Facendo un balzo all’indietro nel tempo in un passato non troppo lontano, con questo film (uscito nelle sale italiane poco prima di Natale 2009) l’animazione targata Walt Disney riscopre l’incantevole bellezza dei disegni fatti a mano ed il fascino sempreverde dei racconti dei fratelli Grimm. Ma l’intuizione che sta dietro a La principessa e il ranocchio non si esaurisce qui. Restando in bilico tra tradizione e innovazione, il regista Ron Clements riesce infatti a svecchiare un classico intreccio fiabesco ambientando la storia in una New Orleans che sprizza energia a ritmo di jazz. Tiana è una ragazza di origini modeste, assennata ed instancabile lavoratrice, disposta a tutto per realizzare il suo sogno: aprire il ristorante che il padre avrebbe tanto voluto (e che una morte prematura non gli ha permesso di raggiungere). Con determinazione, sacrifici ed estenuanti doppi turni, la giovane arriva ad un soffio dal conseguimento del suo desiderio. Ma l’arrivo in città del principe reale Naveen e il bizzarro incantesimo che colpisce entrambi, tramutandoli in rospi, porterà Tiana a fare i conti con gli scherzi del cuore. Una trama semplice, che sembrerebbe puntare tutto sui buoni sentimenti, se non fosse che l’improvvisa metamorfosi dei due protagonisti ed il loro disperato tentativo di riprendere sembianze umane li trascina in un turbine di musica, colori e fantasia, all’interno di un mondo parallelo popolato da animali parlanti, arti magiche e coccodrilli che suonano jazz.

L’ultima fatica di Ron Clements rievoca gli intramontabili cartoons della tradizione Disney, come La Sirenetta (esempio non casuale, visto che fu proprio Clements a dirigere quest’opera nel 1989 insieme al collega John Musker), infondendo però una nuova linfa all’intreccio squisitamente fiabesco: oltre all’evidente vocazione moralistica, elemento costante in questo tipo di narrazione, La principessa e il ranocchio si presta infatti a molteplici livelli di lettura, sfoderando un sottofondo di critica sociale in cui si condensano alcune tematiche ricorrenti del dibattito odierno, tra cui l’integrazione, le diseguaglianze metropolitane, le pari opportunità ecc. In quest’ottica, ecco che Tiana diventa una sorta di “Cenerentola” moderna: una ragazza intraprendente e capace di badare a se stessa, per la quale “vivere felici e contenti” non significa certo sposare un bel principe (anche se il principe in effetti c’è…) e rinchiudersi in un castello fatato, bensì ottenere un finanziamento per il suo ristorante, rimboccarsi le maniche e costruirsi attivamente il proprio futuro. Così, ecco che l’ovattato universo Disney rivede il suo impianto valoriale, senza per questo arginare la libera esplosione della creatività. Il risultato è una storia avvincente che fa sognare grandi e piccini, o quantomeno tutti quelli che almeno una volta nella vita hanno scrutato il cielo alla ricerca di una stella alla quale affidare il proprio desiderio più agognato e più segreto.