Giovedì, 03 Giugno 2010 10:12

Il padre dei miei figli - Recensione

Scritto da  Luisa Bellissimo

il-padre-dei-miei-figli-home“Voglio che le mie figlie vedano l’Italia”. Una società di produzione cinematografica sull’orlo del baratro, un bilancio in perdita ma lo sguardo rivolto sempre al futuro. Così Gregorie Canvel, protagonista del film Il padre dei miei figli risponde ad una sua collaboratrice già poco tempo prima di prendere una decisione dura, per sé e per la sua famiglia. Nonostante tutto, sceglie di confermare un viaggio tanto atteso con le “sue donne”, per regalare loro uno scampolo di cultura ed il suo tempo troppo spesso ostaggio del lavoro.

Nel film di Mia Hansen-Løve la storia del produttore francese Humbert Balsan, figura leggendaria per il cinema europeo degli ultimi trent’anni.

Sigaretta sempre accesa, approccio intimista alla scelta dei film da produrre, Canvel è l’emblema della cultura nella settima arte. Contro corrente, inevitabilmente avanguardista, il personaggio principale del film, che sarà nelle sale italiane dall’11 giugno, non nasconde il senso profondo dell’idea del cinema.

La storia vera di un produttore che inaspettatamente si arrende alla difficoltà economica. All’incapacità di credere che spesso la cinematografia vera è utopia.

Una moglie e tre figlie, per Canvel una vita agiata. Una capacità di credere nel sogno reso concreto da una macchina cinematografica. Un ritratto familiare corale che lascia lo spettatore in grado di percepire le singole sensazioni dei protagonisti. In primo piano la libertà di essere, di cercare. il film scorre con estrema franchezza, rivelando rapporti e contraddizioni nei rapporti umani. Snocciola le scelte di una famiglia che accoglie una tragedia con grande intensità e coraggio.il-padre-dei-miei-figli

Dietro ad ogni quadro narrativo la fluida franchezza di dialoghi che, dall’inizio alla fine si offrono allo spettatore essenziali, lasciando ampio spazio all’immagine. Il dramma di una famiglia che continua ad essere il collante di un’idea.

“Quello che cerco di raggiungere nei miei film è la chiarezza” spiega la giovane regista che, con questo secondo film ha conquistato il Premio speciale della Giuria nella sezione “Un Certain Regard”, del Festival di Cannes, oltre al Prix Lumière per la migliore sceneggiatura.

La Hansen-Løve ha tratto ispirazione dalla conoscenza del produttore Balsan, avvenuta circa un anno prima della sua scomparsa. “Voleva produrre il mio primo lungometraggio Tout est perdonné il suo entusiasmo e la sua fiducia sono stati fondamentali” spiega la regista.

Emblematica la scelta della regista che, a proposito del suo lavoro, chiarisce: “L’incontro con Balsan mi ha fatto capire che un film su un produttore, può essere un film sul lavoro, l’impegno, l’amore e la vita”.

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