Pensato come remake dell’ultima pellicola americana di Fritz Lang tratta da Douglas Morrow, Beyond a Reasonable Doubt (1956), nella riscrittura, regia e fotografia di Peter Hyams prosegue l’intenzione di affondare la lama nel male connaturato al genere umano. Se per Lang la corruzione non era oggetto di condanna, ma di riflessione sulle responsabilità, l’interesse di Hyams - regista finora fedele alla fantascienza con Capricorn One, Atmosfera zero e 2010 - L’anno del contatto - si muove tra la cornice aperta del noir e il legal movie.
Ambientato a Shreveport, in Louisiana, il film racconta la sfida di un giovane reporter, C.J. Nicholas (Jesse Metcalfe), deciso a conquistarsi il Pulitzer dimostrando la corruzione del procuratore distrettuale Mark Hunter (Michael Douglas) che, per vincere i processi, è solito addurre prove false. Per riuscire nell’impresa, Nicholas convince Corey Finley (Joel David Moore), un collega e amico, a filmare le tappe di una simulazione in cui si fingerà autore dell’omicidio di una prostituta. Nel frattempo, stringe una relazione con Ella (Amber Tamblyn), assistente del procuratore Hunter. Sarà quest’ultima ad assumere la sua difesa quando, in un incidente mortale provocato da un agente corrotto, con Finley verrà eliminata anche l’unica prova dell’innocenza di Nicholas.
L’accostamento del noir alla degenerazione contemporanea delle professioni, raggiunge il culmine con il ribaltamento finale dei ruoli che, pur mostrandosi sentimentalmente efficace, non convince del tutto. Nella volontà dichiarata di rivisitare l’aspetto di un classico, attraverso il volto di attori giovani e i nuovi ingredienti della digitalizzazione che aggiunge cd e prove del DNA, si colgono infatti i segni di una debolezza interna alla sceneggiatura. Le trame personali, come le sequenze d’azione - ben girate secondo i canoni di genere che non ricorrono a effetti speciali - sembrano cioè reggersi a loro volta su ‘prove indiziarie’, dettagli presto dimenticati e non autentici ‘indizi’ provati dalla storia e dai meccanismi a orologeria del giallo.
Se, infine, di legame si tratta tra la vittima dell’omicidio di cui Nicholas si fa accusare e le minacce ricevute da una sconosciuta all’inizio della vicenda, il merito di una ripresa pulita, di attori credibili supportati dalla distanza esperta di Douglas - concessi entrambi dalla produzione indipendente di Moshe Diamant - non bastano ad arginare l’effetto conclusivo di un’accelerazione. Si rischia così di travolgere proprio la determinazione registica a far parlare “avidità, lussuria e mancanza di onestà in contesti che dovrebbero essere regolati solo dall’onestà”.




