto>>.

In concorso. Presentato invece oggi solo un film in lizza per la Palma d’Oro, The Housemaid, thriller erotico del regista coreano Im Sang-soo. Si tratta di un remake di un film coreano datato 1960 di Kim Ki-young. La vicenda si snoda assieme al progredire di una relazione proibita tra una cameriera e un uomo d’affari, raccontando le sue tragiche e mortali conseguenze.

Draquila per il Nastro d’Argento. Il film della comica e regista Sabina Guzzanti intanto si candida nella cinquina di documentari scelti dai giornalisti cinematografici per contendersi il Nastro d'Argento 2010.Draquila - L'Italia che trema gareggerà un altro film sul dopo terremoto, Sangue e cemento realizzato da Gruppo Zero, e con La bocca del lupo di Pietro Marcello, Fratelli d'Italia di Claudio Giovannesi e Sotto il Celio azzurro di Edoardo Winspeare. Il vincitore sarà votato da una giuria del Sindacato dei giornalisti cinematografici (Sngci). Inoltre, solo per quest’anno, una speciale cinquina di titoli concorre al premio che i giornalisti cinematografici hanno deciso di riservare ai documentari esclusivamente riservati al cinema, ai suoi protagonisti, alla sua memoria, al suoi autori. I cinque titoli scelti tra i molti film sul cinema presentati con successo nei festival, e in qualche caso andati anche in onda su un canale televisivo, sono: Vittorio D di Annarosa Morri e Mario Canale, su Vittorio De Sica, Hollywood sul Tevere di Marco Spagnoli e Negli Occhi di Daniele Anzelotti e Francesco Pergolari su Vittorio Mezzogiorno, presentati alla Mostra del Cinema di Venezia; L'uomo dalla bocca storta di Emanuele Salce e Andrea Pergolari, su Luciano Salce, presentato al Festival Internazionale del film di Roma; infine, Sorriso amaro di Maite Carpio, su Silvana Mangano. I concorrenti alle due competizioni saranno festeggiati a Roma a Villa Medici il prossimo 27 maggio, mentre i vincitori saranno annunciati, sempre a Roma nella Sala della Pace presso la Provincia il 31 maggio. La consegna dei Nastri 2010 ai vincitori e' fissata per il 19 giugno al Teatro Antico di Taormina. La serata dal Teatro Antico di Taormina, a cura del Sngci, andra' in onda su Raiuno.

youwillmeetatalldarkstranger

Le coppie, l’amore, il passare del tempo e l’incombenza della morte. Sono questi i temi del film protagonista del quarto giorno di Festival di Cannes, You Will Meet a Tall Dark Stranger del geniale Woody Allen. Il film, presentato stamattina fuori concorso, ha convinto ed entusiasmato la critica, conquistando un’ovazione di applausi e risate in uno stracolmo Theatre Lumiere. Un film che inizia con una citazione non di facile digestione di William Shakespere “La vita, alla fine, non significa nulla” ma che affronta la complessità del vivere quotidiano di ognuno con freschezza e semplicità. Un cast di stelle, da Anthony Hopkins a Naomi Watts, nonché la diva di Bolliwod Freida Pinto, anima la storia di una famiglia alle prese con eventi che si incastrano a scatola cinese, creando l’atmosfera della comedy-drama. Il settantenne Allen lascia la moglie, compagna di una vita, e scappa con una sedicente giovane ragazza dall’aria molto ambigua. Intanto, un aspirante scrittore interpretato da Josh Brolin, si lascia affascinare dalla giovane dirimpettaia Freida Pinto. Irresistibile nel film un redivivo Antonio Banderas che da vita a un acculturato e chic seduttore di professione, personaggio a cui sembra ispirato il titolo (Conoscerai un alto e scuro sconosciuto), ma non tutto è così semplice. Ha dichiarato, infatti, il regista che il titolo è «volutamente ambiguo» e fa riferimento alle predizioni di un’amica della moglie abbandonata dal marito. Il tema della magia è d’altronde presente in molti lavori di Woody Allen, ma in questo «film racconto in maniera buffa questa mania (di farsi predire il futuro, ndr), ma nella vita il tema è serio, sui ciarlatani gira un’industria di bilioni di dollari». Il film è stato realizzato a Londra, «ma potevo farlo a New York, solo che era più costoso», ha detto Allen. In Italia lo vedremo all’inizio di dicembre, distribuzione Medusa. Infine, mentre attende con ansia di iniziare le riprese del prossimo film, nel quale avrà una parte anche la premiere dame Carla Bruni, Woody Allen ha già eletto come sua prossima musa l’eterea Cate Blanchett.

Non solo cinema. Non sono mancate le frecciate politiche, cui il regista londinese non è nuovo. Intervistato a margine del Festival, Allen ha dichiarato di sognare una «dittatura» di Barack Obama, del quale si è definito per l’appunto «un grande tifoso» a tal punto che gli affiderebbe pieni poteri fino al termine del mandato. «Sono entusiasta di Obama, lo trovo geniale», ha affermato «il Partito repubblicano dovrebbe smetterla di mettersi di traverso e di tentare di colpirlo». A giudizio del regista, infine, che ricordiamo diresse Il dittatore dello Stato libero di Bananas, «sarebbe bene se Obama potesse fare il dittatore per alcuni anni, così potrebbe fare in poco tempo un mucchio di cose buone». Allen ha poi spiegato la molla che ha fatto scattare tutto il progetto: «è centrato sul mio guardare con pessimismo la vita. Sono così da sempre: penso che l’unico modo per essere felici al mondo – ha continuato poi il regista – è raccontarsi bugie e non c’è bisogno di conoscere Nietzsche, Freud o Eugene O'Neill per scoprirlo. Se si vive onestamente tutta la vita si rischia l’infelicità».

In concorso. Presentato oggi il nuovo lavoro di Mark Leigh, Another year, unico film inglese presente quest’anno alla competizione, nonché tra i titoli papabili per la Palma d’Oro. Per il regista, nel caso, sarebbe il terzo riconoscimento alla Croisette dopo quelli del 1994 con Naked e Segreti e bugie nel 1996. La storia parla di una coppia di mezza età, felicemente sposata, interpretata dagli attori Jim Broadbent e Ruth Sheen. Attorno alla loro vita ruota tutta una serie di personaggi con una complessa storia personale alle spalle: una collega del protagonista con un pessimo rapporto con l’alcool e tristemente svampita; il figlio della coppia, trentenne senza una donna; l’amico del protagonista, anch’egli dedito ad alzare il gomito e attanagliato dalla sua vuota vita di solitudine.  Sentimenti positivi e negativi si alternano in un affresco familiare dai toni decisamente introspettivi con un’altalena di situazioni dipinte con il tipico taglio ironico del regista. Un film che secondo alcuni langue dopo un po’ e che riprodurrebbe gli schemi già collaudati dei precedenti lavori di Leigh, come Il segreto di Vera Drake o Happy Go Lucky.

Domenica, 23 Maggio 2010 19:58

Cannes 2010, vince Apichatpong

Scritto da

palmadoroLa Palma d'Oro dell'edizione 2010 del Festival di Cannes va a Uncle Boonmee Who Can recall His Past Lives del regista thailandese  Apichatpong Weerasethakul.

Yes We Cannes. Di sicuro non lo possono asserire tutti con convizione. Sì, perché Cannes nel suo tourbillon di star mondiali e abiti d'haute couture, di limousine e yacht chilometrici, di modelle anoressiche e signore ingioiellate avvolte in stole di pelliccia, non è per tutti, o meglio, non è per chiunque. Si respira profumo Chanel n.5 nell'aria, gli occhi sbrilluccicano alla vista di cotanto lusso e glamour, tra hotel a cinque stelle e le vetrine più belle del mondo con manichini dorati (o d'oro?) e vestiti che vanno dai 5 mila euro in su. A Cannes ci sono i divi, i ricconi d'alta società alla Paris Hilton, giusto per intenderci, e poi c'è tutto il resto, “ le peuple”. L'éprit de grandeur francese del festival “cannois” incombe sul comune mortale come la nube del vulcano Eyafjallajokul .

Nulla a che vedere con lo spirito vacanziero della mostra veneziana in cui può capitare passeggiando di trovarsi faccia a faccia con Quentin Tarantino, vedere Ewan McGregor salire sul battello e Jude Law fare colazione al Des Bains. Nulla di tutto questo. Io che a Cannes ero in veste “ufficiosa” più che ufficiale e con una missione non proprio segretissima e alquanto impossibile, ossia incontrare Tim Burton,”Monsieur le Président”, ho avvertito tutta l'ostilità e l'inconsistenza di questo circo stellare, composto da divi, star e starlette, produttori e pseudo-produttori, attricette in vetrina, imprenditori milionari ed escort di turno. I film, che dovrebbero essere il fulcro dell'evento cinematografico più prestigioso, sembrano quasi far da contorno ai vari Monteé des Marches, parties esclusivi, aste di beneficienza e compleanni blindatissimi di femme fatales come Naomi Campbell e Vanessa Paradis. Ognuno deve fare il suo spettacolo, avere i propri quindici minuti di fama, bagnarsi con la pioggia di flash per soddisfare la vanagloriosa esigenza di “esserci a tutti i costi”, anche se non si sa bene a fare cosa. E io che invece un obiettivo, seppur folle, ce l'avevo, mi son data da fare sin dal primo giorno.

Mi sono posizionata per 12 ore con una sedia davanti al Palais, come gli habitués del festival son soliti fare, per attendere “le tapis rouge”, e lui, Tim Burton ( nome che i francesi si ostinano insolentemente a pronunciare col proprio accento!). Dodici ore sotto un sole cocente mentre bizzarrie di ogni sorta capitavano sotto i miei occhi: Charlie Chaplin resuscitati, sexy Avatar, Supereroi, un vecchio che voleva suonare la Marsigliese urtando la sensibilità della polizia.

Dodici interminabili ore in cui mi è successo di tutto: mi hanno accusato a torto di aver rubato la sedia su cui ero seduta, sono stata fermata in malo modo dalla “gendarmerie” perché nel momento in cui mi ero allontanata per andare alla toilette avevano chiuso le transenne e di conseguenza sono caduta in modo memorabile per attraversarle, mi hanno intervistato e fotografato, e non ultimo, mi sono ustionata! Tutto questo per pochi, evanescenti istanti di Tim che scende dall'auto, insolitamente pettinato e vestito in modo impeccabile.  Ma la cosa di cui meno vado fiera e che le donne di tutto il pianeta non mi perdoneranno è aver rifiutato l'autografo di quell' esemplare unico di maschio latino che è Benicio Del Toro. Eh sì, perché quando lui si è avvicinato io avevo in mano il primo libro scritto da Tim (The Melancholy Death of Oyster Boy ) in mano e di certo la firma di Benicio lì sopra non era appropriata. E così dopo avergli negato il libro, gli ho semplicemente stretto la mano e lui incredulo mi ha fissato con la sua aria assonnata da bad boy. Epici momenti.

Delusa e affranta, dopo varie alzatacce alle 6 di mattina per tentare di beccare Mr. Burton uscire dall'Hotel Carlton, dove risiedeva, decido, mio malgrado, di preparare la valigia e tornare in Italie.

Il giorno della mia partenza ricevo a sorpresa una telefonata: un'amica mi aveva procurato un'invitation. Eh sì, perché per vedere i film in concorso al Grand Théâthre Lumière, dove solitamente vi è la Giuria del festival, occorre un invito speciale. Un invito che è vietato vendere o comprare e che molti cercano di procurarsi piazzandosi davanti al Palais, dalla mattina con abito da sera o smoking, pregando che qualche invitato abbia un biglietto in più da regalare con estrema generosità. Il film per cui avevo ottenuto l'ambita invitation era un'opera africana, L'homme qui crie: la probabilità che Tim ci fosse era del 50%. E così cerco un posto strategico e col binocolo monitoro l'entrata delle “personnalités”: ad un certo punto nelle lenti del mio binocolo compare lui, il “mio” Tim che noncurante dell'etichetta sorseggia un caffé in un bicchierino da take away.

Inutile dire che il mio tentativo di avvicinarmi a lui fallisce miseramente. Ma, al termine della proiezione, di cui sinceramente dico di non aver capito nulla per l'emozione, con molta nonchalance mi dirigo verso Tim. Lui è attorniato da bodyguards e fans giapponesi, ma seppur incredula e tachicardica riesco a farmi firmare il suo libro sul Bambino Ostrica. Era proprio lì, davanti a me, più alto di come lo immaginavo, con la sua giacca gessata oversize, una montagna di capelli ribelli, un viso picassiano. Sembrava uscito da uno dei suoi disegni, un cartoon solo in carne ed ossa, Edward Scissorhands solo senza forbici per mani. Riesco a fermarlo e a recapitargli un messaggio scritto per lui: «Tim, a letter for you», lui prende la lettera e si volta per guardarmi in faccia. Mi sorride e mi dice «Thank you», con un fare gentile che da solo basta a rivelare la bellezza e l'umanità di chi lo possiede. Come se fosse la cosa  più inaspettata del mondo ha accolto il mio messaggio, il suo sorriso mi ha comunicato stupore e gratitudine, ricambiando e rafforzando l'amore e la devozione per il grande, geniale cineasta qual è, e per l'uomo straordinario che si cela dietro di esso.

doppioschermo

Questo sito web non rappresenta una testata giornalistica perchè viene aggiornato senza alcuna periodicità fissa. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Tutti le immagini usate in questo sito sono copyright dei rispettivi proprietari e concesse gratuitamente.