Venerdì, 16 Ottobre 2009 01:00

Funny People - Recensione

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Per il suo terzo film (dopo il debutto di 40 anni vergine e il successo di Molto incinta), il regista Judd Apatow ha scelto di raccontare una storia ambientata in uno dei contesti che più lo affascinano e in cui ha trascorso gran parte della sua vita, quello della comicità da cabaret. E si è circondato, sia davanti sia dietro la macchina da presa, di molti dei suoi collaboratori preferiti: a partire dai produttori che lo affiancano, Clayton Townsend e Barry Mendell, amici di vecchia data di Apatow, fino al direttore della fotografia, il premio Oscar Janusz Kaminski (Schindler’s List, Salvate il soldato Ryan, Lo scafandro e la farfalla e innuemervoli altri film di Spielberg). Non solo: attori protagonisti sono Adam Sandler, amico del regista fin dai tempi in cui dividevano la stanza al college, sua moglie Leslie Mann e le loro bambine, Iris e Maude.

George Simmons (Adam Sandler), infatti, è un celebre divo comico a cui viene diagnosticata una rara forma di leucemia ad uno stadio molto avanzato, e che poco dopo si imbatte nel giovane e impacciato Ira Wright (Seth Rogen), cassiere in un negozio di gastronomia di giorno e timido stand-up man la sera, e lo assume quasi per gioco come assistente e scrittore di battute.

La malattia porterà George a ricercare l’amore della sua via, Laura (Leslie Mann), abbandonata dodici anni prima e ora sposata con Clarke (Eric Bana), sconvolgendo il suo già instabile equilibrio familiare.

Per scrivere la parte del giovane comico che stenta ad affermarsi, Apatow si è  ispirato al suo personale passato, quando girava per club e seguiva Sandler, anch’egli agli inizi della carriera. Anche la scelta dei due coinquilini di Ira, Mark e Leo, è stata fatta dopo aver esaminato molti emergenti cabarettisti, ed è infine caduta rispettivamente su Jason Schwartzmann (ex-batterista dei Phantom Planet, ed anche compositore della musica del film) e Jonah Hill. Apatow ha voluto che si esibissero realmente tutti in tour, per riprendere le reazioni spontanee del pubblico alle loro gag, giungendo ad organizzare un vero e proprio spettacolo di beneficienza all’Orpheum Theatre di Los Angeles.

Se gran parte delle battute migliori sono state scritte proprio da Sandler e Rogen, che hanno goduto di una notevole libertà sul set, Apatow racconta come sono state letteralmente destrutturate quelle che avrebbe dovuto dire il giovane Ira: «Il nostro approccio è stato quello di lasciare che Seth scrivesse le migliori battute che poteva, quindi le abbiamo decostruite e storpiate tutte. Una battuta eccezionale detta senza sicurezza fa fiasco, come pure una gran battuta detta da uno che non conosci, o che fa confusione sul set, non riceve una bella reazione. Una volta avute tutte le migliori battute di Seth, abbiamo trovato mille modi per fargliele rovinare.»

Per ricostruire appieno e in modo realistico il mondo del cabaret, moltissimi comici famosi si sono prestati ad un cammeo, come Ray Romano, Sarah Silverman, Norm Macdonald e Charles Fleischer. Ma non solo comici: anche Eminem e James Taylor compaiono nel film interpretando se stessi.

Ma Apatow accosta il cinico e beffardo mondo del cabaret con il terrore della morte, dando vita ad un umorismo nero a tratti davvero divertente. Se molte scene drammatiche sono trattate in modo umoristico, la tragedia emerge dove meno te l’aspetti, mostrando però l’opportunismo insito nella natura umana: forse, anche se avessimo la possibilità di ricominciare tutto daccapo, non è detto che non saremmo i bastardi di sempre.

doppioschermo

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