Mercoledì, 02 Giugno 2010 15:35

The Hole in 3D - Recensione

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The-Hole-3D

Dopo sette anni dal suo ultimo lungometraggio - il cartoonesco (e fiacco) Looney Tunes: Back in Action - torna sul grande schermo Joe Dante, padre della commedia con venature horror e fantastiche anni 80. Questo The Hole avrebbe potuto avvicinarsi alla malsana cattiveria dei Gremlins, al viaggio allucinante dello spassoso Salto nel buio, o per lo meno alla fanciullesca fantascienza spaziale di Exploers. Invece non si raggiunge nemmeno il livello di intrattenimento del più recente Small Soldiers.

The Hole – ottavo film almeno, con questo titolo, negli ultimi 15 anni - potrebbe a malapena considerarsi un horror per famiglie, con alcune scene di tensione volutamente sdrammatizzate o rese addirittura grottesche. Si gioca con gli stereotipi del genere (l’immancabile bambina cadaverica vestita come una damigella ottocentesca, il vecchio pazzo emarginato dalla società piuttosto che il pupazzo animato dal volto agghiacciante), ma non si cerca in alcun modo di capovolgerli o parodiarli. Persino il delicato tema della violenza domestica, iperbolizzato in un’allegorica sequenza finale, non riesce a convincere come dovrebbe in questo contesto. Il tema della casa maledetta o del luogo mistico che materializza le paure inconsce è in realtà un classico intramontabile della narrativa horror, perciò è improbabile che la debolezza della sceneggiatura stia nella prevedibilità della trama. La sensazione è piuttosto di assistere ad un film dallo stile ormai anacronistico, di una ingenuità che non riesce né ad intenerire né ad indignare. Si tratta semplicemente di un’operazione nostalgica, senza alcuna reale velleità riattualizzante e che fa comunque rimpiangere altri film di questo filone che tuttora restituiscono ben altro spessore (basti pensare a Stand by Me - Ricordo di un'estate di Rob Reiner o al mitico I Goonies di Richard Donner, entrambi di circa 25 anni fa; giusto per non scomodare la miniserie di It, incubo kinghiano per eccellenza, sia letterario che televisivo).

Soprattutto, è  davvero incomprensibile – in questo caso in maniera ancora più smaccata – la diffusione della versione in 3D. Le scene dinamiche qui sono davvero poche e, a parte una vaga percezione di maggiore profondità negli sfondi, uno spettacolo di quasi 100 minuti coi famigerati occhialetti “magici” (a prezzo conseguentemente maggiorato e a visione ombreggiata) si configura fastidiosa e truffaldina, aumentando così la già frustrante delusione filmica.

Una chicca: divertente l’autocitazione indiretta del regista quando fa leggere alla ragazzina co-protagonista un’improbabile Divina Commedia di Dante.

doppioschermo

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