Venerdì, 14 Maggio 2010 15:34

Manolete - Recensione

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manolete-homeIn un paese che ama la morte, più che la vita, in cui gli uomini vivono le donne come tori da abbattere o ammansire, in cui la dittatura ha avuto la meglio sulla libertà, Manuel Rodriguez, meglio noto come Manolete, travestendo di eleganza il mestiere sanguinario del matador, si costruisce la carriera più giusta per raggiungere la celebrità, ma non per liberare il suo sguardo dall’ombra di una perenne malinconia. A portare uno sprazzo di luce alla sua esistenza è Lupe Sino, donna capace di vivere con una reputazione compromessa e di disprezzare con la sua vitalità le convenzioni di un’epoca spietata e crudele, ma non di convincere Manolete ad affrancarsi dal suo stato di servitù verso un regime, una famiglia, un pubblico, uno stuolo di assistenti che, pur di sfruttarlo, lo mandano ogni giorno a rischiare la vita.

Con una dicotomia tra vita e morte, bellezza e bruttezza, dunque, Menno Meyjes sceglie di costruire il suo film, puntando anzitutto sulla forza dell’immagine e scegliendo per questo due volti perfettamente contrastanti: il viso lungo, scarno e segnatomanolete di un Adrien Brody straordinariamente somigliante al vero Manolete, e il sorriso splendido e accattivante di una Penelope Cruz all’apice del suo glamour.

Nonostante, quindi, un cast visivamente perfetto e una fotografia molto curata, il film non riesce tuttavia a decollare, vittima di una sceneggiatura troppo confusa e superficiale nel raccontare la relazione dei due protagonisti. La narrazione per flashback, inoltre, risulta una scelta dovuta più per aderenza a un cliché che per reali esigenze registiche.

Il risultato, in definitiva, è un film di livello medio, capace di alcuni momenti poetici e di una sequenza finale emozionante, elevato da una Penelope Cruz sempre intensa, viva e brillante e ucciso, al contrario, da un Adrien Brody incapace di dare spessore e credibilità a un personaggio invece interessante.

Alla fine della visione la Spagna rimarrà per lo spettatore un paese lontano, caratterizzato da tradizioni e mentalità incomprensibili, non diversamente da quanto succede in ogni altro film che tratti di corride e matador. Tuttavia alcune sequenze girate con sapienza e illuminate da una sempre ottima Penelope Cruz sono forse un sufficiente contraltare a lunghi momenti di noia.

 

doppioschermo

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