Arriva in Italia il secondo film tratto dalla popolarissima serie di racconti di Christianna Brand, con protagonista l’eccentrica Tata Matilda. Scritti tra il 1960 e il 1970, i libri della serie “Nanny McPhee” raccontavano il mondo dei decenni immediatamente precedenti in cui vigevano regole rigide e ruoli immutabili. In questo scenario -ogniqualvolta ce ne fosse bisogno- compariva magicamente Tata Matilda, per insegnare ai bambini l’educazione insieme alla necessità di combattere le ingiustizie.
L’uscita sui nostri schermi del secondo capitolo della serie testimonia come sempre più spesso il cinema guardi alla letteratura come fonte d’ispirazione, soprattutto per i prodotti pensati per una serialità. Con Tata Matilda (2005) è stato introdotto il personaggio della misteriosa tata: inquietante quanto basta per attirare la curiosità dei bambini e visivamente di “impatto”. La caratteristica principale di Tata Matilda è, infatti, una scarsa avvenenza tutta di stampo britannico. Ma più i bambini imparano le lezioni fondamentali della convivenza e civiltà, più riescono a vedere la tata per quello che è: una donna buona e affezionata ai suoi ragazzi.
Questa volta Tata Matilda si occuperà della famiglia Green. Il padre di Norman, Megsie e Vincent è lontano in guerra, e i bambini fanno del loro meglio per aiutare la madre a gestire la loro fattoria. Mentre lo zio spiantato cerca di convincere la cognata a vendere i terreni, arrivano a complicare le cose due cugini di città viziati e altezzosi. Grazie alla provvidenziale comparsa della Tata i cugini impareranno a collaborare e tutti i problemi saranno brillantemente risolti.
In Tata Matilda e il grande botto -diretto da Susanna White- ritroviamo Emma Thompson non solo nei panni della tata ma anche in quelli di sceneggiatrice. Quindici anni dopo l’Oscar per Ragione e Sentimento la Thompson firma la sua seconda sceneggiatura raccontando le disavventure della famiglia Green. Confrontandosi con un film per famiglie, lo script bilancia abilmente le gag visive e i dialoghi, riuscendo a esprimere il suo contenuto “educativo” senza pesantezza. Il personaggio fondamentalmente ambiguo della Tata è il
punto di forza del film: attraverso i suoi metodi molto poco montessoriani i ragazzi capiranno che con poche semplici regole la vita può migliorare per tutti. Interessante esperimento di “SOS TATA” visto dal punto di vista dei bambini, nella seconda parte il film precipita verso un fin troppo scintillante happy ending perdendo quegli elementi (sia pur vagamente) gotici che costituiscono la sua maggiore originalità.
Tata Matilda e il grande botto riesce comunque a intrattenere con eleganza grazie a una caratterizzazione dei personaggi e degli ambienti ben riuscita e ad alcune trovate visivamente deliziose. La fuga dei maialini della famiglia Green è una sequenza che ci ricorda come gli effetti speciali debbano essere sempre sorretti da una trovata visiva, e non si possa pensare di stupire il pubblico solo con gli effetti della computer grafica. Nonostante il montaggio del film sia a tratti televisivo e alcuni passaggi appaiano troppo tradizionali per il contesto, Tata Matilda e il grande botto è effettivamente un film per famiglie: i bambini si divertiranno, e i genitori non dovranno sopportare eccessivamente.




