Venerdì, 08 Ottobre 2010 14:20

Gorbaciof - Recensione

Scritto da 

toni-servilloBassifondi nei pressi della ferrovia, gioco d’azzardo, truffe, borghesia corrotta, questa la Napoli dell’ultimo Incerti presentata alla 67° Mostra del Cinema di Venezia fuori concorso e in sala dal 15 ottobre. Ancora una volta Tony Servillo one man show a veicolare una trama dallo spunto realista e dagli intenti lirici. Marino Pacileo detto Gorbaciof per una voglia sulla fronte che ricorda quella del  presidente dell’e Sovietica , si occupa della contabilità nel carcere di Poggioreale a Napoli. Manovra arbitrariamente entrate e uscite di liquidi dalle casseforti con la protezione di certi pezzi grossi all’interno della struttura, in modo da poter investire a piacimento nel gioco d’azzardo il denaro che ruba.  La prevedibilità degli eventi nella loro degenerazione: vizio sempre più acuto, perdite al gioco, debiti, causeranno la complicazione e la consueta discesa negli inferi con botto finale. Marino è un uomo solitario, randagio, caratterizzato dai silenzi della rabbia, la rabbia di chi proviene da quei luoghi spietati  fatti di sistemi paralleli alla legge, con le regole della violenza e del malaffare. Il malessere intimo di chi si è incattivito, di chi è piombato nella metodicità e nella freddezza di giornate sempre uguali,  improvvisamente trova sollievo nel viso puro di Lila, l’esordiente Mi Yang. Figlia del proprietario del ristorante cinese che accoglie le bische, Lila emana una luce rara, e comprende i silenzi di Marino. I silenzi che a dispetto dello scarto generazionale ed etnico, rappresenteranno comunque una comunicazione privata e privilegiata. Il passo più lungo della gamba, causato dall’illusoria onnipotenza che ti dà l’amore,arriva puntuale. Sulla scia degli autori della scuola napoletana di Martone, De Lillo e Corsicato, con cui ha collaborato e con cui si è formato, Stefano Incerti esplora ancora la sua città, dopo i ben acclamati primi passi autoriali de Il verificatore, e i Vesuviani,  con una maschera d’eccezione. Tuttavia stavolta Servillo ci ripropone un famigliare e già visto universo intimo grottesco e maledetto.  Le immagini di Lila si distaccano probabilmente troppo, dal contesto in cui siamo, con  un’eccessiva aurea fiabesca insistono i suoi primi piani, di sorrisi ignari e intuitivi al tempo stesso,vogliono rapire Marino e rapirci dall’indecenza di quel modo di funzionare della strada, a cui affidiamo ugualmente la verità delle cose.

doppioschermo

Questo sito web non rappresenta una testata giornalistica perchè viene aggiornato senza alcuna periodicità fissa. Non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001. Tutti le immagini usate in questo sito sono copyright dei rispettivi proprietari e concesse gratuitamente.