Sabato, 26 Dicembre 2009 13:07

Amelia - Recensione

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Amelia

Sceneggiato da Ron Bass (Rain Man – L’uomo della pioggia) e diretto dalla premiata regista Mira Nair (La fiera delle vanità, Monsoon Wedding), arriva in sala un altro film sul sogno americano e la volontà di superare i propri limiti. Amelia è un’opera biografica incentrata sulla vita di Amelia Earhart, la prima donna aviatrice che abbia mai trasvolato l’Atlantico, scomparsa nel 1937 – a meno di quarant’anni – mentre stava per concludere la sfida più grande che una donna pilota potesse affrontare: il giro del mondo in aereo. Diventata un’icona femminista, la Earhart fu subito una figura carismatica ed ispiratrice per tutte le donne che in quell’epoca avevano il sogno di volare e fare carriera nell’aviazione. Fu anche oggetto – come si vede nel film – di molte campagne pubblicitarie e di varie strumentalizzazioni commerciali e sociali, tutte variamente finalizzate a finanziare le sue costose aspirazioni pionieristiche e a cavalcare l’ondata di fascinazione che le sue avventure nei cieli avevano suscitato in tutti gli Stati Uniti.

Nonostante una locandina fin troppo mielosa (ed un titolo dal logo inquietantemente prossimo a quello della nostrana trasmissione Amici), la visione del film si rivela relativamente piacevole. La Swank è molto brava, e si trova notoriamente a suo agio ad interpretare personalità forti in storie di riscatto personale (Million Dollar Baby e Boys Don't Cry in testa). Che Richard Gere potesse essere in parte non c’erano molti dubbi, forse proprio perché negli ultimi anni sembra essersi discostato fin troppo poco dai soliti ruoli da amante maturo, romantico e malinconico.

C’è senz’altro più di una punta di eccesso retorico nei discorsi della protagonista sulla necessità di soddisfare le proprie ambizioni per dimostrare qualcosa, o anche semplicemente per vivere il brivido di una vita non imbrigliata da inutili prigioni come la fedeltà, la stabilità e la sicurezza. Sembrano soprattutto superflue e forzatamente ad effetto le sue riflessioni fuori campo durante i voli, anche se c’è il rischio che proprio quelle frasi siano prese pari pari dalle sue biografie reali o da documenti storici.

Dal punto di vista più strettamente sentimentale, sembra un rapporto inusitatamente “moderno” quello che instaura col suo finanziatore ed amante George Putnam - soprattutto per l’epoca - e regala qualche momento interessante.

In definitiva, un film piacevole e per tutti, senza particolari guizzi di originalità o momenti di commozione vera. La parte più avvincente risulta, per forza di cose, proprio quella finale, dove un’inaspettata tensione riesce a restituire il senso del dramma finale senza troppe lungaggini piagnucolose.

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