Mercoledì, 07 Ottobre 2009 01:00

Motel Woodstock - Recensione

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Elliot, giovane pittore scappato a New York in cerca di una identità sessuale non meno che dell’affermazione artistica, è costretto, nell’estate del ’69, a rinunciare alla sua vita indipendente e a tornare a casa, richiamato dall’azienda di famiglia –il malandato motel El Monaco- che rischia il fallimento, causa una maldestra gestione. I genitori di Elliot, Jake e Sonia Teichberg, non sanno infatti dare all’albergo e ai relativi clienti un trattamento migliore di quello riservato al figlio.

Dopo aver assaggiato l’euforia della Grande Mela, Elliot si trova così nuovamente immerso nella grigia realtà natale, dove il cinismo, la solitudine, l’avidità e l’egoismo la fanno da padroni.

Cosa può salvare El Monaco, ovvero Elliot da una vita segnata dalla repressione e dalla tirannia di una madre scampata solo fisicamente alla spietatezza dei lager? Solo un miracolo. Per questo Elliot tenta e riesce nell’impossibile impresa di portare direttamente in casa tutto il meglio dell’universo hippie, appoggiandosi a Michael Lang, produttore musicale capace di organizzare un concerto che attirerà mezzo milione di persone.

Otterrà ricchezza economica e anche umana, convertendo se stesso e i genitori ad un insperato amore per la vita.

Estate 1969: Ang Lee ci mostra un mondo stilizzato, in cui si contrappongono nettamente due poli. Quello negativo è costituito dalla guerra del Vietnam, porta violenza, morte, divieti e gravi turbamenti psichici (ne è vittima per eccellenza il personaggio di Billy, militare in congedo) ed entra in tutte le famiglie americane attraverso i giornali e la televisione. Il polo positivo, invece, è fatto di amore, libertà, vita ed estasi e trova il suo epicentro proprio dietro la collina a due passi dal motel, dove si sono radunati mezzo milione di giovani desiderosi di portare la pace e la fratellanza nel mondo. “Forse il centro dell’universo è proprio dentro di te”, vaticina una ragazza ad Elliot, il quale, poco dopo, sotto l’effetto di un acido che è il pretesto per una superba scena visionaria, vede il concerto di Woodstock come un agglomerato di luminose energie positive. In una periferia fino a quel momento insopportabilmente mediocre, appare di colpo la bellezza.

Ang Lee tratta dunque grandi temi e acute riflessioni sociologiche che avrebbero potuto sostenere un dramma noioso e pedante e, invece, alimentano una commedia esilarante, capace di intrattenere il pubblico. Scelta azzeccata per un film che vuole recuperare lo slancio vitale hippie e comunicarlo allo spettatore di oggi. Intento raggiunto con sorprendente efficacia. Impossibile uscire dalla sala senza un sorriso sulle labbra.

Promozione piena per Ang Lee e per l’intero cast, condotto ottimamente.

 

La scheda


Titolo originale: Taking Woodstock
Genere: Commedia
Cinema Premiere: 09/10/2009
Paese di produzione: Stati Uniti
Diretto da: Ang Lee
Cast: Liev Schreiber , Jeffrey Dean Morgan , Emile Hirsch , Dan Fogler , Paul Dano
Durata del film: 110 min
Anno di produzione: 2009

Trama in breve: film racconta la storia di Tiber, un uomo comune che gestiva assieme ai genitori un motel, tenendo nascosta la propria omosessualità. Tiber fu l"uomo che riuscì a trovare il luogo adatto e le licenze necessarie per dar vita ad uno degli eventi che hanno segnato la storia della musica, del costume e non solo, il Festival di Woodstock. Il film sarà incentrato sugli anni precedenti al festival, nel mezzo dei moti di Stonewall che segnarono profondamente il movimento LGBT.

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