Venerdì, 09 Aprile 2010 23:08

Basilicata Coast to Coast - Recensione

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Prova d’esordio alla regia per Rocco Papaleo, che interpreta uno dei quattro amici protagonisti della storia: musicisti a tempo perso che, selezionati per il Festival di Scanzano Jonico, decidono di raggiungere la località lucana percorrendo a piedi i chilometri che la separano da Maratea: un viaggio attraverso la Basilicata, da una costa all’altra, durante il quale lo spettatore scava nella vita di questi personagBasilicata Coast to  Coastgi e insieme a loro scopre chi sono veramente.
Cast di tutto rispetto con Alessandro Gassman che interpreta Rocco, pseudo-musicista e pseudo-attore senza futuro né presente; Paolo Briguglia è Salvatore, chitarrista e romantico sognatore, Max Gazzè è Franco, contrabbassista del gruppo che ha deciso di non parlare più a seguito di una dolorosa vicenda sentimentale; lo stesso Rocco Papaleo, interpreta Nicola, leader del gruppo, nella vita insegnante poco ambizioso, alla ricerca di soddisfazioni di altro genere, e Giovanna Mezzogiorno nei panni di una sorta di giornalista locale, figlia di un ministro e con qualche problema ad affrontare la vita.
L’esperienza che Papaleo porta sul grande schermo deriva da quella del teatro canzone, che pratica da molto tempo, come racconta egli stesso, un modo di raccontare storie in musica: le proprie e quella della propria terra e della propria cultura; una terra, la Basilicata ritratta in questo film, che potrebbe però essere un qualsiasi luogo del sud, di cui ammiriamo i paesaggi, i ritmi, la poesia di alcuni scorci e citazioni storico-letterarie, una terra di briganti e di compaesani, tratteggiati nella loro semplicità senza scadere nel folcloristico. L’idea è semplice, un viaggio fra il terapeutico e il formativo, ma la trattazione funziona; durante il viaggio, i personaggi si raccontano e si scoprono nella loro fragilità, con i loro sogni e le loro debolezze; alcune situazioni sono esilaranti, richiamano la commedia teatrale, e il finale, intuibile forse, non è però per questo meno riuscito. Un film semplice, un viaggio a tappe, dove gesti, sguardi e musica sostituiscono i dialoghi, semplici, con forti cadenze dialettali che non pretendono di dire più di quel che dicono.

doppioschermo

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