Venerdì, 04 Settembre 2009 01:28

Segnali dal futuro - Recensione

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K-023511959, i ragazzini di una classe delle elementari disegnano come immaginano il futuro fra 50 anni e affidano i fogli colorati a una “time capsule”, un pillolone d’acciaio che verrà sotterrato nel piazzale della scuola. 2009, il contenitore viene riesumato in una festosa cerimonia e gli alunni della scuola ricevono i disegni dei loro colleghi ormai sessantenni. Chi trova un’astronave, chi un paesaggio, Caleb è un po’ sfortunato e si becca una bella serie di numeri che ricopre completamene il foglio. Ma Caleb è il figlio del protagonista ed è orfano di madre, quindi, come nella migliore tradizione hollywoodiana, non può che essere intelligente, riflessivo e introverso, così immagina subito che quei numeri possano essere una sorta di indovinello matematico e decide di portarsi il foglio a casa per provare a risolverlo. Il padre è un astrofisico del MIT ed essendo vedovo, come nella migliore tradizione hollywodiana, non può che essere costantemente malmostoso, iperprotettivo, a volte assente e con problemi di etilismo. Il fatto di essersi scolato mezza bottiglia di whisky, comunque, non gli impedirà di trovare nel mucchio di numeri la sequenza 9112001, che non potrà che ricollegare immediatamente all’attacco alle torri gemelle. Da qui a decifrare il codice, che elenca la serie di catastrofi avvenute negli ultimi cinquant’anni, seguite dal computo dei morti e da altre cifre misteriose il passo è breve: un paio di click su Google. Inevitabilmente il foglio contiene anche qualche data in un futuro prossimo e ora sta al nostro astrofisico decidere come affrontare il problema…

Secondo i produttori del film questa pellicola vuole essere un argomento di discussione, il pubblico deve uscire dalla sala con tante idee, tanti argomenti di cui, dopo la visione di “Segnali dal futuro”, avrà voglia di parlare. Non è da escludere: sono molti i temi che il film cerca di affrontare: il confronto scienza – fede, caso – determinismo, l'origine della vita, la fine del mondo, la paternità, le seconde possibilità, la vita fuori dalla Terra… e sono tutti ottimi argomenti di discussione. Peccato che siano solo accennati. “Segnali dal futuro” affronta questi argomenti in modo piuttosto superficiale senza offrire una visione delle cose che si discosti da quella che già descritta da molti altri film del genere.

La regia di Alex Proyas è nel complesso piacevole: come nel suo Il corvo riesce costruire atmosfere cupe che amplificano le emozioni dei personaggi, l’azione e il ritmo sono serrati, gli eventi catastrofici ricostruiti al dettaglio proiettano lo spettatore al centro del caos. Il problema è, forse, nella sceneggiatura. Elaborata dallo scrittore americano Ryne Douglas Pearson circa otto annifa, in origine aveva un livello più intimo, mentre in fase di produzione è stata rimaneggiata dal regista per conferirle un aspetto più epico e spettacolare, rimanendo comunque abbastanza vicina alla trama originale (tranne che per il finale). Il risultato di questa operazione non sembra però ben riuscito: la storia presenta alcuni buchi evidenti, approssimazioni eccessive e una banalità diffusa. Neanche Nicolas Cage sembra riuscire ad emergere dalla piattezza dando un po' di spessore al suo personaggio, che non sembra abbastanza credibile per supportare tutto il peso del film, che proprio su di lui è incentrato. Speriamo che il doppiaggio italiano riesca a donargli un po' di espressività in più...

doppioschermo

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