Martedì, 20 Ottobre 2009 01:00

Halloween II - Recensione

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Mentre le famiglie in trepidante attesa di godersi Up affollano le sale, pochi, si fa per dire, adepti horrorofili riempiono quelle in cui viene proiettato Halloween II di Rob Zombie. E le loro aspettative non resteranno certamente deluse almeno per i primi venti minuti del film, che mettono a dura  prova gli stomaci deboli con operazioni chirurgiche realistiche su lettini d’ospedale, punti di sutura, ossa rotte penzolanti, nasi spezzati… fino a  un serrato inseguimento mozzafiato tra il gigantesco e inarrestabile assassino Michael Myers e la sorella- preda Laurie Strode, debilitata nell’incessante e disperata fuga da un’ ingombrante ingessatura alla gamba.  La bravura del regista nel costruire la suspense è innegabile, ma si trova a dirigere una storia che conosciamo ancora prima di averla vista: Babbo Natale porta i regali il 25 dicembre e Michael Myers semina cadaveri la notte di Halloween. È interessante il tentativo del regista, a tratti un po’ troppo forzato, di manifestare visivamente i deliri che animano il “mostro” nella sua incessante carneficina, ma a parte questo spunto il film non racconta nulla di nuovo.

Il talento e lo stile di Rob Zombie possono giustificare più di una semplice occhiata a questo sequel-remake, ritenuto troppo impressionabile per i minori di 18 anni, ma  in grado di suscitare qualche vero brivido di tensione. Il merito del regista, infatti, sta nel riuscire a trasmettere l’ansia e il terrore della protagonista durante i braccaggi dello psicopatico protagonista. Nel film originale di John Carpenter, che indubbiamente segnò per sempre la storia del film di genere horror, la paura proveniva dal fatto di guardare spesso le scene con gli occhi dell’assassino, in soggettiva, e il sangue e lo splatter avevano una rilevanza minima nella pellicola. Sicuramente Rob Zombie si è impegnato per non deludere del tutto il suo maestro, ma il linguaggio e le tecniche utilizzate in questo film sono profondamente diverse da quelle del film originale: Myers ormai mostra quasi apertamente il suo volto inespressivo, quasi quanto la maschera che indossava, e noi spettatori seguiamo da fuori lui ed i suoi massacri, osserviamo l’orrore diffondersi e dominare la scena, un po’ come da nostra abitudine quotidiana, e soffriamo per la protagonista alla quale non viene data pace, scappiamo con lei, e subiamo la sua angoscia.

Chi conosce già il regista, ex leader del gruppo White Zombie, sa quanto siano importanti le musiche nei suoi film: il suo lavoro migliore The Devil’s Rejects, in Italia intitolato La casa del diavolo, è un film realizzato con maestria e dimostra la grande cultura cinematografica e musicale del regista, che produce ai giorni nostri un film collocabile tranquillamente agli inizi degli anni settanta per i costumi, le ambientazioni, la fotografia e le musiche. Anche Halloween II è accompagnato da una perla rock dietro l’altra e seguire un truce massacro sulle note di “Nights In White Satin” dei Moody Blues è sicuramente un’esperienza insolita. Altra abitudine di Rob Zombie è quella di utilizzare storici attori dei film americani di serie B, dando loro nuovi volti e rendendo loro omaggio regalando a noi spettatori delle performance degne di professionisti di seria A. In Halloween II, invece, ritroviamo con piacere il buon vecchio Malcolm-aranciameccanica-Mc Dowell nei panni dello psichiatra che ha seguito la storia di Myers e che, dopo aver scritto un libro di facile vendita sul demonio insito nel pericoloso criminale, cerca di trovare la sua redenzione.

Spunti cinematografici interessanti e momenti adrenalinici indimenticabili pesano positivamente su una bilancia che sull’altro piatto presenta solo un rischio alto per chi arriva in sala dopo aver già mangiato!

doppioschermo

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