Venerdì, 23 Ottobre 2009 14:48

Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo - Recensione

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Parnassus

C'è qualcosa di diabolico. Nelle giacche che sfoggia Terry Gilliam e nel suo sguardo sorridente ed emozionato mentre si gode l'applauso a fine proiezione. Nei ragazzi mascherati che lo attendono per stringergli la mano. Nei capelli rossi della protagonista femminile, Valentina (Lily Cole), pegno del patto con il diavolo. Perchè è paradossale che il premio dell’immortalità vada proprio a Heath Ledger, alla sua arte singolare che trova perfetto compimento in The Imaginarium of Doctor Parnassus. Eppure, quando all'inizio del film, l'attore australiano penzola giù da un ponte, un po' di pelle d'oca viene. Sembra morto. Ma l'apparenza inganna e tutto acquista un senso nella logica assurda di una pellicola che è il trionfo dell'immaginazione.

The Imaginarium of Doctor Parnassus è un viaggio. Per compierlo occorre una fantasia potente e sconfinata. Il caleidoscopio di Gilliam offre visioni uniche e esagerate. Metamorfosi improvvise e universi paralleli. Attenzione però, perchè tutte le fantasie hanno un lato oscuro, paure e tentazioni pericolose una volta arrivati dall'altra parte dello specchio.

Per viaggiare basta salire sul carrozzone del dottor Parnassus (C hristopher Plummer ) che, nel corso del suo spettacolo itinerante, riesce a realizzare i sogni del pubblico, esaudire tutti i desideri. E' un dono unico, che condivide con i suoi compagni di viaggio: la figlia Valentina, il giovane Anton e il nano Perny. In principio, però, c'è un patto con il Diavolo. E l'immortalità ha un prezzo caro, ed è giunto il momento di pagarlo. E' oltre lo specchio che naviga l'immaginazione di ciascuno. E, una volta saliti sull'enorme e paradossale carrozzone, è difficile sfuggirgli.

Alla creatività, allo sconfinare nel campo figurativo, Terry Gilliam ci aveva già abituato. E anche ai colpi di scena. Questa volta, quello più triste e inaspettato, la morte improvvisa di Heath Ledger, ha tramutato un film onirico e visionario in un inno alla vita. Anzi all'immortalità. Grazie anche a Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrel che danno volti diversi allo stesso personaggio e rappresentano i tanti modi di vivere e di immaginare la propria esistenza. Grazie agli ottimi effetti speciali e alla superba fotografia di Nicola Pecorini (grande amico e collaboratore di Heath Ledger regista) con un'invasione di immagini mai eccessiva che apre la mente a nuovi orizzonti. E rendono ancora più violento il contrasto con l'oscura quotidianità, quella che nulla ha a che fare con l'immortalità. Dal momento più buio, però, si può risalire grazie all'immaginazione.

Heath era straordinario, sia come persona che come attore mi stupivo sempre per quanto sembrasse vecchio - ha detto Gilliam al termine della proiezione - Aveva una saggezza che credevo derivasse da sangue aborigeno, e infatti penso che sia vissuto per migliaia di anni, e che in realtà non sia morto giovane”.

In fondo, lo dice anche Tony, con il volto furbo e curioso di Johnny Depp: “Nulla è per sempre...neanche la morte”.

doppioschermo

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